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mercoledì 25 marzo 2015

Comunicato stampa - Brescia blindata

COMUNICATO STAMPA

In questi giorni la nostra città è sotto assedio.
Il centro storico di Brescia ha visto tre giorni di presidio permanente da parte delle forze dell'ordine, con una giornata intera nella quale Piazza Loggia, quindi il centro, il cuore della città, il logos della polis, quel luogo dove di solito le persone socializzano, dove le persone portano le loro idee, dove portano tutti quei contributi che sono elementi di confronto, di crescita di una società, è stata vietata alle persone, ed è diventata un parcheggio per i mezzi delle forze dell'ordine.
Questo è un fatto assolutamente scandaloso, è una limitazione inaccettabile della agibilità politica in questa città.
In questa situazione colpisce il silenzio e l'assenza fisica della Amministrazione, che sembra aver abdicato al suo ruolo di governo della città, che implica una diretta compartecipazione alla responsabilità di gestione dell'ordine pubblico.
L'invito a rispettare le regole proferito, secondo la stampa, dal Sindaco Del Bono, vale per tutti o solo per alcuni?
Quando il Sindaco si è preoccupato per la scansione del tutto anomala con la quale le autorità di polizia di Brescia, a partire dall'ex prefetto, hanno proceduto ad attuare la sanatoria migranti 2012?
E quali sono le regole che impongono di bloccare militarmente il centro cittadino?
E quali quelle che impongono di attaccare pressoché a freddo, stando alle testimonianze, colpendo violentemente i manifestanti ancor prima che la manifestazione fosse iniziata.
Stando a fonti pubbliche di stampa, il “pugno duro”, con l'uso del tutto fuori luogo di cani poliziotto in servizio di ordine pubblico, corrisponderebbe ad una precisa “strategia della questura”. Scelta personale del questore, o linea decisa a livello più alto? E a che scopo?
Di fronte a questi comportamenti lanciamo un appello ad una azione comune, rispetto alla quale anche la sinistra che si trova in amministrazione, se c'è, è il caso che batta un colpo.
Quindi noi invitiamo tutti ad aderire e a partecipare alla manifestazione di sabato 28 marzo che si terrà a Brescia per ripristinare quelle condizioni minime di agibilità politica di cui c'è un estremo bisogno, soprattutto in questa situazione di crisi.


PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI BRESCIA

Vendetta di stato? - L'incredibile stato d'assedio proclamato in Piazza Loggia non si sa da chi

Mentre alcuni militanti di Rifondazione Comunista, di Sinistra Anticapitalista ed altri attivisti nel tardo pomeriggio di lunedì 23 marzo mettevano in atto il presidio di protesta contro la TAV, la corruzione ed il sistema di potere della Regione Lombardia davanti alla sede territoriale di Via Dalmazia, argutamente nota come "il Pirellino", in quanto figlio minore del Pirellone milanese, storica sede centrale della Regione, prima che Formigoni si facesse costruire a spese dei Lombardi la nuova sontuosa reggia denominata "Palazzo Lombardia", nel centro di Brescia la polizia sotto il comando di un funzionario con tanto di fascia tricolore ad armacollo, come prescrive il regolamento per identificare il comandante di piazza, replicava per il terzo giorno consecutivo le sue manovre militari di occupazione del cuore pulsante della città di Brescia.
A questo punto viene spontanea una domanda. Lo Stato intende forse vendicarsi, interpretando  come uno sfregio alla propria maestà "I diciassette giorni della gru", il nuovo episodio, dopo le dieci giornate del 1849 e i tre giorni della strage del 1978, in cui Brescia è assurta a simbolo non desiderato di storici fastigi. Si tratterebbe di un caso di patologia delle istituzioni, per analizzare la quale forse può venirci in soccorso la parola di due grandi menti che nei secoli hanno onorato l'umana progenie.
In ordine di tempo il primo pensatore che può venirci in soccorso è Baruch Spinoza. Nel suo capolavoro, in cui espone la scienza etica sviluppata con rigore geometrico, egli, forse primo nella storia, illustra il concetto di "corpo collettivo": egli parte dalla considerazione dell'unione di due individui:
se, per esempio, due individui di identica natura stringono l'un con l'altro un rapporto vitale, essi compongono un individuo di potenza doppia di quella d'un singolo
dopo di Spinoza avanza questa riflessione:
nulla, dico, gli umani possono desiderare di migliore e di più idoneo per la conservazione del loro essere che questo, che tutti si trovino d'accordo su tutto, così che le Menti e i Corpi di tutti compongano come un'unica Mente e un unico Corpo
sicché, conclude:
tutti insieme cerchino l'utile proprio nell'utile comune a tutti 
Con questo Spinoza sembra arrivato a concepire lo Stato come un essere individuale che provvede al bene universale.
Ma, come avverte Rousseau, il potere dei corpi collettivi che assumono quasi una propria individualità, può ad esiti terrificanti:
Gli individui singoli muoiono; ma i corpi collettivi non muoiono affatto. In essi si perpetuano le medesime passioni; e il loro odio ardente, immortale come il demone che li ispira, conserva sempre la medesima attività. Quando tutti i miei nemici particolari saranno morti, [i corpi collettivi che mi sono nemici: Rousseau cita medici e oratoriani, ma il discorso vale per i corpi collettivi in generale] essi vivranno ancora ... io sono sicuro che essi non lasceranno in pace la mia memoria dopo la mia morte più di quanto essi non lascino in pace la mia persona mentre sono ancora in vita
Ebbene, sembrerebbe proprio che il corpo collettivo dello Stato a Brescia l'abbia giurata contro i migranti e coloro che li hanno sostenuti al tempo della gru, prima interpretando in maniera punitiva le norme della sanatoria 2012, come non è avvenuto in nessuna altra questura d'Italia, raggiungendo il risultato di circa l'ottanta per cento di respingimenti, e creando circa quattromila clandestini in un colpo solo. E poi decretando di fatto lo stato d'assedio nel cuore già lacerato di Piazza Loggia, con tanto di cani al seguito in servizio di ordine pubblico, facendo girare all'indietro la lancetta della storia di Settanta anni buoni.
Qui sotto, volendo, si può ascoltare la voce di questi guardiani indesiderati. Proprio una giornata da lupi:

