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FESTA NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA 2015 - FIRENZE - LUNGARNO ALDO MORO 3

IL MANIFESTO

il manifesto

IL PROGRAMMA

Domenica 13
Ore 11/16
Assemblea Nazionale dei segretari e delle segretarie di circolo, federazione e regionali.
Per scaricare il programma completo batti su questa scritta

IL LUOGO

il luogo

RIFONDAZIONE COMUNISTA è a BRESCIA con due ingressi: in VIA CASSALA 34 (ingresso uffici) e in VIA ERITREA 20 (ingresso Sala incontri)

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CONTATTACI: rifondazionebrescia@gmail.com telefono-0302411021 fax-0303736420

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mercoledì 3 febbraio 2016

Sgomberato il Centro Sociale Zanzanù - Continua la repressione sistematica di ogni esperienza "fuori mercato"

COMUNICATO STAMPA

dal sito di radio onda d'urto

Ancora una volta una amministrazione del Partito Democratico mostra di non essere in nulla diversa da una amministrazione di centro-destra, in particolare quando si tratta di mostrare la più totale chiusura ed intransigenza di fronte alla richiesta di pratiche sociali inclusive ed aperte al protagonismo giovanile, ed anche non giovanile. È emblematico che a distanza di pochi mesi eventi fotocopia si siano succeduti sui due laghi che segnano il confine occidentale e quello orientale della nostra provincia. Infatti è utile ricordare che nel gennaio dell'anno scorso l'amministrazione di centro-destra di Pisogne guidata dal maschio Invernici sgomberava con una imponente operazione di polizia un edificio di proprietà comunale occupato da giovani di un gruppo di animazione cultural-politica operante da tempo in paese e nel territorio della bassa Valle Camonica. La stessa cosa è ora avvenuta a Desenzano ad opera di una sindaca del gentil sesso, Rosa Leso, nei confronti di un edificio di proprietà comunale adibito a ristorazione sul lungolago, da tempo abbandonato all'incuria dopo la cessazione dell'attività a causa della crisi. Siamo stati dunque facili profeti, quando un mese fa scrivevamo:

Con l'avvicinarsi della fine del periodo festivo si fa sempre più concreta l'ipotesi di uno sgombero coatto del centro sociale Zanzanù di Desenzano.
Se ciò avvenisse sarebbe l'ennesimo sfregio ad una democrazia sempre più relegata ad esercizio verbale spesso strumentale e a pratica marginale
Anche a Desenzano è dunque prevalsa la volontà di stroncare la legittima “ricerca di forme di socialità aperta, che rompano il muro individualista con forme di confronto e agire collettivo, che puntino a ricreare un senso di comunità del quale da troppo tempo si sente la mancanza nei nostri territori; è legittimo riproporre ai giovani e a tutti i cittadini una pratica originale, agita con modalità più vicine al loro sentire e al loro modo di essere di partecipazione attiva alla quotidianità dei loro luoghi di vita”, come scrivevamo sempre nello stesso comunicato stampa.
A noi sembra che questo cieco modo di procedere non faccia altro che esacerbare la situazione di disagio, di solitudine, di abbandono, che una società sempre più retta sui principi del puro mercato continua a coltivare, con conseguenze devastanti sulla generale convivenza civile.
È ORA DI CAMBIARE STRADA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
SOLIDARIETÀ AI RAGAZZI DEL ZANZANÙ

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA


FEDERAZIONE DI BRESCIA

lunedì 1 febbraio 2016

Rifondazione lancia la campagna per il tesseramento 2016

TESSERAMENTO PRC-SE 2016 E CAMPAGNA POLITICA
I S0LDI CI SONO”. SI PARTE!
ai/alle segretari/e regionali Prc-Se
ai/alle segretari/e provinciali Prc-Se
p.c. ai/alle segretari/e di Circolo Prc-Se
Car@ compgn@
quest’anno cerchiamo di partire col piede giusto per quanto riguarda la campagna di tesseramento 2016 e la raccolta di nuove adesioni al nostro partito. Innanzitutto avendo maggiore fiducia in noi stessi e nelle nostre possibilità. Il 2015è stato l’anno in cui siamo tornati a fare una festa nazionale, in cui abbiamo raccolto oltre 46 mila sottoscrizioni del 2xmille a favore del nostro partito, in cui abbiamo registrato una partecipazione più che doppia alla consultazione sul rilancio del partito e sull’unità della sinistra, rispetto alla consultazione di due anni prima. E’ stato l’anno di un aumento del numero delle tessere prepagate. Sono tutti risultati che esprimono una controtendenza. Non tutt@ credevano che fosse possibile.
Possiamo tradurre una parte di questi e altri risultati in un allargamento della nostra base di iscritt@ e di militanti? Noi pensiamo che sia possibile e necessario lavorare a quest’obiettivo purché si parta per tempo, anzi subito, e si torni a prestare la necessaria attenzione al lavoro di motivazione, di coinvolgimento, di ripresa di contatti, di proiezione esterna. Senza nascondere i problemi che ci sono, così come senza chiusure settarie, senza separatismi, dobbiamo intraprendere un’azione di recupero del senso della militanza e del partito. Impegniamoci tutt@ e da subito in questo senso consapevoli che per costruire un soggetto unitario della Sinistra degno di questo nome serve un forte partito della Rifondazione Comunista.
Al fine di dare impulso alla campagna di tesseramento 2016, si è deciso, come direzione nazionale del partito, di impegnare tutte le strutture territoriali a una settimana di iniziative varie da tenersi nel periodo che va dall’8 al 14 febbraio. Una settimana in cui concentrare il grosso delle iniziative (feste del tesseramento, incontri pubblici, allestimento di banchetti, gazebo in luoghi pubblici, ecc).
Al di là di prendere contatto con le nostre e i nostri compagn@ bisogna aprire questa campagna all’esterno, dare a essa un’impronta politica, di senso del progetto politico e di utilità dell’agire sociale e politico di Rifondazione Comunista. Per questo sono importanti incontri pubblici di discussione sui compiti nuovi della politica, sull’attualità di una forza comunista e, insieme, sulla necessità alla costruzione dell’unità della sinistra antiliberista.
Apertura della campagna di tesseramento all’esterno significa anche adoprarsi per fare ripartire in maniera capillare, sistematica, la campagna contro le politiche di austerità “i soldi ci sono” con banchetti e volantinaggi nelle piazze, nei mercati, nei luoghi di lavoro. Le questioni sociali, quelle che riguardano le condizioni di vita e lavorative delle persone in carne ed ossa, vanno rimesse al centro del nostro stesso lavoro di ripresa e di motivazione politica. Per preparare al meglio questa fase d’impegno proponiamo la convocazione dei Comitati regionali (i compagni della segreteria nazionale si rendono disponibili alla presenza in questi Comitati) e successivamente dei Comitati federali.
Infine, è nostro proposito uscire al più presto con un notiziario dedicato all’organizzazione e alla vita di partito da inviare a tutt@ le/gli iscritt@. Per non fare un lavoro a vuoto le federazioni devono garantire il riordino degli indirizzari mail delle/degli iscritt@ da inviare esclusivamente al seguente indirizzo di posta elettronica: indirizziprc@rifondazione.it . Vi chiediamo di farlo entro fine gennaio!
Ultima annotazione. I regionali che non l’hanno ancora fatto sono tenuti a ritirare immediatamente le tessere e a provvedere alla loro distribuzione alle federazioni provinciali inviando richiesta e riscontro del versamento tramite bonifico (5 euro ogni tessera), specificando l’indirizzo cui spedire le tessere. Le richieste vanno inviate al seguente indirizzo: organizzazione.prc@rifondazione.it oppure contattando direttamente il tesoriere nazionale.
Fraterni saluti e buon lavoro.
Ezio Locatelli
segreteria nazionale – responsabile organizzativo Prc-Se
Roma, 19 gennaio 2016



lunedì 25 gennaio 2016

Interventi iniziativa 8 gennaio cs 28 maggio - no guerra

Se 25 anni di guerra vi sembrano pochi
immagine-convocazione-assemblea

Si riporta qui l'indice ragionato degli interventi effettuati durante l'iniziativa tenuta al centro sociale 28 maggio di Rovato il giorno 8 gennaio 2016 in preparazione della manifestazione contro la guerra del 16 gennaio. Gli interventi sono riportati secondo l'ordine cronologico con il quale sono stati effettuati.

