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martedì 20 gennaio 2015

Dordoni - Comunicato congiunto Segretario nazionale - regionale - provinciale del Prc

PAOLO FERRERO«IL GOVERNO CHIUDA IMMEDIATAMENTE LE SEDI DI CASA POUND, GLI ALLEATI DELLA LEGA. SABATO TUTTI A CREMONA CONTRO IL FASCISMO»


«L'aggressione dei fascisti di Casapound al centro sociale Dordoni di Cremona e il feroce pestaggio di Emilio, continuato con calci e sprangate anche quando era già svenuto, appare sempre più un'azione preordinata con fredda e cinica determinazione. 
La violenza come strumento per l'eliminazione fisica degli avversari è del resto nel dna di Casapound che si ispira esplicitamente all'epopea squadrista del fascismo delle origini. 
Non casualmente il centro Casapound di Cremona, forse il più importante del nord Italia si chiama "Stoccafisso" a memoria dello stecco di pesce disseccato che i fascisti alternavano al manganello per bastonare i democratici. 
Casapound negli ultimi anni é stata protagonista di atti di violenza squadristica sempre più numerosi, l'ultimo, un'azione squadristica simile a quella di Cremona è avvenuto a dicembre a Magliano Romano, e ha recentemente confermato la sua matrice razzista, xenofoba, intollerante e violenta con manifesti inneggianti al personaggio che due anni fa uccise due senegalesi a Firenze. 
A Napoli poi gli squadristi locali di Casapound, arrestati due anni fa, sono a processo con l'imputazione di eversione di matrice fascista. 
La tracotanza di questa formazione neofascista è ultimamente cresciuta anche grazie alle alleanze e coperture di cui gode negli ambienti della destra istituzionale, in primo luogo la Lega di Salvini, di cui Casapound è diventata alleato. 
Allora cosa aspettano il ministero degli Interni e le altre istituzioni a intervenire e chiudere le sedi di Casapound a partire da quella di Cremona?! 
Mentre esprimiamo la nostra vicinanza a Emilio, con l'auspicio che si riprenda presto, ai suoi amici e compagni del Dordoni, ai familiari, confermiamo l'adesione di Rifondazione Comunista alla manifestazione indetta per sabato 24, alle ore 15 a Cremona, dal Centro sociale Dordoni e invitiamo tutti a partecipare, per dire con forza"Basta squadrismo fascista"».

Aggressione fascista al Dordoni - Solidarietà del Prc Regionale

AGGRESSIONE FASCISTA A CREMONA

PATTA (PRC LOMBARDIA):
"COSA ASPETTANO LE AUTORITA' A CHIUDERE LA SEDE DI CASA POUND DOPO LA NUOVA AGGRESSIONE A UN MILITANTE DEL DORDONI!
FORZA EMILIO! TI SIAMO VICINI!

Non è la prima volta che militanti di Casapound di Cremona aggrediscono compagni del centro sociale Dordoni, mostrando volontà persecutoria e premeditazione.
Questa volta si sono fatti dare man forte da gruppi provenienti da altre città appositamente per portare a compimento una nuova vile e brutale aggressione ferendo gravemente un militante del Dordoni.
In primo luogo vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà al centro sociale Dordoni, e soprattutto la vicinanza ad Emilio, facendo un grande tifo perché si riprenda presto!
Vogliamo poi, come PRC della Lombardia, esprimere la nostra più ferma condanna verso questo ennesimo episodio di violenza fascista chiedendo con forza la chiusura della sede cremonese di Casapound.
Da tempo impegnati, come Partito della Rifondazione Comunista, contro la risorgenza di gruppi neofascisti che fanno della demagogia, del razzismo, dell'intolleranza e della violenza le loro bandiere, invitiamo le federazioni del Prc della Lombardia a mobilitarsi in tutte le città con iniziative di denuncia e condanna.
Mentre seguiamo con trepidazione e speranza l' evolversi delle condizioni di Emilio, valutiamo modi e tempi delle iniziative di mobilitazione piu generali da assumere che comunicheremo quanto prima.