A cura di webmaster

martedì 24 marzo 2015

Il comitato operativo nazionale di "L'altra Europa con Tsipras" prende posizione sulla occupazione di Brescia "manu militari"

Contro lo "stato d'assedio" imposto a Brescia dalla questura, nella assenza (o nella connivenza?) della giunta di centro-sinistra+SEL ed altri pubblichiamo la presa di posizione di L'altra Europa con Tsipras
BRESCIA- Basta con la repressione, aprire un tavolo per discutere le regolarizzazioni 

E inammissibile e inaccettabile che la questione dei migranti sia trattata alla stregua di una questione di ordine pubblico.
Eppure è quanto sta accadendo in questi giorni a Brescia, dove si ripetono le cariche della polizia, di stanza a Piazza della Loggia e nel centro della città, contro manifestazioni di protesta indette dai migranti, dall’Associazione Diritti per Tutti, da semplici cittadini.
Le autorità politiche che governano la città si dichiarano impotenti di fronte a questo comportamento puramente repressivo da parte della Questura e delle Forze dell’Ordine. Chiediamo allora un intervento immediato da parte del Ministero degli interni affinché non si trasformi la città in un terreno di scontro permanente. Ma questo non scarica le responsabilità di chi governa la città.
La protesta dei migranti è motivata dal rigetto di 4mila richieste di regolarizzazione su 5mila. A parte che per chi lavora la regolarizzazione dovrebbe essere un atto dovuto, anche per favorire l’emersione dal lavoro in nero, la richiesta – che l’Altra Europa con Tsipras sottolinea con forza – è che si apra un tavolo di discussione per il riesame dei rigetti, per sottrarre il tema ad una questione di ordine pubblico, gestita a colpi di divieti di manifestazioni e di cariche poliziesche, e torni ad essere quello che è: una grande questione umana, democratica e politica.
Le forze del centrosinistra che governano la città di Brescia non possono sottrarsi a questo compito, a meno che non vogliano inseguire i precedenti comportamenti della Lega e delle destre quando erano in Giunta.
L’altra Europa con Tsipras - Comitato Operativo Nazionale

domenica 22 marzo 2015

Piazza Loggia non è più del popolo - ma neppure del sindaco - è della polizia

Da un po' di tempo, con delibera comunale, Piazza Loggia era praticamente interdetta alle manifestazioni popolari. Per potervi accedere occorreva un permesso speciale del Sindaco. Ma dal 21 marzo 2015 Piazza Loggia è di proprietà della polizia, come si vede dalla foto qui sotto.
Infatti sabato pomeriggio si è assistito ad un fatto del tutto inedito: Piazza Loggia è stata circondata con una cintura continua di transenne, come una fortezza di nuovo tipo, difesa da Polizia, Carabinieri, Vigili.
Contro ogni tradizione consolidata, le parti si erano invertite: Polizia dentro, circondata dai manifestanti, invece che manifestanti dentro, circondati dalla polizia.
Un gruppo di migranti e di attivisti ha comunque deciso di perseverare nella protesta contro le prevaricazioni della Questura di Brescia, che ha respinto le domande di sanatoria in una proporzione del 70/80 per cento, mentre nel resto d'Italia le richieste sono state accolte in quella stessa proporzione, dando vita ad un corteo che si è concluso improvvisando una occupazione-pernottamento-presidio nel quadriportico di Piazza Vittoria, adiacente a Piazza Loggia.
Stamattina (domenica 22 marzo) il presidio è stato sgomberato, con il fermo di diciotto persone, fra cui dieci migranti.
Alle persone fermate va tutta la solidarietà di Rifondazione Comunista.