link filmato Giuseppe Corioni - Presentazione dell'iniziativa contro la guerra e l'austerità al Centro sociale 28 maggio di Rovato - 8 gennaio 2016

link filmato Dario Filippini - Introduzione della serata contro la guerra e contro l'austerità al centro sociale 28 maggio del 8 gennaio 2016: relatori Dino Greco e Giorgio Cremaschi. In preparazione della manifestazione di Milano del 16 gennaio 2016 "se 25 anni di guerra vi sembrano pochi"

link filmato Giorgio Cremaschi - Prima relazione di Giorgio Cremaschi 25 anni di guerra centro sociale 28 maggio 8 gennaio 2016 - politiche di guerra e politiche economiche: percorsi paralleli che si incontrano sempre di più - intellettuali e economisti di servizio - adattamento della sinistra - irriformabilità del sistema - difficoltà anche dei movimenti - non c'è spazio per il riformismo

link filmato Dino Greco - La sensazione di impotenza genera inerzia ed individualismo - repressione e manipolazione - deriva culturale della sinistra italiana - menzogna sistematica - terrorismo e stato di emergenza: la democrazia muore tra fragorosi applausi - alla radice di guerra, finanziarizzazione, aumento dello sfruttamento la caduta tendenziale del saggio di profitto - illusione la modifica dei trattati europei senza cambiare i rapporti di proprietà: Oskar Lafontaine - Giorgio Napolitano: tragedia e farsa del riformismo

link filmato Lamberto Lombardi - PCDI - Comitato no guerra no nato - Stato di guerra perenne: no all'equidistanza - Distinguere tra un aggressore e un aggredito - Kim Jong-un, Assad, Putin - Donbass - La pace è un progetto politico - Stati Uniti e BRICS non hanno lo stesso progetto politico

link filmato Cristian Bodei - CARC - 8 gennaio 2015 - Eurostop - Capitale e guerra - Esperienze effimere di movimento - dal governo al potere col sostegno popolare - la prospettiva di unificazione con obiettivo il governo per ricostruire il paese

link filmato Attilio Zinelli - Segreteria Prc Brescia - comunismo caduto da sé? - la guerra del Vietnam - i colpi di stato in Cile e in America Latina - la teoria del primo colpo nucleare - la violenza alla base del liberismo - la guerra mondiale a pezzetti - debolezza culturale: i rivoluzionari del '68 alfieri del capitalismo - dal socialismo scientifico a Popper

link filmato Flavio Guidi - Sinistra Anticapitalista - ISIS figlio non solo dell'Occidente - ondata islamico-fascista - l'esempio del partito socialista serbo nella prima guerra mondiale - contro tutti gli imperialismi - contro la geopolitica - contro tutti i tiranni

link filmato Anna Zinelli - sviante l'abuso fuori contesto di categorie storiche come "fascismo" - necessità circostanziali di alleanze spurie (resistenza italiana) - comunicare con una base più ampia della nostra - non cancellare la storia del comunismo

link filmato Giuseppe Corioni - Centro sociale 28 maggio - non inquadrato - approfittare della rara occasione per discutere - superare le contrapposizioni - presupposti per un conflitto mondiale generale - sicurezza contro libertà - coltivata la cultura della violenza

link filmato Dario Filippini - Rossa - un punto di vista alternativo - no nato - l'occidente ha creato mostri - la manifestazione si schiera contro la guerra sperando di allargare il seguito - democrazia costituzione antifascismo lotta di classe - nella NATO decide solo l'America

link filmato Dino Greco - Replica - Direzione nazionale Rifondazione Comunista - Rossana Rossanda contro Pietro Ingrao - giudizio storico sull'URSS - assimilazione spuria Russia-URSS - dal socialismo al capitalismo - disgregazione interna URSS - carenza di socializzazione del prodotto e del potere - Bertinotti dalla condanna di Popper alla condanna di Marx - rimozione del fondamento - rotta di collisione tra costituzione italiana e costituzione europea - supremazia del sociale contro supremazia del mercato - progetto politico europeo: accumulazione per espropriazione totale - la funzione reazionaria dell'euro: chi impugna il bastone dell'euro - la questione dell'attacco renziano alle banche: il finanziamento transnazionale fatto in borsa, non in banca

link filmato Lamberto Lombardi - Chiarimento - oggi non ci sono esempi di riferimento di socialismo realizzato - BRICS e campo occidentale - sbocchi possibili rispetto all'assenza di alternativa - equidistanza gradita agli aggressori - totale silenzio della sinistra italiana sul Donbass - ricostruita la società dell'esclusione sociale in Italia e nel mondo - Non abbiamo un pensiero autonomo

link filmato Giorgio Cremaschi - replica - cs 28 maggio - 08-01-2016 - storicizzare le differenze ed i giudizi - rifondazione è saltata sul rapporto col governo Prodi - ricostruire una politica - il problema è il capitalismo - contro la guerra: Vietnam ed oggi - non accantonare come fascismo il senso della rivalsa musulmana, al di là dell'orrore per l'ISIS e per l'Arabia Saudita - la gran parte della "sinistra" complice dell'Occidente e dei suoi bombardamenti - ognuno fa i conti col nemico in casa sua - i BRICS erano sponda realistica possibile per la Grecia - l'URSS non era capitalismo di stato - in Italia monopolio mediatico di scontri tra destre - sta maturando il nostro fascismo - necessità di rottura - procedere per tappe

mercoledì 13 gennaio 2016

Sabato 16 gennaio 2016 - ore 15.00 - tutti a Piazza San Babila a Milano

A tutti gli uomini e le donne che  rifiutano la guerra,  gli interventi militari italiani, il mercato delle armi


Il 16 gennaio 2016 saranno esattamente 25 anni dai primi bombardamenti USA nella prima guerra d’Iraq, con i quali si è dato avvio alla terza guerra mondiale a pezzi. La guerra non è la risposta al terrorismo, che invece alimenta, ma viene generata da sporchi interessi per sporchi affari, dallo scontro sulle fonti energetiche, dai conflitti di potenza, dalla vendita di armi. Tutto questo mentre dilagano e si accrescono ingiustizia sociale, miseria, fame, malattie, disastri ecologici di portata planetaria, neocolonialismo, fanatismo e terrorismo di stato. Dopo 25 anni di disastri sarebbe ragionevole dire basta, invece dopo le stragi terroriste di Parigi tutta l’Europa è in preda ad una furia bellicista che porterà solo nuovi danni e nuovi lutti. Questa volta, inoltre, la guerra si intreccia sempre di più con misure autoritarie e liberticide che colpiscono al cuore le democrazie europee. La guerra è alimentata da uno spirito securitario e xenofobo che colpisce i migranti assieme ad ogni forma di dissenso e conflittualità sociale.
Per queste ragioni il 16 gennaio ci sembra la data giusta per ricominciare a manifestare, affermando: 

SE 25 ANNI DI GUERRA VI SEMBRAN POCHI ... BASTA GUERRA!

Ci troviamo alle ore 13 davanti alla Stazione dei treni di Brescia per prendere il regionale delle 13.25 per Milano che ferma a Rovato alle ore 13.34, qui saliranno i compagni della Franciacorta. A Milano Centrale con la metropolitana M 3 fermata Montenapoleone e qualche minuto a piedi arriveremo a  Piazza San Babila da dove parte il corteo alle ore 15.

Vi aspettiamo senza se e senza ma!