Ma la legge Mancino esiste ancora? - Casapound di nuovo responsabile di una aggressione squadristica

La situazione generale si fa sempre più drammatica, sul piano economico, sociale e politico. E come sempre si fa sempre più asfissiante la pressione della manovalanza fascista, che, si tratti del secondo come del terzo millennio, svolge sempre la stessa funzione di cane da guardia dei padroni.

Contro l'ultimo gravissimo evento di cui riferiamo qui sotto è indetta una
manifestazione nazionale antifascista
a Cremona 
sabato 24 gennaio

Emilio, un compagno di tante lotte e tante battaglie, è in ospedale in coma farmacologico con una emorragia cerebrale estesa a causa di un assalto squadrista al centro sociale Dordoni di Cremona.
Gli attivisti e le attiviste del C.S.A. Dordoni di Cremona riferiscono di un vero e proprio agguato premeditato nella giornata di domenica 18 da parte di 50 fascisti armati di spranghe, che hanno approfittato del derby allo stadio per raccogliere a chiamata alcuni volti noti di fascisti di altre città, in particolare Parma e Brescia. Intorno alle 18, a partita finita, l’assalto prima da parte di un gruppo di 10 fascisti, raggiunti poco dopo da altri 40 sbucati dalla via vicina al Dordoni.
Durante l’aggressione Emilio, compagno storico cremonese, è stato colpito ripetutamente al volto con una spranga e ora si trova all’ospedale, in coma, con una grave emorragia cerebrale e in pericolo di vita. Prima che compagni (che erano presenti nel centro sociale in 8) riuscissero a soccorrerlo, i fascisti si sono accaniti su di lui, già a terra, colpendolo con calci e bastoni
Da rimarcare anche il solito atteggiamento di Polizia e Carabinieri che, arrivati sul posto, si sono limitati ad identificare i fascisti per poi rilasciarli poco dopo, garantendo loro una fuga in tutta tranquillità, caricando invece i compagni del Dordoni che, nonostante l’inferiorità numerica, difendevano lo spazio. Un comportamento che  negli anni dell'ascesa al potere del fascismo era di sistematica protezione e copertura delle azioni criminali fasciste, ma che anche nella repubblica nata dalla Resistenza continua a restare ambiguo e corrivo. Alla faccia della legge Mancino.

lunedì 19 gennaio 2015

Pedagogia nera? - L'applicazione a Brescia della sanatoria immigrazione 2012

Si aveva il legittimo sospetto che "il potere" non avesse ben digerito l'insorgenza bresciana della gru attuata dai migranti con il sostegno del movimento nel lontano 2010. Ora sembra che i dati definitivi mostrino un vero e proprio intento punitivo o addirittura persecutorio nei confronti della realtà bresciana dell'immigrazione. Almeno cosÌ appare nella analisi di "cross-point", una delle realtà che seguono molto da vicino le problematiche della immigrazione a Brescia. Ora sembra che i dati definitivi mostrino un vero e proprio intento punitivo o addirittura persecutorio nei confronti dei migranti "bresciani".