Perso il Lupi ma non i vizi - Presidio no-tav al Pirellino di Brescia

Secondo il programma reso pubblico dalla stampa nei giorni scorsi il ministro Lupi lunedì 23 avrebbe dovuto essere a Brescia per interloquire con gli amministratori locali su due tra i problemi più scottanti e con maggior impatto negativo del momento: la casa e la TAV.
Su entrambe le questioni Maurizio Lupi si è mostrato uno degli esponenti politici più oltranzisti, come padre riconosciuto del vergognoso decreto beffardamente intitolato “Piano casa”, e come sostenitore ad oltranza di quel progetto fallimentare, iperbolico per le risorse della comunità inutilmente dilapidate, la TAV.
Opera che oltretutto è servita ad introdurre una prassi che ha incrudelito il controllo sociale fino alle incriminazioni per terrorismo contro le popolazioni che vi si oppongono e contro gli attivisti che le sostengono.
Non sarà un caso che, per quanto al momento il ministro Lupi non risulti indagato, sia nondimeno operativamente coinvolto nell'ultimo scandalo che coinvolge settori sempre più elevati dell'amministrazione statale, che in questo caso lo riguardano in prima persona, almeno come responsabilità politica; tanto da indurlo a dare le dimissioni.
Come Federazione di Brescia del Prc avevamo deciso di convocare una bella "accoglienza" al ministro Lupi in occasione del suo incontro con i sindaci bresciani nella sede territoriale di Brescia della regione Lombardia, incontro che aveva all'ordine del giorno l'esame dei problemi insorti nel bresciano in merito alla realizzazione della TAV.
Ora il ministro Lupi si è dimesso, ma come ha osservato qualcuno (anche sui mass-media: ora che Lupi non è più ministro molti sono pronti a scagliare pietre su chi fino a poco tempo fa era riverito), si è perso il lupo, ma non vizio e neanche il pelo.
Per cui è confermato il presidio,
in Via Dalmazia 92/94 (Pirellino)
alle ore 17.30
Contro la TAV
Contro le politiche repressive dei movimenti sociali

Contro il centro di clientelismo e corruzione rappresentato anche dalla Regione Lombardia, da sempre pascolo di Comunione e Liberazione e dei suoi “derivati” innanzitutto la Compagnie delle Opere, che sono stati il terreno di coltura dei vari Formigoni e soci, ma anche dell'ultima stella Lupi, appunto.


Una foto del presidio davanti al Pirellino

venerdì 20 marzo 2015

Sempre più giù - La carità della CGIL contro la "coalizione sociale" di Landini?

Da "controlacrisi.org" copiamo e incolliamo questo report:
Si è riunita oggi (19 marzo) nella sede della Cgil nazionale l'Alleanza contro la povertà, composta da 33 associazioni e promotrice del Reis (Reddito di Inclusione Sociale), una proposta organica di Piano nazionale contro la povertà. Il Reis, che si configura come Livello Essenziale, ha come obiettivo il contrasto alla povertà assoluta ed è uno strumento di politica sociale fondato sulla necessità di integrare un intervento di sostegno al reddito con un'adeguata politica dei servizi (lavoro, istruzione, salute, integrazione, etc.). E' quanto si apprende da una nota della Cgil Nazionale. 

Nei giorni scorsi l'Alleanza ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Graziano Delrio per chiedere al governo di assumere come centrale il tema della povertà assoluta e di dedicare impegno e risorse su questo fronte. Nelle prossime settimane l'Alleanza promuoverà un'iniziativa di carattere nazionale a Roma e due iniziative territoriali, una a Bari e una a Milano, con l'obiettivo di mobilitare l'opinione pubblica e di creare le condizioni necessarie affinché su questo tema si passi dalla propaganda all'azione. 

Per informazioni: www.redditoinclusione.it 
SOGGETTI FONDATORI DELL’ALLEANZA CONTRO LA POVERTÀ IN ITALIA 
Acli, Action Aid, Anci, Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Cgil, Cisl, Uil, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Nazionale Italiano - ONLUS, Fio.PSD, Fondazione Banco Alimentare ONLUS, Forum Nazionale del Terzo Settore, Jesuit Social Network, Legautonomie, Save the Children, Umanità Nuova-Movimento dei Focolari 