Qui sotto il comunicato di adesione della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista (http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=20898)


giovedì 7 gennaio 2016

Solidarietà al Zanzanù di Desenzano

COMUNICATO STAMPA

Il centro sociale Zanzanù non va sgomberato!
Con l'avvicinarsi della fine del periodo festivo si fa sempre più concreta l'ipotesi di uno sgombero coatto del centro sociale Zanzanù di Desenzano.
Se ciò avvenisse sarebbe l'ennesimo sfregio ad una democrazia sempre più relegata ad esercizio verbale spesso strumentale e a pratica marginale, agita ormai quasi solo fuori dagli ambiti istituzionali ormai attivi solo in riti di autoconservazione-autocelebrazione, distanti dalla realtà socio culturale che vorrebbero rappresentare.
Il diritto all'autorganizzazione con la possibilità di sperimentare forme di aggregazione, di pratiche sociali e culturali altre rispetto all'offerta stereotipata agita dalle "società dei mercanti".
A nostro avviso è legittima la ricerca di forme di socialità aperta, che rompano il muro individualista con forme di confronto e agire collettivo, che puntino a ricreare un senso di comunità del quale da troppo tempo si sente la mancanza nei nostri territori; è legittimo riproporre ai giovani e a tutti i cittadini una pratica originale, agita con modalità più vicine al loro sentire e al loro modo di essere di partecipazione attiva alla quotidianità dei loro luoghi di vita.
Ed è questo è ciò che propone a nostro giudizio l'esperienza del Zanzanù, questo è ciò che dovrebbe fare una politica al servizio dei cittadini.
Può darsi che non manchino limiti ed errori nel cammino di quest'esperienza.
Tuttavia noi crediamo che il diritto a sbagliare faccia parte del percorso pedagogico utile a favorire il processo di crescita e maturazione di una comunità.
Per tanto invitiamo i soloni della legalità ad intermittenza a guardare con più attenzione all'interno delle loro forme organizzate.
Scopriranno facilmente che ciò che invocano impropriamente per il centro sociale di Desenzano è stato ampiamente disatteso in tutte le loro sedi.
Sentenze per corruzione, abuso d'ufficio e irregolarità varie abbondano nei curriculum degli appartenenti ( attuali o ex) delle forze politiche che oggi chiedono a gran voce lo sgombero.
Per quel che ci riguarda sosteniamo e continueremo a sostenere quest'esperienza che a nostro giudizio deve poter continuare.
Al comune di Desenzano chiediamo di affrontare razionalmente la questione evitando di regalare al paese l'ennesimo stabile vuoto ed inutilizzato, accettando un confronto pubblico che punti ad una soluzione dei problemi eventualmente emersi nel rispetto delle esigenze degli occupanti.
Ne va della credibilità dell'amministrazione

Fiorenzo Bertocchi

lunedì 4 gennaio 2016

Due iniziative del Comitato acqua bresciano in gennaio

Come diventa sempre più senso comune nella sinistra di alternativa - che però sembra incapace di trarne le dovute conseguenza - la privatizzazione dei servizi è una pura truffa per estrarre plusvalore da ogni e qualsiasi attività umana. Plusvalore che finisce in mano all'un per cento della popolazione mondiale che ha dichiarato la guerra totale di classe contro il restante novantanove per cento.
La prima iniziativa è la seguente:

Martedì 12 gennaio ore 20.30 SalonePiamarta Via S. Faustino 70, Brescia

Giampiero Carotti,
Comitato Acqua Pubblica
Cremona
Mariano Mazzacani,
Comitato Acqua Pubblica
Brescia


La seconda è questa:

Brescia sceglie la privatizzazione:
calpestato il voto referendario dei cittadini bresciani


GIOVEDÌ 21 GENNAIO 2016, ORE 20.30
Oratorio di S. Maria in Silva
Via Sardegna 24 - Brescia


Interverranno:
RICCARDO PETRELLA
Presidente IERPE - Istituto europeo di ricerca sulla politica dell’acqua, Bruxelles
REMO VALSECCHI
Forum nazionale dei movimenti per l'acqua pubblica, Comitato Acqua bene comune, Lecco


Acqua: tra gestioni pubbliche europee e privatizzazioni locali



Comitato No guerra No NATO - manifestazione 16 gennaio

Riportiamo il comunicato di NO GUERRA - NO NATO a sostegno della manifestazione del 16 gennaio contro la guerra

— Venticinque anni fa, nelle prime ore del 17 gennaio 1991, iniziava nel Golfo Persico l’operazione «Tempesta del deserto», la guerra contro l’Iraq che apriva la fase storica che stiamo vivendo.
Questa guerra, preparata e provocata da Washington, veniva lanciata nel momento in cui, dopo il crollo del Muro di Berlino, stavano per dissolversi il Patto di Varsavia e la stessa Unione Sovietica. Approfittando della crisi del campo avversario, gli Stati Uniti rafforzavano con la guerra la loro presenza militare e influenza politica nell’area strategica del Golfo.
La coalizione occidentale, formata da Washington, inviava nel Golfo una forza di 750 mila uomini, di cui il 70 % statunitensi, agli ordini di un generale Usa. Per 43 giorni, l’aviazione statunitense e alleata effettuava, con 2800 aerei, oltre 110 mila sortite, sganciando 250 mila bombe, tra cui quelle a grappolo che rilasciavano oltre 10 milioni di submunizioni. Partecipavano ai bombardamenti, insieme a quelle statunitensi, forze aeree e navali britanniche, francesi, italiane, greche, spagnole, portoghesi, belghe, olandesi, danesi, norvegesi e canadesi. Il 23 febbraio le truppe della coalizione, lanciavano l’offensiva terrestre. Essa terminava il 28 febbraio con un «cessate-il-fuoco temporaneo» proclamato dal presidente Bush.
La guerra del Golfo fu la prima guerra a cui partecipava, sotto comando Usa, la Repubblica italiana, violando l’articolo 11, uno dei principi fondamentali della propria Costituzione. I caccia Tornado dell’aeronautica italiana effettuarono 226 sortite, bombardando gli obiettivi indicati dal comando statunitense.
Nessuno sa con esattezza quanti furono i morti iracheni nella guerra del 1991: sicuramente centinaia di migliaia, per circa la metà civili. Alla guerra seguiva l’embargo, che provocava nella popolazione più vittime della guerra: oltre un milione, tra cui circa la metà bambini.
Subito dopo la guerra del Golfo, gli Stati Uniti lanciavano ad avversari e alleati un inequivocabile messaggio: «Gli Stati Uniti rimangono il solo Stato con una forza, una portata e un'influenza in ogni dimensione – politica, economica e militare – realmente globali. Non esiste alcun sostituto alla leadership americana» (Strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, agosto 1991).
La Nato, pur non partecipando ufficialmente, in quanto tale, alla quella guerra, mise a disposizione le sue forze e le sue strutture. Pochi mesi dopo, nel novembre 1991, il Consiglio Atlantico varava, sulla base della guerra del Golfo, il «nuovo concetto strategico dell'Alleanza». Nello stesso anno in Italia veniva varato il «nuovo modello di difesa» che, stravolgendo nuovamente la Costituzione, indicava quale missione delle forze armate «la tutela degli interessi nazionali ovunque sia necessario».
Nasceva così la strategia che ha guidato le successive guerre sotto comando Usa – contro la Jugoslavia nel 1999, l’Afghanistan nel 2001, l’Iraq nel 2003, la Libia nel 2011, la Siria dal 2013 – accompagnate nello stesso quadro strategico dalle guerre di Israele contro il Libano e Gaza, della Turchia contro i curdi del Pkk, dell’Arabia Saudita contro lo Yemen, dalla formazione dell’Isis e altri gruppi terroristi funzionali alla strategia Usa/Nato, dall’uso di forze neonaziste per il colpo di stato in Ucraina funzionale alla nuova guerra fredda e al rilancio della corsa agli armamenti nucleari.
Su tale sfondo il Comitato No Guerra No Nato ricorda la guerra del Golfo di 25 anni fa, nel massimo spirito unitario e allo stesso tempo nella massima chiarezza sul significato di tale ricorrenza, chiamando a intensificare la campagna per l’uscita dell’Italia dalla Nato, per una Italia sovrana e neutrale, per la formazione del più ampio fronte interno e internazionale contro il sistema di guerra, per la piena sovranità e indipendenza dei popoli.
Noi non mettiamo tutti sullo stesso piano. Questa guerra viene dall’Occidente. Il terrorismo viene dall’Occidente. La crisi mondiale viene dall’Occidente.
Tutti coloro che hanno firmato l’appello di questo comitato, e che ne condividono l’analisi e gli scopi, sono invitati a partecipare alla manifestazione romana del 16, e alle manifestazioni che verranno realizzate nei centri minori di ogni parte d’Italia, con queste precise posizioni. Noi chiediamo a tutti i cittadini italiani di unirsi a noi nella richiesta di un’Italia neutrale.
Comitato No Guerra No Nato

domenica 3 gennaio 2016

Iniziativa contro la guerra e contro l'austerità - Centro Sociale 28 maggio venerdì 8 gennaio