SANATORIA MIGRANTI 2012: LA VENDETTA È SERVITA

Brescia non è terra dei diritti dei/delle migranti. I dati forniti ieri dalla Prefettura di Brescia a conclusione della sanatoria del 2012 sono a dir poco impressionanti. Sono state respinte il '70% delle richieste di fronte a un 20% a livello nazionale. Prefettura, Questura e Direzione territoriale del lavoro di Brescia evidentemente preferiscono che i/le migranti non escano dall'inferno della clandestinità, del lavoro nero, dello sfruttamento indiscriminato.
I/le migranti, secondo loro, devono condurre una vita sempre più precaria in balia del loro razzismo istituzionale. In questi due anni abbiamo assistito ad ogni tipo di discriminazione: dall'uso vessatorio della burocrazia, alla negazione di diritti elementari all'informazione, ad interpretazioni restrittive e penalizzanti delle norme e delle leggi sull'immigrazione, al disprezzo delle condizioni di vita di migliaia di migranti. Non è stato un caso. Si è perseguito con pervicacia, in cui si è distinta la Prefettura, l'obiettivo di dare un segnale preciso: a Brescia i/le migranti non devono rivendicare diritti come era successo durante la lotta della gru.
I dati sono lÌ a dimostrarlo: Brescia ha conquistato il primo posto della discriminazione, sociale, politica, razziale, a livello nazionale, nei confronti dei/delle migranti. Ciò dovrebbe far riflettere tutti/e, dalle organizzazioni politiche e sociali, alle associazioni fino alle istituzioni pubbliche sulla recrudescenza di un razzismo istituzionale che ha superato ogni limite.

Per noi la partita non è chiusa. Continueremo a lottare, a rivendicare i diritti e la dignità dei/delle migranti in quanto unico modo per contrastare una deriva istituzionale che ha il carattere di una vendetta politica.

ASSOCIAZIONE CROSS POINT

17 gennaio 2015

Una iniziativa della associazione Italia-Palestina - lunedì 26 gennaio 2015

Lunedì 26 Gennaio 2014 ore 20.30
Casa del Popolo Euplo Natali
Via Risorgimento 18 – Brescia
Presentazione del libro
"RISCATTO MEDITERRANEO"

di e con GIANLUCA SOLERA

che dialogherà con IRENE PANIGHETTI
Con la Palestina nel cuore


Associazione di Amicizia Italia-Palestina, Brescia



mercoledì 14 gennaio 2015

Giorgio Cremaschi - La guerra mondiale che vogliono fare

Riproduciamo la presa di posizione di Giorgio Cremaschi che esprime sull'uso della strage parigina considerazioni che sono per un tratto analoghe alla valutazione che in modo condensato avevamo espresso come prc