SOGGETTI ADERENTI ALL’ALLEANZA CONTRO LA POVERTÀ IN ITALIA 

Adiconsum, Arci, Associazione Professione in Famiglia, ATD Quarto Mondo, Banco Farmaceutico, Cilap EAPN Italia, CSVnet – Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, Federazione SCS, Fondazione Banco delle Opere di Carità Onlus, Fondazione ÉBBENE, Piccola Opera della Divina Provvidenza del Don Orione, U.N.I.T.A.L.S.I. - Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali
Solo un miracolo ci può salvare
(a cura di webmaster)

martedì 17 marzo 2015

I comuni devono dare la residenza anche a chi occupa una casa

[DallaRete] Ora chi occupa avrà una residenza
CasaLa circolare risale al 24 Febbraio, e adesso bisognerà vedere se tutti i Comuni eseguiranno.
Dopo un anno di polemiche e caroselli burocratici, il Ministero dell’interno specifica: chi occupa una cosa non può prendere la residenza presso l’indirizzo dell’occupazione, ma va comunque registrato come residente all’anagrafe“analogamente a quanto succede alle persone senza dimora che hanno la residenza in Via della Casa Comunale o in altre vie fittizie”.
Insomma, non si può negare l’esistenza di una persona in un Comune solo perché vive in una casa occupata.
L’inghippo era nato dopo l’approvazione del Piano Casa nel 2014 in cui, andando per le spicce, si stabiliva che chiunque occupa uno stabile abusivamente non può chiedervi la residenza.
Insomma, un classico italiano: il governo di turno fa una legge, presentandola come la soluzione a un certo problema, e per questo include regole severissime contro chiunque trasgredisca.
Poi, però, il problema – siccome  è complesso – non si risolve. Ma le nuove regole restano. E così è accaduto per il Piano Casa. Le persone in difficoltà economica continuano ad avere problemi seri e concreti all’accesso a una abitazione “regolare”, soprattutto nelle grandi città.
Le occupazioni, lungi dall’essere una devianza sociale, risolvono da anni il gravissimo problema del mercato immobiliare “impazzito”, una delle più evidenti sperequazioni italiane.
Il Piano Casa del governo doveva assicuraresostegno all’affitto, rimettere mano alle case popolari, sviluppare l’edilizia residenziale sociale.
Poi i soldi a disposizione erano pochissimi (solo200 milioni per il sostegno all’affitto, fondo che era comunque stato raddoppiato), qualche incentivo fiscale per i locatari: ma comunque il nulla rispetto alla gigantesca emergenza abitativa. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, in Italia tra il 2009 e il 2013 più di un inquilino su 10 ha subito uno sfratto per morosità incolpevole.
Il Piano Casa, piuttosto deboluccio, aveva però individuato nelle occupazioni il nemico da combattere. Tanto da negare la residenza a chiunque viva in uno stabile occupato. Negare la residenza è una cosa molto grave: sono moltissimi i documenti e i diritti a cui è impossibile accedere senza una residenza.
Ora con la circolare 633 del 24 Febbraio il Ministero dell’Interno prova a metterci una toppa, invitando i Comuni a iscrivere gli occupanti presso le vie “fittizie” a cui da sempre vengono iscritti i senza fissa dimora.
“Come avevamo più volte anticipato nei mesi scorsi, la mossa del Governo non ha consentito di liberare più facilmente gli stabili occupati, ma in compenso ha avuto conseguenze molto negative su decine di migliaia di famiglie che occupano immobili vuoti solo perché hanno perso il lavoro e altrimenti finirebbero in strada. Tante famiglie in queste condizioni in questi mesi si sono viste cancellare la residenza proprio per questa norma, e con la residenza hanno perso il diritto di curarsi, di votare, di iscrivere i figli a scuola o ad una associazione sportiva”, ha commentato l’avvocato Antonio Mumolo, presidente dell’Associazione Avvocato di Strada.
“Ci auguriamo che tutti i comuni italiani e le rispettive anagrafi recepiscano il più presto possibile queste indicazioni e che le famiglie che ora sono senza residenza possano riacquistarla al più presto. Non possiamo però che rammaricarci per quanto successo. Chi risarcirà le famiglie che in questo anno hanno subito fortissimi disagi? Quanti drammi silenziosi si sono consumati per queste incaute scelte? Il Governo – conclude Mumolo – doveva ascoltare prima il grido delle associazioni di volontariato come la nostra, che quotidianamente sono a contatto con le persone che vivono in difficoltà. Nell’approvare un Piano Casa che doveva combattere il disagio abitativo si sarebbe potuto evitare questo grave scivolone e sopratutto si sarebbe potuti intervenire prima, senza far passare inutilmente dodici mesi”.

lunedì 16 marzo 2015

Direzione PRC: “Nessun accordo con il PD alle elezioni regionali”