Il filosofo Kant, parlando molto all'ingrosso, pensava che il nostro bisogno di credere che l'erba abbia lo scopo di nutrire gli animali erbivori ci serva solo per mettere ordine fra le cose, senza che questa idea abbia un valore reale.
Tanto meno si può pretendere che sia vero che Bush junior abbia fatto minare le torri gemelle per dichiarare la sua guerra infinita al mondo.
E ancor meno si può pretendere che sia vero che il caccia russo abbattuto dai turchi fosse in realtà una provocazione gestita direttamente dai servizi segreti americani presenti in Turchia in quanto paese della NATO.
Però, quando si sente l'ineffabile Luttwack, rappresentante ufficioso di un tendenza radicata in gruppi che contano in America e nel mondo, rivendicare come "un buon affare" la creazione di Al Queda in Afganistan da parte americana, perché qui starebbe il segreto della caduta dell'URSS, dando quindi per scontato che Al Queda sia stata generata, o per lo meno cogenerata, dal capace ventre americano;
e quando, nel corso della stessa trasmissione, emette il vaticinio, quasi una fatwa, che l'interesse dell'Occidente è quello di generare una nuova guerra generale tra sciiti e sunniti, e poi si assiste alla esecuzione della condanna a morte di un Imam sciita, annunciata in modo spettacolare dal governo dell'Arabia Saudita, alleato di ferro degli Stati Uniti, ebbene, bisogna fare un grande sforzo per respingere la sensazione di trovarsi di fronte a eventi finalizzati.
Meglio abbandonare queste fantasie e stare ai fatti.
Per negare che sia in corso uno scontro mondiale che si avvicina sempre più ad una resa dei conti bisogna proprio essere preda di una negazione patologica del principio di realtà. Anche se, ai primordi di questo scontro esplicito, nel 2003, nel mondo intero si mosse un imponente movimento per la pace, mentre ora che la guerra si avvicina sempre più, tutti sembrano preda di un sonno indotto.
Per scuoterci da questo sonno si sta organizzando una manifestazione nazionale il 16 gennaio prossimo, con due cortei, uno a Roma ed uno a Milano.
In preparazione di questo appuntamento

Venerdi 8 gennaio alle ore 21
presso il Centro Sociale 28 maggio
Rovato via Europa 54

iniziativa contro la GUERRA e L’AUSTERITA’.

Interverranno:

GIORGIO CREMASCHI,
DAFNE ANASTASI
DINO GRECO


A tutte le organizzazioni che rifiutano la guerra, gli interventi militari del governo italiano, Il mercato delle armi.

Carissime carissimi,

Il 16 gennaio 2016 saranno esattamente 25 anni dai primi bombardamenti USA nella prima guerra d’Iraq, con i quali si è dato avvio a quella terza guerra mondiale a pezzi di cui ha parlato Papa Francesco. Questa guerra giustificata per ripristinare il diritto e combattere il terrorismo si è invece alimentata di se stessa trascinando tutto il mondo in un piano inclinato che non pare avere fine. La guerra non è la risposta al terrorismo, ma lo alimenta, come gli sporchi affari, i conflitti di potenza, la vendita delle armi che fanno crescere i conflitti su se stessi.

Dopo 25 anni di disastri della guerra sarebbe ragionevole dire basta, invece dopo le stragi terroriste di Parigi tutta l’Europa è in preda ad una furia bellicista che porterà solo nuovi danni e nuovi lutti.

Questa volta, inoltre, la guerra si intreccia sempre di più con misure autoritarie e liberticide che colpiscono al cuore le democrazie europee, prima fra tutte la decisione del governo francese di decretare lo stato d’emergenza e di pretendere la revisione autoritaria della Costituzione, misure che rischiano di fare ai popoli europei danni come il terrorismo. La guerra è alimentata da uno spirito securitario e xenofobo che colpisce i migranti assieme ad ogni forma di dissenso e conflittualità sociale.

Per queste ragioni nella prima assemblea comune delle persone e delle organizzazioni che hanno sottoscritto la PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP abbiamo deciso di mobilitarci contro la guerra, chiunque la faccia e quale che sia la motivazione nel farla. Il 16 gennaio ci sembra la data giusta per ricominciare a manifestare, affermando: SE 25 ANNI DI GUERRA VI SEMBRAN POCHI….BASTA GUERRA.

Vorremmo fare del 16 gennaio un appuntamento comune di mobilitazione di tutte le forze autenticamente e rigorosamente contro la guerra. Anche se su altri temi ci possono essere e ci sono valutazioni e proposte diverse, pensiamo che chi è davvero contro la guerra dovrebbe manifestare comunque assieme.

Per questo proponiamo che il 16 gennaio sia una giornata di mobilitazione di tutti coloro che, lo ripetiamo, rifiutano comunque la guerra ed il coinvolgimento dell’Italia in essa. Questa mobilitazione può avvenire in iniziative comuni, che noi proponiamo in particolare a Roma e Milano, ma anche con iniziative differenziate e solidali tra loro , l’importante è far sentire forte la voce di chi, dopo 25 anni, dice basta.

Sulle modalità di organizzazione della mobilitazione in modo che tutto il pluralismo della mobilitazione sia rappresentato, siamo interessati a confrontarci quanto prima, non abbiamo alcun interesse a definire supremazie su un tema così importante. Naturalmente la data non è modificabile, non per nostra scelta, ma per il significato storico e politico del 16 gennaio 1991.

In attesa di sentirci e misurarci sull’organizzazione pratica della proposta vi inviamo un caloroso saluto.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLA PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP

Primi firmatari

Nicoletta Dosio, Alberto Perino, Bianca Riva, Silvano Giai, Pierluigi Richetto, Mauro Rubella, Ezio Bertok, Maria Chiara Giorno, Pietro Claudio Giorno, Marisa Ghiano, Paolo Miletto, Luigi Robaldo, Isabella Marangon, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Tomaselli, Sergio Bonetto, Italo Di Sabato, Marco Ferrando, Franco Grisolia, Valerio Evangelisti, Antonio Distasi, Loretta Mussi, Fulvio Perini, Danilo Ruggieri, Manuela Palermi, Ernesto Screpanti, Nella Ginatempo, Ezio Gallori, Fabio Frati , Stefano Zai, Gianpietro Simonetto, Beppe Corioni, Emiddia Papi , Mauro Casadio, Aldo Romaro, Paola Palmieri, Francesco Olivo, Michele Franco, Sergio Cararo, Luigi Marinelli, Franco Russo, Ugo Boghetta, Sandro Targetti, Fausto Sorini, Bruno Steri, Leonardo Mazzei, Francesco Piccioni, Marco Santopadre, Pasquale Vecchiarelli, Selena Difrancescantonio, Giovanni Bacciardi, Vasapollo Luciano, Valter Lorenzi, Antonio Allegra, Dino Greco, Moreno Pasquinelli, Guido Lutrario, Roberto Sassi, Luca Cangemi, Loretta Napoleoni, Gualtiero Alunni, Anastasi Dafne, Nico Vox, Carlo Formenti, Dario Filippini, Antonella Stirati, Maria Pia Zanni, Lorenzo Giustolisi, Sabino Derazza, Enzo Miccoli, Mauro Gemma, Mauro Puliani, Giordano Sivini, Bruno Leopoldo, Simone Grecu, Alessandra Perrotta, Alfredo Ciano, Michele De Luisi, Alessandra Ciattini, Porta Giovanni, Loredana Signorile, Mara Manzari, Angela Donati, Roberto Vallocchia, Francesco Valerio Della Croce, Stojan Spetic, Giorgio Langella, Antonio Bertuccelli, Mauro Tedesco, Oreste Della Posta, Federico Fornasari, Isabella Ceruti, Chiara Ferronato, Andrea marmocchia, El Mouttaqi Fatima, Pina Todisco, Vada Paola, Cafagna Elena, Fabio Bencivenni, Nieddu Franceschino, Francesca Fabbri, Riccardo Rinaldi, Lorenzo Piccinini, Alberto Pacelli, Marcello Lenzi, Paolo Paolacci,