LA GUERRA MONDIALE CHE VOGLIONO FARE
di Giorgio Cremaschi

Tutti i principali media hanno diffuso l'immagine dei capi di  stato a braccetto in testa  al corteo, in una Parigi diventata capitale del mondo come ha detto, rispolverando antica grandeur, Hollande. Ebbene questa immagine è un falso costruito ed alimentato ad arte. Come mostrano le foto indipendenti che si trovano solo su internet, i capi di stato e governo sfilavano da soli in una via deserta isolata dal mondo dalle forze di sicurezza. Altrove sfilava il popolo che con le origini e motivazioni le più diverse mostrava il suo sdegno per la strage infame commessa dai fondamentalisti  islamici. Ma il corteo dei 200 potenti non era alla testa dei milioni scesi in piazza, forse con molti di loro non sarebbe stato neppure in connessione. Sono i mass media ad aver costruito questo legame, questa rappresentanza degli uni rispetto agli altri e questa è semplicemente moderna e sapiente propaganda bellica.
Siamo in guerra dicono mass media e finta testa del corteo, ma chi è in guerra, contro chi e per quale scopo deve restare indeterminato per lasciare spazio ad ogni manovra. Con il massimo della malafede intellettuale si usa la denuncia di  Papa Francesco contro una  guerra mondiale a pezzi che andrebbe fermata, per sostenere all'opposto che essa vada condotta fino alla vittoria. Alla fine l'unico concetto che rimane è quello della guerra di civiltà tra i valori democratici occidentali e il fanatismo  terrorista. Sulle dimensioni della guerra e degli avversari ci si divide sia nella finta testa del corteo di Parigi, sia tra di essa e le forze populiste e xenofobe escluse. Ci si divide su modalità ed estensione della guerra, ma non sul fatto di farla.
Eppure fin dal 1991 siamo in conflitto armato contro i nuovi Hitler e forse il massacro di Parigi dovrebbe imporre una riflessione su 24 anni di guerre per la democrazia e sui loro risultati. Invece si reagisce sempre allo stesso modo. Ho visto in televisione l'ex presidente francese Sarkozy esaltare l'unità della nazione di fronte al terrorismo. E ho pensato alla sua decisione di bombardare la Libia per sostenere i ribelli contro Gheddafi. Ricordo anche le vibranti parole di Giorgio Napolitano a sostegno di quella azione militare. Che ha avuto pieno successo, Gheddafi è stato trucidato e ora in Libia dilagano tutte le organizzazioni del terrorismo fondamentalista islamico. Gli spietati assassini di Parigi sono cittadini francesi che hanno fatto il loro apprendistato militare contro Assad in Siria.  E Hollande tuttora  insiste per un maggior impegno militare della Nato a sostegno dei ribelli siriani. Obama ha lanciato per primo l'appello contro quell'Isis i cui gruppi dirigenti sono stati addestrati dagli USA sia in funzione anti Siria che anti Iran. Gli occidentali si stanno ritirando dall'Afghanistan dove hanno sostanzialmente perso la guerra, condotta ora contro quei talebani armati ed istruiti a suo tempo dagli USA contro l'occupazione sovietica del paese. In Somalia negli anni 90 ci fu un colossale intervento militare guidato dagli USA. Ora quel paese non è più uno stato e scopriamo di mantenere ancora lì delle truppe quando son minacciate da questa o quella banda di signori della guerra. In Kosovo D'Alema mandò i suoi bombardieri per difendere la libertà dei popoli. Ora quello è uno stato canaglia in mano alle multinazionali del crimine e anche una evidente via di transito e rifornimento per i terrorismi, forse anche  per gli assassini francesi. Da quel 1991 quando  Bush padre trascinò  il mondo nella prima guerra contro l'Iraq di Saddam, gli interventi militari dell'occidente son stati molteplici e tutti dichiaratamente a favore della democrazia. Abbiamo esportato la democrazia con le armi e abbiamo importato il terrorismo fondamentalista. Ma nonostante tutto lo scambio continua. In Ucraina i nazisti di tutta Europa si son dati convegno a sostegno del governo appoggiato da Ue e Nato. Lì stanno facendo la loro scuola militare, il loro apprendistato, poi li vedremo all'opera in tutta Europa.
Farsi sbranare dai mostri che si sono allevati è la coazione a ripetere che l'Occidente non riesce ad interrompere. Anzi di nuovo risuonano gli stessi appelli e le stesse strumentalità che abbiamo sentito negli ultimi decenni.
Per combattere davvero questo terrorismo l'Occidente e l'Europa dovrebbero cambiare politica economica e militare, anzi dovrebbero mettere in discussione la stessa  coalizione che le  definisce. Da un quarto di secolo l'Occidente pratica politiche liberiste di austerità e le accompagna con guerre umanitarie in difesa della democrazia. L'Unione Sovietica non c'è più, ma la NATO esiste e chiede ancora più tributi. L'arsenale nucleare cresce  e continua a minacciare la stessa esistenza umana anche se, per ora, non è in mano ai terroristi. Non sono un pacifista gandhiano voglio sconfiggere íI fondamentalismo islamico, e con esso ogni oscurantismo religioso e politico compreso il ritorno del fascismo e del razzismo europei. Ma le politiche economiche e di guerra della coalizione occidentale hanno prodotto sinora un solo risultato, hanno diffuso e rafforzato il nemico che han dichiarato di voler combattere. Per questo la destra integralista occidentale rivendica una guerra totale vera e non le si può ipocritamente rispondere che basta una guerra in modica quantità.
Da noi dopo decenni di precarizzazione del lavoro senza risultati occupazionali, Renzi ha convinto il Pd ad abolire quell'articolo 18 contro cui si era sempre scagliata la destra economica. Se sulla guerra si seguisse la stessa logica dopo 24 anni di fallimenti, non resterebbe che una vera completa guerra mondiale.
Se si vuole abbattere il mostro che le stesse guerre democratiche dell'Occidente hanno creato ed alimentato ci sono precise scelte di rottura  da compiere. La prima è sciogliere la NATO e costruire una vera coalizione mondiale, con Russia, Cina, Iran, India, America Latina, Sudafrica. Il primo atto di questa nuova coalizione dovrebbe essere la fine della corsa agli armamenti e lo smantellamento del nucleare, che non  dovrebbe servire contro il terrorismo. Questa coalizione dovrebbe operare dentro l'ONU e non con la guerra ma con una azione comune a sostegno delle forze che si oppongono al fondamentalismo, come timidamente e contraddittoriamente si fa con i Curdi a Kobane. Questa coalizione dovrebbe avere come primo alleato sul posto il popolo palestinese  e dovrebbe costringere Israele a tornare sui confini del 67 e a riconoscere lo stato di questo popolo oppresso. Questa coalizione dovrebbe abbandonare le alleanze con i finti moderati, corresponsabili della crescita del terrorismo islamico. Parlo dell'Arabia Saudita e delle altre monarchie del petrolio, vera base culturale e finanziaria del fondamentalismo. Infine bisogna cambiare le politiche interne, perché non bisogna essere marxisti ortodossi per affermare ciò di cui erano consapevoli i democratici che sconfissero il nazifascismo. E cioè chela disoccupazione e l'ingiustizia sociale sono da sempre il brodo di coltura di dittature e guerra. Bisogna cancellare le politiche di austerità e riprendere quelle di eguaglianza sociale, bisogna finirla con l'assecondare quella guerra economica permanente che è stata chiamata globalizzazione. Solo così sarà più facile riconquistare quelle periferie emarginate, ove si scontrano il rancore fondamentalista con quello xenofobo. Onestamente credo poco che la finta testa del corteo di Parigi, che di questo disastro venticinquennale è responsabile, sia in grado di cambiare. Per questo bisogna respingere l'appello all'unità nazionale dietro di essa e costruire ad essa un'alternativa. Altrimenti tra poco potremmo sentirci dire in qualche talkshow che il solo modo per sconfiggere un miliardo e mezzo di minacciosi musulmani è far ricorso al nucleare. In fondo non è già stata usato  per  concludere una guerra?