La vittoria di Syriza in Grecia ha aperto una speranza di cambiamento non solo per il popolo greco ma per tutti i popoli europei. Il punto fondamentale su cui si basa la strategia del governo greco è quello di una contestazione attiva delle norme europee che a vario titolo vincolano l’azione politica dei diversi governi del continente. Tale contestazione rappresenta la concreta messa in pratica nella situazione specifica della linea della disobbedienza ai trattati, che è linea portante del Partito della Sinistra Europea, alla cui definizione abbiamo contribuito con la nostra elaborazione ed iniziativa.
La messa in discussione delle politiche di austerità deve essere il criterio cardine che determina il nostro profilo anche in relazione alle prossime scadenze elettorali per le elezioni regionali. Il Neoliberismo e le politiche di austerità non possono essere infatti rovesciate a partire da un punto solo o in un’ora x ma devono essere messe concretamente in discussione, forzate e modificate nella concreta azione politica sia a livello dei movimenti sociali che ad ogni livello istituzionale.
E’ del tutto evidente che i tagli e la complessiva azione legislativa degli ultimi governi italiani hanno determinato una fortissima compressione del welfare, dei diritti delle classi lavoratrici ed un progressivo restringimento dei margini di manovra degli enti locali e degli stessi enti regionali. In questo quadro noi dobbiamo candidarci al governo degli enti locali e delle regioni con una proposta politica chiaramente in contrasto con le norme stabilite dal governo nazionale e con l’esplicita volontà di cambiare queste norme e di forzare questi vincoli al fine di modificare radicalmente il quadro dato.
Nell’ambito della proposta di governi per la fuoriuscita dalle politiche di austerità Rifondazione Comunista si appresta ad affrontare le prossime elezioni regionali ed impegna tutto il partito a sviluppare positivamente quanto indicato dal documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del 20/21 dicembre 2014 e cioè “ lavorare, in relazione alle prossime elezioni regionali, alla costruzione di liste unitarie di alternativa a candidati, schieramenti e programmi – comunque collocati – di orientamento neoliberista e che si pongano in continuità con le politiche del governo Renzi. E’ infatti in atto una controriforma liberista delle regioni e degli enti locali, che attraverso i tagli dei trasferimenti ha ferocemente ridotto la possibilità di garantire i servizi costituzionalmente previsti e i diritti dei cittadini, compromettendo ogni possibile autonomia delle politiche e sociali locali rispetto a quelle nazionali. Pertanto alla luce di questa nuova situazione di controriforma liberista non esistono più discriminanti programmatiche locali sufficienti a giustificare alleanze se non si cambia l’impostazione delle forze politiche che sostengono il governo Renzi.
Concretamente questo significa oggi costruire liste alternative al centro sinistra in tutte le regioni che sono chiamate al voto in quanto nessuno dei candidati presidenti indicati dal centro sinistra si pone in discontinuità o in critica esplicita con le politiche proposte dal governo Renzi sul terreno dei programmi e del profilo degli stessi candidati alla presidenza delle regioni. Né sono riproponibili logiche di puro contrasto alla destra populista, nel momento in cui è evidente in Italia come in tutta Europa, che sono proprio le politiche neoliberiste e di austerità, che ovunque favoriscono la crescita delle formazioni di estrema destra.
Pur consapevoli della difficoltà della fase e della immaturità del processo di aggregazione di un nuovo soggetto antiliberista di sinistra, non possiamo infatti collaborare al successo di schieramenti politici che non abbiano l’obiettivo di rovesciare le politiche di austerità.
Come ci insegna la vicenda greca, la costruzione di un chiaro punto di riferimento antiliberista di sinistra, di una coalizione sociale e politica contro le politiche di austerità, è una condizione basilare al fine di costruire una alternativa alle politiche neoliberiste medesime. Quelle politiche che il governo Renzi sta praticando con particolare aggressività e con un evidente salto di qualità – sul terreno dello scardinamento del diritto del lavoro, del taglio del welfare e delle privatizzazioni, della mercificazioni dei beni comuni e della ristrutturazione neoautoritaria del sistema istituzionale – domandano la costruzione di un punto di vista chiaramente alternativo a livello regionale. Non sono dunque oggi riproponibili articolazioni che rappresenterebbero una grave lesione dell’immagine e del progetto politico del Partito.
La Direzione dà quindi mandato alla segreteria di seguire i diversi percorsi regionali con questa chiara indicazione politica.
Approvato a larga maggioranza dalla Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista dell’8/3/2015

Appuntamento al "cs 28 maggio": IL GOBBO DEL QUARTICCIOLO - un libro su un personaggio della resistenza

venerdì 20 marzo 2015 – ore 20.30
al C.S. 28 maggio di Rovato (BS), via Europa 54
presentazione del libro:
IL GOBBO DEL QUARTICCIOLO
sarà presente MASSIMO RECCHIONI uno degli autori
“Tra leggenda e verità storica, una biografia che contrasta quella forma di revisionismo
che, volendo “angelizzare” la Resistenza, la depriva dei suoi caratteri progressivi. La storia
del Gobbo ci restituisce i partigiani in carne e ossa, con tutte le loro contraddizioni, ma
anche con tutta la loro forza propulsiva“
( dalla prefazione di Walter De Cesaris)
www.milieuedizioni.it


giovedì 12 marzo 2015

Flash-mob alla Banca d'Italia di Brescia - Giovedì 12 marzo 2105

Giovedì 12 Marzo 2015
ore 16.30
Flash-mob
Sede di Brescia della Banca d'Italia
Corso Martiri della libertà
Contro le politiche monetarie europee

II Bazooka di Draghi è puntato contro la Grecia



Sarebbe ingenuo e sbagliato affidare al Quantitative Easing la ripresa dell’Europa. i
mercati finanziari hanno brindato fin dal suo annuncio. Gli spread sono scesi, cosi i
rendimenti dei titoli di Stato, l’euro ha quasi raggiunto la parità con il dollaro, le
esportazioni europee hanno maggiori potenzialità.