Prime organizzazioni firmatarie


Movimento NO TAV, Piattaforma Sociale Eurostop, Unione sindacale di Base, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, Mira Mondo, Ross@, CSO Ricomincio dal Faro Roma , Campagna Noi Restiamo, Fronte Popolare, Noi Saremo Tutto, City Strike Genova NST, Collettivo Putilov Firenze, Collettivo Economia La Sapienza, CSOA Spartaco Roma, CSOA Corto Circuito Roma, Rete No War, Economia per i Cittadini, Contropiano, Partito Comunista d’Italia - Fed Roma, Frosinone, Veneto, Coordinamento Sinistra contro l’Euro, Movimento popolare di liberazione, Rete dei Comunisti, Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista, Partito Comunista dei Lavoratori, Comitato Difesa Sociale Cesena, Partito Umanista, Comitato NO GUERRA NO NATO, Rifondazione comunista Molfetta, Movimento Essere Sinistra, Coord. Naz. per la Jugoslavia, Piattaforma Comunista, Collettivo Comunista (marxista-leninista) di Nuoro, Collettivo Comunista Veneto Orientale, Cobas ASL RM/D Roma,

a cura di webmaster

Diritto alla salute e sanità integrativa

La federazione provinciale di Rifondazione Comunista di Brescia ha già organizzato tre incontri su questo tema, in particolare connessione con la "riforma" di Maroni della sanità lombarda, approvata dal Consiglio Regionale nella notte tra il 5 e il 6 agosto della estate scorsa.
Tale riforma si inserisce perfettamente nell'offensiva "liberista" (libere volpi in libero pollaio), che dai massimi sistemi, capitalismo - socialismo - comunismo, con l'eliminazione del secondo e del terzo termine, deborda in tutti i campi, dalla guerra mondiale a pezzetti al nostro diritto alla sanità. Comunichiamo pertanto questa iniziativa di Medicina democratica alla quale invitiamo a partecipare; anche se nella stessa giornata, sempre a Milano, è prevista una iniziativa contro la guerra e contro la NATO.

INVITO ALL'INCONTRO ORGANIZZATO DA MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS A MILANO IL 16 GENNAIO 2016 - PARTECIPAZIONE GRATUITA.

http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=3029

MILANO SABATO 16 GENNAIO 2016 – CONVEGNO PUBBLICO-TAVOLA ROTONDA: DIRITTO ALLA SALUTE E SANITA’ INTEGRATIVA

Siamo convinti che in questi ultimi anni si stia mettendo progressivamente in crisi il diritto alla salute. Negli ultimi mesi abbiamo visto prendere misure di tagli (con o senza spending review) al finanziamento del servizio sanitario nazionale e altre misure volte al controllo delle prescrizioni mediche. Non solo ma vengono stabilite limitazioni al diritto di ricevere prestazioni e servizi per le categorie più deboli (anziani cronici, disabili gravi, malati mentali, tossicodipendenti).
Mentre il Servizio Sanitario Nazionale si ritira, vengono proposte polizze assicurative, servizi privati sanitari low cost, più in generale si sta spingendo i cittadini verso la sanità integrativa, anche tramite accordi sindacali. Tutto ciò tradisce lo spirito e la lettera della Costituzione e ribalta i principi della legge istitutiva del Servizi Sanitario Nazionale del 1978.
Vogliamo discutere per capire, ma anche per opporci, quindi per affermare la necessità di mantenere e sostenere un servizio sanitario pubblico efficace, basato sulla prevenzione, con le fondamentali caratteristiche, dell’universalità, la gratuità e la partecipazione.

L’appuntamento è per il
16 gennaio alle ore 9,30 (fino alle 14)
presso la Casa delle Associazioni del Comune di Milano
via Marsala 8 (MM linea 2 Moscova)

Interverranno:
prof. Giorgio Cosmacini – docente di storia della medicina e della Sanità dell’Università Vita e Pensiero:
“la nascita della sanità pubblica e la sua evoluzione ai giorni nostri”
prof. Piergiorgio Duca – docente di biometria e statistica medica Università di Milano:
l’Università serve per la formazione di operatori sanitari e sociali preparati per affermare il diritto alla salute?”
Dott. Alberto Donzelli (esperto di sanità pubblica):
“dal mito della prestazione sanitaria alla sanità integrativa”
Aldo Gazzetti (esperto di sanità pubblica):
“..la sanità integrativa minaccia la copertura sanitaria di tipo universale (esempio spagna da universale ad assicurativa obbligatoria —–> modello francese e tedesco)? forme di copertura sostitutiva. Verranno invitati i sindacati per conoscere le ragioni delle richieste di sanità integrativa nei contratti di lavoro.

martedì 22 dicembre 2015

Obama tra califfi, sultani e giochi di guerra pericolosi e truccati

E Obama disse: Assad è «un dittatore che massacra il suo popolo», mentre per Erdogan ha ribadito di "sostenere il diritto della Turchia a difendersi".
Andrebbe proposto un super-nobel per la pace tutto per lui.
Per vedere il vero volto di Erdogan, accuratamente occultato dai nostri mass-media, leggi l'articolo qui sotto


Il Kurdistan turco è sottoposto ormai da mesi ad un feroce attacco da parte dello Stato turco. Carri armati per le strade, città assediate, quartieri bombardati e una scia di sangue che non smette di scorrere. Attraverso le dichiarazioni di coprifuoco, Erdogan sta compiendo una nuova pulizia etnica. 200.000 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case.
“Le montagne erano piene di morti, le valli erano scosse dalle urla delle persone, i fiumi scorrevano tinti di rosso del sangue”
Gonul Tepe, giornalista e politica Curda, sul genocidio di Dersim nel 1937
I numeri rilasciati in un dossier realizzato nei giorni scorso da TIHV (Human Rights
Foundation of Turkey) rendono perfettamente quanto di enormemente grave sta accadendo negli ultimi mesi nella regione del sud-est della Turchia (Kurdistan Bakur): oltre 50 dichiarazioni di coprifuoco a partire dal 16 di Agosto ad oggi, 17 città colpite, 7 distretti coinvolti, oltre 160 morti civili, di fatto 1 milione 300.000 persone costrette a vivere sotto assedio, la costante minaccia di essere uccisi, i diritti umani continuamente calpestati. ...leggi tutto...

E intanto la NATO manda navi ed aerei per "difendere la Turchia"

Su questa situazione pubblichiamo il comunicato della "Rete Kurdistan Italia"
In guerra la prima vittima è l’informazione. Se questo detto è vero, l’arte di rigirare le notizie in proprio favore è ben praticata dall’AKP, partito al governo in Turchia, e dallo Stato Maggiore militare, che nei suoi comunicati ufficiali pretende di aggiornare quotidianamente il numero dei “terroristi” del PKK uccisi nel corso delle operazioni militari: un giorno 24, un altro più di cento…senza mostrarne i corpi. Ma ai media occidentali – e purtroppo anche a molti siti di movimento – non serve verificare le notizie, copiate fino alle virgole: si distinguono ormai solo per il “tono” generale delle loro veline, chi ancora usa la locuzione “ribelli separatisti”, chi più raffinato aggiunge due righe per dire che con le attuali operazioni militari si è interrotto un processo negoziale in corso da due anni.
Ciò che è sicuramente vero è che ci sono dei morti: sono i civili curdi che vengono ogni giorno giustiziati da polizia e esercito turchi con l’impiego di tank, di cecchini che sparano a donne e bambini perfino all’interno delle loro case, a ragazzini che vengono abbattuti nelle strade perchè hanno osato scavare trincee per non far passare i carri armati dell’esercito e difendere così le proprie case e i propri cari. Sur, Cizre, Nusaybin, sono solo alcune delle località sottoposte a coprifuoco che hanno visto un impiego massiccio e continuato delle forze armate turche direttamente contro il popolo.

E’ una guerra sproporzionata, che vede una potenza militare fra le più armate al mondo da una parte, e un popolo armato solo della sua stessa volontà di difendersi e di autodeterminarsi mettendo in pratica l’autogoverno. Erdoğan negli scorsi giorni ha detto testualmente che avrebbe continuato le operazioni mlitari fino a “ripulire” le zone curde. Il co-presidente del partito HDP, Demirtaş, gli ha risposto che può pure venire a pulire le fogne!

Emine Ayna, co-presidente del Partito Democratico delle Regioni (DBP), ha dichiarato ın un’ıntervısta:”Lo stato turco conduce una guerra mirata contro la popolazione curda. Le dichiarazioni secondo le quali si tratta di operazioni contro il PKK servono a ingannare l’opinione pubblica. Erdogan si vendica dei curdi perché hanno portato a una perdita di potere dell‘AKP e ostacolano i piani di Erdogan di una dittatura presidenziale. Fino ad ora negli attacchi non è stato ucciso un solo combattente del PKK. Si lamentano invece dozzine di vittime civili. Mentre la vittima più giovane è un neonato di appena 35 giorni, sono state assassinate anche molte persone che avevano più di 80 anni. Centinaia di persone hanno riportato ferite gravissime.“

Persino Devlet Bahceli, il presidente dell’ultranazionalista MHP, noto per le sue dichiarazioni anti-curde, nell’ultima seduta del suo partito ha parlato di una pulizia etnica alla quale non è ancora stato dato un nome.

E l’Europa come risponde a tutto questo? Fornendo denaro e legittimità al governo AKP per bloccare il flusso di profughi in territorio turco! Se durante l’ascesa e il potere di Hitler molti fecero finta di non vedere, oggi Erdoğan può permettersi di rivendicare ad alta voce il perseguimento di una “pulizia etnica” contro i curdi mentre l’Europa gli fornisce apertamente soldi e sostegno.

Le menzogne sulla stampa e che circolano in rete sono parte della strategia di guerra! Non rendiamoci complici di un tale crimine, verifichiamo le fonti e leggiamo criticamente le notizie per non farci strumentalizzare anche inconsapevolmente. Una giusta informazione potrà condurre a iniziative politiche utili per mettere fine agli attacchi sproporzionati della Turchia contro i civili curdi!

giovedì 17 dicembre 2015

Sabato 19 dicembre - ore 14.30 - Presidio a Ghedi - Parcheggio fabbrica armi RWM

Renzi in Arabia Saudita

CONTRO OGNI GUERRA SENZA SE E SENZA MA!
FUORI DALLA NATO E DA TUTTI GLI ORGANISMI GUERRAFONDAI!
Noi, donne e uomini aderenti o non aderenti ad associazioni, partiti politici, sindacati


Noi rivendichiamo e sentiamo come nostri i morti delle vostre guerre; sono nostre tutte le vittime che voi, con i vostri saccheggi, avete prodotto.
Sentiamo come nostre le 130 vittime di Parigi così come sentiamo nostre le centinaia di migliaia vittime siriane, libanesi, palestinesi, kurde, irakene, yemenite, keniote, nigeriane, somale, e tutte le altre che voi con le vostre guerre avete causato.
Sono nostri i 23 mila morti che le vostre ottuse politiche di “difesa“ della fortezza Europa hanno fatto affogare nel Mediterraneo.
Vostre sono le guerre e le politiche imperialiste e di saccheggio che state combattendo, e quelle che avete in mente di scatenare.
Noi manifestiamo per dire che ci opporremo ai vostri disegni di guerra e che non ci faremo arruolare nei vostri eserciti.
Non permetteremo che quelle poche libertà che ci sono rimaste vengano ulteriormente compresse in nome dell’emergenza che volete usare per difendere i vostri privilegi.
Respingiamo la distinzione che fate fra profughi per motivi economici e profughi per motivi di guerra. Voi volete dividere i poveri della Terra per sfruttarli meglio.
Non saremo complici della vostra ipocrisia. Vogliamo che la nostra sia terra di pace e ponte fra le culture del Mediterraneo.
Decidiamo di dare continuità alle manifestazioni ed azioni contro le guerre, contro le basi militari, e, come prima urgenza, contro la fabbrica di bombe RWM di Ghedi-Domusnovas, che, con il beneplacito del Governo Italiano ed il colpevole silenzio della Giunta Regionale Sarda e del comune di Ghedi e della provincia di Brescia, vende le bombe all’Arabia Saudita (complice dell'ISIS) che le sgancia sulla popolazione dello Yemen, colpendo migliaia di civili tra cui moltissime vittime sono bambini. Chiediamo che venga interrotta immediatamente ogni collaborazione militare con i regimi che sono stati fino a poco tempo fa (e in certa misura sono ancora) complici dell'ISIS (innanzitutto Arabia Saudita, Qatar e Turchia). Per questo manifestiamo oggi davanti alla RWM di Ghedi-Domusnovas, fornitrice di morte a questi regimi.


Il presidio di SABATO 19 DICEMBRE ALLE ORE 14,30 DAVANTI ALLA SEDE DI GHEDI DELLA RWM (VIA INDUSTRIALE, 80, GHEDI) è indetto in parallelo, e in condivisione dei contenuti, con la manifestazione indetta per lo stesso giorno davanti al sito produttivo della RWM a Domusnovas, in Sardegna.