Ma chi ne beneficerà? Solo i paesi, in primo luogo la Germania, che hanno rafforzato la
loro economia e che si basano su un modello neomercantiiista che privilegia ie
esportazioni, non certo altri, come l’italia che dall’inizio della crisi ha visto diminuire del
25% il proprio apparato produttivo. Dei resto la Bce si prepara ad acquistare grandi
quantità di titoli tedeschi. Come al solito piove sul bagnato.


inoltre la diminuzione dei tassi di interesse incrementa il valore delle obbligazioni a lungo
termine, delle azioni e degli immobili. La conseguenza — in assenza cli una vera
patrimoniale onnicomprensiva — è che aumenterà la forbice sociale in ogni paese.


infine ii bazooka di Draghi è puntato contro la Grecia, esclusa dal Qe. Le dichiarazioni
recenti di Draghi contro ii governo greco sono inaccettabili, sia perché il Governatore
diventa un protagonista politico diretto, sia perché economicamente infondate. L’unica
cosa che la Bce potrebbe fare da subito non la fa, come alzare ii limite dei 15 miliardi per
l’emissione di titoli di stato a breve, che darebbe alla Grecia immediato fiato finanziario. Se
la Boe insisterà su questa rigidità costringerà la Grecia ,ai default con conseguenze
devastanti per tutta l’Europa. Per questo è importante sviluppare la solidarietà verso ii
popolo greco e battersi per una radicale riforma dei sistema di governance della Ue, a
partire dalla Bce. L’Altra Europa con Tsipras è impegnata in prima persona in queste lotte
decisive e si batte per “una Altra Europa “ .

L’Altra Europa con Tsipras - Brescia



Vedi tutte le immagini qui:
https://www.facebook.com/bresciatsipras

martedì 10 marzo 2015

Migranti di nuovo in piazza contro lo scandalo dell'interpretazione distorta della sanatoria 2012 a Brescia

Nonostante i rilievi esternati da un alto funzionario del ministero e la buccia di banana in cui è incappata la prefetta, prosegue imperterrita la condotta restrittiva e discriminatoria delle istituzioni bresciane verso i migranti. Riportiamo in proposito l'appello di cross-point che annuncia una manifestazione di protesta indetta per sabato 21 marzo 2015 a Brescia.
La lotta necessaria per i diritti e la libertà dei/delle migranti
 A Brescia è successo un fatto di una gravità inaudita. Mai era accaduto negli ultimi decenni che i rigetti delle domande di regolarizzazione dei/delle migranti, nelle varie sanatorie, raggiungessero percentuali scandalose come nella sanatoria 2012.  Gli effetti sono devastanti: migliaia di migranti confinati in una clandestinità senza via d’uscita, un aumento dello sfruttamento sui luoghi di lavoro, una precarietà che impedisce la libertà di movimento. Le cause si possono riassumere in un razzismo istituzionale fatto di leggi, procedure, comportamenti, burocrazia, pratiche vessatorie che genera e aggrava le discriminazioni e alimenta la xenofobia. 
 Dobbiamo fermare questa deriva che ha colpito Brescia a causa anche dell’azione della Prefettura, della Questura e della Direzione Territoriale del Lavoro. Tutte istituzioni che con le loro interpretazioni restrittive delle leggi, la loro burocrazia usata come arma contundente nei confronti dei/delle migranti, la loro sudditanza politica, sono tra le principali responsabili dell’aumento della clandestinità dei/delle migranti, dell’incremento del lavoro  senza diritti, del mancato rinnovo dei permessi di soggiorno.
 Bisogna dire basta al razzismo istituzionale, alle discriminazioni della legge Bossi-Fini che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro che con l’attuale crisi economica, i licenziamenti e precarietà del lavoro, produce solo clandestinità e sfruttamento
 Per questi motivi aderiamo e partecipiamo alla Manifestazione dei/delle migranti e antirazzisti/e del 21 marzo in piazza della Loggia.
 C’è la necessità di unire le forze facendo appello all'impegno e alla partecipazione , sia individuale che collettiva, di  tutti/e per aprire una breccia nel muro del razzismo istituzionale e della discriminazione di questa città.
Associazione Cross Point
 Brescia 10 marzo 2015

lunedì 9 marzo 2015

A Lumezzane iniziativa antifascista il 19 marzo 2015

Iniziativa antifascista a Lumezzane - Uno dei comuni dove nel dopoguerra è stata viva la tradizione antifascista insieme alle lotte operaie; ma che è stata anche una delle culle del fascismo storico, rinnovato dalla presenza della sede di Forza nuova:


25 APRILE 1945-25 APRILE 2015
VERSO IL 70° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO
A 70 ANNI DALLA CACCIATA DEI FASCISTI DAL NOSTRO TERRITORIO
A LUMEZZANE I NIPOTINI DEL DUCE HANNO UNA SEDE. PERCHÈ?
Ne parliamo con
SAVERIO FERRARI
Osservatorio democratico sulle nuove destre
GIULIO GHIDOTTI
Presidente previnciale A.N.P.I.
GIOVEDÌ 19 MARZO 2015
ORE 20.30
SALA DELLA CROCE BIANCA
VIA MADRE SENESI 34 - LUMEZZANE (BS)
FUORI I FASCISTI DALLE CITTÀ RETE ANTIFASCISTA PROVINCIALE DI BRESCIA
fuochi di resistenza noblogsorg


giovedì 5 marzo 2015

Il dibattito al "Caffè letterario" sulla resa della CGIL - Giorgio Cremaschi e Dino Greco parlano del libro "Lavoratori come farfalle"

L'analisi «spietata» al Caffè Letterario
Greco e Cremaschi: «Così la Cgil si è arresa»

Come stavamo quando eravamo qualcuno, come siamo arrivati ad essere niente e come potremmo tornare a contare qualcosa? E’ partendo da queste tre domande che due "vecchi" sindacalisti, come Giorgio Cremaschi e Dino Greco, hanno ragionato del glorioso passato, del difficile presente e del incertissimo futuro di Cgil, organizzazione nella quale hanno interpretato il ruolo di protagonisti.
Spunto delle riflessioni, svolte in forma di incontro pubblico organizzato dalla lista «L’altra Europa per Tsipras Brescia» al Caffè Letterario di via Beccaria, è stata la presentazione di «Lavoratori come farfalle», libro scritto da Cremaschi, un’analisi agile ma spietata delle vicende cha hanno portato a quella che l’ex segretario bresciano della Fiom considera «la resa senza condizioni del più forte sindacato d’Europa».
«Parlarne è come sparare sulla Croce Rossa, Cgil non fa più neanche finta di esistere ha attaccato l’autore del saggio è destinata ad arrendersi, vittima di abulia e neghittosità». Tutto ciò poteva essere evitato?
SÌ, SECONDO Cremaschi, «non tutto era scritto nelle stelle della globalizzazione, era possibile fare cose diverse, forse non invertire totalmente la tendenza, ma neppure diventare il popolo che siamo oggi, devastato e privo di tutti i riferimenti, che ha assorbito la controrivoluzione degli anni ’80 e abita un Paese governato dal pensiero unico, riproposizione di quanto sviluppatosi in quel periodo».
«Oggi una generazione vive sotto ricatto, condizione che produce passività e rassegnazione ha sottolineato Greco -. Uno stato d’animo che genera l’idea che ci sia una plebe dispersa e che non sia storicamente praticabile un’alternativa a quella incarnata nei rapporti sociali esistenti». Amaro il bilancio dell’ex segretario della Camera del Lavoro di Brescia: «Non c’è più traccia delle conquiste operaie conseguite negli anni 70, il Paese dove esisteva il più grande partito comunista dell’Occidente oggi è guidato dal Pd, realtà che ha completato la sua parabola di adesione alle leggi del mercato».
Nello scenario che abbiamo di fronte, «Cgil ha abbandonato progressivamente ogni ipotesi di reale rappresentazione del mondo del lavoro, ha capitolato di fronte a ogni prospettiva di lotta e ha dissipato un grande patrimonio». Greco non ha fatto sconti di sorta:

«E’stata accettata la cancellazione dello Statuto dei lavoratori, la liquidazione delle pensioni di anzianità e la fine del contratto nazionale collettivo, mettendo in mano agli imprenditori la possibilità di contrattare con il singolo lavoratore le sue condizioni». |l risultato? «Libero padrone in libera impresa».
M.ZAP. (da Bresciaoggi mercoledì 4 marzo 2015)