DONNE E UOMINI CONTRO LA GUERRA

martedì 15 dicembre 2015

I farisei ed i talenti nascosti

Pubblichiamo questa riflessione di Giorgio Cremaschi sul caso salva-banche, non perché riveli segreti che in realtà tutti conoscono, ma per la chiarezza e la sintesi con cui l'assurdità criminale della situazione è delineata:
IL BANCHIERE RILUTTANTE
di Giorgio Cremaschi
Immaginiamo che in una città siano stati tolti i limiti di velocità per le automobili, che siano stati aboliti gli Stop agli incroci e messi sul giallo tutto i semafori e che, in nome della velocità di scorrimento del traffico, si diano premi agli automobilisti che corrono di più. In un tale ambiente di pazzi suonerebbe un poco ipocrita il compianto per le vittime degli inevitabili catastrofici  incidenti stradali. È ipocrita allo stesso modo il compianto ufficiale per il povero pensionato che si è suicidato, perché derubato dei propri risparmi investiti in obbligazioni subordinate cancellate dal decreto salvabanche.
L'ipocrisia per questo suicidio è doppia. In primo luogo perché sembra ignorare le centinaia di piccoli imprenditori, lavoratori, debitori che si sono uccisi in questi anni di crisi e di politiche di austerità. In Italia abbiamo statistiche per tutto,ma pare manchi un dato sulla strage per crisi economica e non è un caso. Si vuole far passare il massacro di persone che non hanno retto al disastro economico e alla precarizzazione delle loro vite e di quelle dei loro cari come una serie di casi individuali. Invece la strage per suicidio economico è un evento collettivo, è il prodotto di una politica frutto di precise scelte e responsabilità, che ne dovrebbero sopportare tutto il peso criminale.
In secondo luogo è ipocrita far credere che il povero pensionato sia stato travolto da una scheggia impazzita del sistema. No, è tutto il sistema che è impazzito come la città folle di cui abbiamo scritto all'inizio.
Pochi giorni fa il ministro Poletti ha spiegato che sarebbe ora di farla finita con gli orari di lavoro e che sarebbe giusto retribuire i dipendenti a prestazione. Il suo ragionamento, applicato a chi lavora per un istituto di credito, vorrebbe dire che un impiegato per mangiare dovrebbe vendere più obbligazioni insicure che può. E in realtà il sistema sta proprio andando in quella direzione.
In questi anni i dipendenti degli istituti di credito son stati sottoposti alla cura della competitività estrema. Molti son stati licenziati e sostituiti con giovani precari e sottopagati. Il Jobsact ha oliato tutto il nuovo meccanismo. Nelle retribuzione si riduce sempre più la paga fissa, quella che con 16 mensilità faceva del bancario il dipendente più invidiato, mentre si estende quella a cottimo. Cioè  prendi i soldi se la tua banca fa tanti contratti speculativi e tu contribuisci con la tua opera al suo successo. Consiglio di leggere cosa scrive un lavoratore bancario,  anonimo perché a dire la verità si rischia il posto, sul sito di ClashCityWorkers.
I dipendenti delle banche sono soldati della guerra per il profitto e guai a loro se perdono un affare, se un risparmiatore viene preso dai dubbi e rinuncia ad investire i suoi soldi. E anche sui risparmiatori la pressione non è certo piccola. Avete visto le ultime pubblicità delle banche? Su Radio24 addirittura sono i soldi che parlano e protestano con il loro proprietario perché li tiene congelati in un cassetto, versione neo liberale della parabola dei talenti. Cosa volete che faccia il pensionato quando un sorridente impiegato gli sottopone un contratto di 50 pagine in più copie scritte in piccolo piccolo. Si pensa che dica come nei film americani: fermi tutti voglio il mio avvocato? No il sistema funziona sulla sottomissione di dipendenti e risparmiatori. E il sistema bancario impone ai dipendenti di vendere prodotti a rischio ai risparmiatori e ai risparmiatori di acquistarli.
Le banche sono diventate parte del casinò globale della finanza speculativa, son già passati oltre vent'anni da quando il presidente Clinton cancellò la legge Glass Seagal che separava le banche d'affari dai normali istituti di credito. Oggi i risparmi dei cittadini servono alle banche per partecipare alla speculazione finanziaria globale e quindi i risparmiatori son sempre più destinati a finire come il parco buoi della Borsa. Se va bene a tutti, forse va bene anche a loro, se va male, va male solo a loro. Il sistema funziona così. In Europa 4000 miliardi di euro  di danaro pubblico son stati spesi per salvare le banche, che hanno ricominciato a speculare su derivati e porcherie varie come e più di prima. Ora un legge bancaria europea, testata come altre iniquità con i memorandum imposti alla Grecia, impone che i salvataggi delle banche avvengano anche con i soldi dei risparmiatori che di quelle banche si sono fidati. Gli unici che non debbono mai pagare nulla sono  i banchieri, ai quali anzi deve essere garantita la possibilità di tornare agli affari come e più di prima. Così i poveri risparmiatori, come i primi cassaintegrati di Pomigliano , finiscono in una società programmaticamente definita "bad company". Cioè un cattiva compagnia senza futuro dove finiscono i poveri ed i perdenti. Mentre i vincenti, cioè i banchieri e i loro protetti e protettori, van tutti nella nuova società per ricominciare ad attrarre risparmio. Con gli stessi scopi di prima.
Immaginatevi se sui contratti di investimento fosse stampato in caratteri giganti :Nuoce gravemente alla salute dei tuoi soldi.
Immaginatevi se i dipendenti delle banche non ricevessero più bonus o premi di risultato, ma solo il vecchio salario fisso e soprattutto immaginativi se non rischiassero più il posto per insufficiente vendita di contratti.
Immaginatevi poi il controllo o addirittura la proprietà pubblica sul sistema bancario e  la separazione  degli istituti che giocano al casinò finanziario da quelli ove si mettono i risparmi di una vita e si ricevono i prestiti per la casa.
. Immaginate insomma un sistema con limiti, controlli divieti veri . Non sentireste subito urlare  che si attenta alla libertà dei mercati, che si limita la corsa alla prosperità e   si colpisce l'Europa, che si vuole tornare allo statalismo o peggio ancora al socialismo?
Così,  dopo il pianto per l'ultima,  il sistema riprende a macinare vittime come e più di prima, al massimo concedendosi le riflessioni sofferte di qualche banchiere temporaneamente riluttante.
Ps Non ho voluto parlare delle famiglie Boschi e Renzi, non perché non pensi grave il loro conflitto d'interessi, ma perché considero anche questo un prodotto (scadente) del  sistema impazzito.

A cura di webmaster

domenica 13 dicembre 2015

L'attacco neo liberista continua - È di nuovo l'ora della sanità

Per Martedì 15 dicembre è programmato il terzo incontro promosso da Rifondazione Comunista e Medicina Democratica di informazione e denuncia di quanto si muove sul fronte della sanità: con la riforma Maroni la regione Lombardia prepara il terreno per l'espansione in grande stile delle assicurazioni private nella sanità.

DOPO I TAGLI
DEL GOVERNO
RENZI
E LA RIFORMA
REGIONALE
DELLA SANITA'
LA SALUTE E' ANCORA UN DIRITTO?

ne parliamo con:
FULVIO AURORA – Medicina Democratica
LUCIANO PEDRAZZANI – Cgil Brescia
introduce:
ATTILIO ZINELLI – Prc Brescia
MARTEDI' 15 DICEMBRE
ORE 20.30

presso Centro Sociale 28 Maggio
Via Europa, 54 Rovato

Organizzano:
Circoli di Rifondazione Comunista della Franciacorta
Medicina Democratica Brescia

Aderiscono:
Centro Sociale 28 Maggio
Altra Franciacorta

Assalto finale al Servizio sanitario nazionale
In Italia è in atto l’assalto all’universalismo. Ma a differenza di quello che è avvenuto in Inghilterra e Spagna, nel nostro paese l’assalto non ha trovato un percorso politico e legislativo trasparente. In Italia l’assalto c’è, ma non si deve vedere. I politici di turno, commedianti di dubbio talento, dicono e non dicono, dicono e si contraddicono, promettono e smentiscono, gettano cortine fumogene per coprire l’enorme danno che stanno infliggendo alla popolazione italiana.

In Inghilterra sappiamo come è andata a finire: la temuta riforma è entrata in vigore nel 2013 producendo l’intera privatizzazione dei servizi sanitari. Analogo destino è toccato alla Spagna: anche qui un governo conservatore non ha perso l’occasione fornita dalla crisi di sbarazzarsi – con un semplice decreto reale (aprile 2012) – del sistema sanitario universalistico, per consegnare tutto alle assicurazioni.

L’assalto all’universalismo si attua in Italia attraverso il de-finanziamento “coatto” del fondo sanitario nazionale, iniziato con il governo Monti. Dal 2010 al 2013 il finanziamento pubblico per la sanità ha subito una decurtazione del -3,5% in termini reali (dai 112,5 mld del 2010 ai 110,0 mld del 2013). Seguirono di conseguenza: blocco del turnover del personale, riduzione dell’offerta pubblica, aumento spropositato dei ticket, migrazioni di massa di utenza dal settore pubblico a quello privato.

Questo il parere di Gavino Maciocco, medico con una storia intensa di esperienze mediche dal volontariato in Uganda, con anni di servizio civile, a lunghi periodi di studio in Inghilterra, ed attualmente docente presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università di Firenze. Allarmismo o realtà?  Vi aspettiamo per discuterne insieme il 15 dicembre al c.s 28 maggio.

L'attacco neoliberista continua - Furto continuo alle condizioni di vita a favore dei gestori di capitali - È di nuovo l'ora delle pensioni

Lavoratori e Lavoratrici, pensionate e pensionati

Le pensioni sono di nuovo sotto attacco, è indispensabile reagire per impedire la cancellazione definitiva dei diritti sanciti dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

La pensione è “una retribuzione differita” e non sono “ soldi per un consumo differito” come vorrebbe il nuovo presidente dell’INPS.
La pensione“deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto” in modo da “garantire una vita libera e dignitosa al lavoratore ed alla propria famiglia” ( art.36 della Costituzione).

Dopo ben 8 "riforme" e centinaia e centinaia di miliardi tolti al mondo del lavoro, vogliono distruggere la pensione pubblica come diritto costituzionale e trasformarla in costo come vuole l’Europa.  Ricordiamole in sintesi le cosiddette riforme:

1992 riforma AMATO : innalzamento a 20 anni della contribuzione minima per avere una pensione di vecchiaia, colpite in particolare le donne.  Modifica del meccanismo di perequazione automatica delle pensioni al costo della vita sganciato dalla variazione dei salari. L’adeguamento da semestrale diventa annuale e viene introdotto il massimale pensionabile. Il periodo di riferimento per il calcolo della retribuzione media pensionabile passa da 5 a 10 anni.

1995 riforma DINI : quella più  pesante che ha distrutto l'unità del modo del lavoro con l'obiettivo della tenuta del sistema fino al 2040 e oltre. Calcolo contributivo invece che retributivo per chi entra nel mondo del lavoro nel 1996. I giovani e gli anziani  avranno sistemi diversi con la stessa contribuzione. Il calcolo della pensione viene legato all'aspettativa di vita. Cancellate pensioni d'anzianità a 35  anni senza vincolo di età. Vengono introdotte le finestre e cioè, conseguito il diritto all’uscita bisognerà attendere tre mesi. Istituzione della Gestione Separata per i Parasubordinati.  Riduzione delle nuove pensioni ai superstiti quando il coniuge superstite possiede altri redditi. Nascono le pensioni private integrative gestite da aziende e sindacati.

1997 riforma PRODI: accelerazione alla gradualità della riforma Dini. La rivalutazione annuale avviene al 100% dell’aumento dei prezzi per pensioni fino a due volte il trattamento minimo ( oggi circa mille euro), 90% tra 2 e 3 volte, 75% tra 3 e 5 volte, 30% tra 5 e 8 volte  e oltre una cifra fissa.

2004 riforma MARONI : dal 1° gennaio 2008 le pensioni di anzianità si otterranno con 35 anni di contributi e 60 anni di età e 61 per gli autonomi, sia per gli uomini che per le donne. dal 2010, 61 per gli uomini e 62 per gli autonomi. Le donne potranno andare ancora con 57 anni di età, ma tutta la pensione verrà calcolata con il sistema contributivo. le finestre passano da 4 a 2.

2007 riforma DAMIANO: dallo scalone agli scalini. le finestre vengono inserite anche per le pensioni di vecchiaia; così aumenta l’età pensionabile e viene scardinato il principio che la pensione spetta dal mese successivo al compimento dell’età di vecchiaia. Vengono ridefiniti i coefficienti di trasformazione del sistema contributivo.

2009 riforma SACCONI - BRUNETTA: Prevede l’indicizzazione della età pensionabile in rapporto all'innalzamento della aspettativa di vita a decorrere dal 2015.

2010 riforma TREMONTI: una sola finestra mobile 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti per i lavoratori dipendenti e 18 mesi per gli autonomi. Aumento dell’età pensionabile in base alla aspettativa di vita con cadenza triennale anziché ogni 5 anni. I coefficienti di trasformazione saranno aggiornati ogni tre anni. Tali disposizioni entrano in vigore dall'anno 2011.

2011 riforma FORNERO - MONTI : il disastro più recente, saltano i 40 anni di contributi per la pensione. Innalzamento dell'età pensionabile fino a 67 anni e oltre, con il dramma degli esodati e le numerose ingiustizie riconosciute dallo stesso Parlamento ma che non hanno prodotto alcun cambiamento ma perpetrato il disastro.

ORA SI RICOMINCIA A PARLARE DI RIFORMA DELLE PENSIONI, COME SEMPRE SI ANNUNCIA CHE SI DEVONO AIUTARE I GIOVANI, MA IN REALTÀ SI VOGLIONO FARE ALTRI TAGLI ALLE PENSIONI PUBBLICHE PER FAVORIRE QUELLE PRIVATE, NON SOLO QUELLE CONTRATTUALI MA ANCHE QUELLE DELLE ASSICURAZIONI.
Negli ultimi 15 anni le pensioni hanno perduto il 42% del loro valore rispetto al costo della vita. Si è già verificato quel “ rilevante scostamento” fra salari e pensioni per il quale la Corte Costituzionale ha più volte sollecitato “ l’intervento correttivo del legislatore”.

SIAMO STANCHI  DI FARE DA BANCOMAT A TUTTI I GOVERNI!

Vogliono metterci contro i giovani rompendo il patto generazionale tra padri e figli, ma non fanno nulla per impedire il lavoro gratuito, la precarietà e la disoccupazione, continuano a sponsorizzare i “fondi pensione” (che sono molto utilizzati per investimenti all'estero) e mantenere il calcolo contributivo che, con salari da fame, consegneranno ai giovani pensioni da miseria anziché intervenire sul fisco che in Italia, sulle pensioni, è il più alto in Europa.

La timida piattaforma di CGIL-CISL-UIL farà la stessa fine della piattaforma sul fisco sulla quale si erano svolte persino le assemblee nei luoghi di lavoro? il risultato dei cosiddetti tavoli parla a tutte e tutti, basta infingimenti e ammiccamenti utili per cancellare ogni forma di sindacato autonomo da partiti, Governi e da Confindustria.

Noi vogliamo l’unità di interessi con le giovani generazioni:

non è più rinviabile la separazione tra assistenza e previdenza
(chi non ha pagato è giusto che sia aiutato dalla fiscalità generale, sono i comuni, adeguatamente finanziati dallo Stato che devono aiutare i poveri o chi ha versato poco )

la pensione deve essere soltanto pubblica, i vari fondi privati e contrattuali perdono capitale e non saranno e non possono essere il futuro,

No al lavoro gratuito e alla precarietà, facciamo posto ai giovani con la riduzione dell'orario di lavoro,

- ripristinare le pensioni di vecchiaia a 60 anni, quelle di anzianità a 40 anni di lavoro, prima ancora per i lavori faticosi,

bisogna tornare al calcolo della pensione con il sistema retributivo a ripartizione, altrimenti consegniamo alla miseria intere generazioni di giovani. Bisogna intervenire con la riduzione del fisco sulle pensioni medie e basse,

un sistema automatico di recupero dell’inflazione per le pensioni che non superano i 5000 euro lordi.

Lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati non accettiamo che con la solita frase:      “lo vuole l’Europa, ce lo chiede l’Europa” continuino a toglierci i nostri soldi per favorire la Banche e le Imprese come hanno fatto con il Jobs act, in nome del mercato.

È ora di avere proposte chiare e precise, per una campagna chiarificatrice e una vera vertenza che impedisca di realizzare le imposizioni della Troika.

CON 8 CONTRORIFORME DELLE PENSIONI IN 25 ANNI HANNO DISTRUTTO IL SISTEMA PUBBLICO E I DIRITTI COSTITUZIONALI, ORA VOGLIAMO UNA RIFORMA CHE RESTUTUISCA I LORO DIRITTI AI GIOVANI E AGLI ANZIANI, A CHI LAVORA E A CHI È GIÀ IN PENSIONE

Piattaforma de "il sindacato è un'altra cosa"