«L’ Europa è la reazione del capitale contro i lavoratori»
Così Giorgio Cremaschi alla presentazione in città, insieme a Dino Greco, del suo ultimo libro
BRESCIA Un libro che prova «a stimolare una capacità di reazione sopita». Come eravamo quando eravamo qualcuno, come siamo arrivati ad essere niente e come possiamo tornare a contare qualcosa? Tre interrogativi che nascono, per Dino Greco e Giorgio Cremaschi, dall'amara constatazione di una «resa della Cgil». Dalla capacità di rappresentare il movimento operaio, negli anni '70, alla «abulìa e neghittosità di un sindacato, che non fa più nemmeno finta di esistere». Cremaschi espone le sue analisi nel saggio «Lavoratori come farfalle», di cui ha parlato nell'incontro organizzato dalla lista L’altra Europa per Tsipras-Brescia al Caffè letterario di vicolo Beccaria in città. Lo affianca Greco, oggi nella direzione nazionale di Prc, che sottolinea: «Una generazione vive totalmente sotto ricatto. La liquidazione dell'articolo 18 e quindi dello Statuto equivale a distruggere ogni possibilità di replica da parte dei lavoratori. Il Pd ha compiuto la sua parabola di adesione al modello liberista. Ciò avviene nel Paese in cui esisteva il più grande partito comunista d'Occidente e il più forte sindacato d'Europa».
Frammentazione del mondo del lavoro, fine del contratto nazionale collettivo, liquidazione delle pensioni di anzianità. Perché tutto è stato travolto? «La Vicenda sindacale s'intreccia a quella politica». La costruzione europea, rileva l'eX sindacalista, non è avvenuta secondo la previsione di Altiero Spinelli, e neppure di Berlinguer». L'Europa «è stata la reazione del capitale contro i lavoratori». L'oligarchia finanziaria detta le regole e il renzismo, in Italia, non ha fatto che «sfondare» un varco aperto a suo tempo dal governo Monti.
Questa situazione poteva essere evitata? Secondo Cremaschi, si. Basta «leggere» la controrivoluzione cultural degli anni '80, che «fonda la politic sindacale e della sinistra attuale». «L distruzione della sovranità monetari avviene nell'arco di trent'anni. Adesso siamo di fronte ad un meccanism che passa attraverso la corruzione delle élites, compresa quella sindacale». Il vero problema, per Cremaschi, ‘ «come se ne esce». «La sinistra italiana deve mettere in discussione tutto, per ricostruire una vera unita».


Anita Loriana Ronchi (Giornale di Brescia Giovedì 5 marzo 2015)


I video dell'incontro con Giorgio Cremaschi e Dino Greco sul libro "Lavoratori come farfalle

Il primo intervento di Dino Greco

Il primo intervento di Giorgio Cremaschi

Gli interventi dal pubblico

Il secondo intervento di Dino Greco

Il secondo intervento di Giorgio Cremaschi

mercoledì 4 marzo 2015

Cose russe - O come quelle di casa nostra?

Riprendiamo da Facebook

Ma chi è Nemtsov? Tutti si affanneranno a spiegarcelo, nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Noi abbiamo a disposizione una testimonianza diretta, raccolta nel 2008, sul ruolo di braccio destro di Eltsin ricoperto da Boris Nemtsov.
Ecco che cosa diceva di Nemtsov nel 2008, quindici anni dopo il definitivo colpo di stato di Eltsin, uno dei resistenti rinchiusi nel parlamento russo attaccato a colpi di cannone dagli sgherri filo-occidentali che guidarono quell’assalto:
Perché io sono sicuro di questo? Perché proprio a me, pochi mesi – 2-3 mesi – prima degli eventi di ottobre – sono pervenute offerte dalla squadra di Eltsin, in particolare, posso fare il nome di un uomo che ha parlato con me, questo è Boris Nemtsov. Avanzarono offerte dopo l’inizio dello scioglimento del Congresso e del Consiglio Supremo. Già allora questo era chiaro, dopo il marzo 93, quando fu messo a punto lo scenario del lavoro da fare, quando fu fatta la prova del primo tentativo di sciogliere il Congresso ed il Consiglio Supremo, quando Eltsin si rivolse con un appello televisivo alla popolazione della Russia, annunciando che sospendeva l’attività del Congresso, questo poi non si avverò, ma fu la prima prova del copione.
Dopo questi tentativi fatti da Eltsin in marzo, Boris Nemtsov si rivolse direttamente a me, disse che il Consiglio supremo e il Congresso sarebbero stati ugualmente sciolti, che sarebbe stata usata la forza contro i sostenitori della legittima autorità, disse che la resistenza sarebbe stata inutile, e mi invitò ad un incontro con Eltsin, promettendo molte, e molto grandi preferenze politiche, promise grandi dividendi.
Io, naturalmente, ho rifiutato, ma le condizioni che presentava la parte presidenziale erano molto semplici: quando tutto comincerà, ha detto Nemtsov, non spingete la gente nelle strade; potete criticare, scrivere articoli, ma non spingete la gente nelle strade, esortatela a rimanere a casa. Proprio questo è ciò che ha fatto nel momento critico Gennady Zyuganov, da cui io traggo la conclusione che egli era stato puramente e semplicemente acquistato dalla amministrazione presidenziale. Questa è la mia profonda convinzione. Se egli fa conto che si tratti di una calunnia, che si rivolga al tribunale.

Attilio - Webmaster

sabato 28 febbraio 2015

La manifestazione a milano contro il jobs act - 28 febbraio 2015

Una manifestazione dignitosa, dominata dalla presenza delle bandiere della USB che aveva dato indicazione di concentrare su Milano la sua presenza nazionale, mentre i COBAS avevano preferito concentrarsi sulla manifestazione romana. Qui sotto foto e filmati.