sabato 10 gennaio 2015

Solidarietà a Charlie Hebdo - Documenti inviati alla stampa da parte di Rifondazione Comunista di Brescia

Nel giorno in cui Brescia manifesta contro il barbaro atto terroristico plurimo del quale a Parigi sono rimaste vittima i redattori della rivista satirica Charlie Hebdo, insieme ad altre vittime casuali presso il mercato "kosher", vi saremmo grati se voleste recepire anche la presa di posizione a livello nazionale della Lista L'Altra Europa con Tsipras e il documento assunto dalla Presidenza dell'ASSEMBLEA REGIONALE DEL PRC tenutasi il giorno 10 gennaio 2015 dalle ore 9,30 alle 14 presso l’AUDITORIUM zona 3 di Via Valvassori Peroni n. 56 - Milano con la presenza del compagno segretario nazionale PAOLO FERRERO.

Documento nazionale:
Esprimiamo una ferma condanna contro la strage perpetrata nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo che ha portato all’uccisione di 12 persone e al ferimento grave di altre otto. Tra le vittime vignettisti e intellettuali di fama mondiale che esprimevano con il loro quotidiano lavoro il meglio della satira, garantendo così la libertà di stampa e di opinione. Si può ben comprendere che visioni integraliste, fanatiche e totalitarie della vita e della società abbiano proprio nella libertà di stampa, di opinione, di critica e di satira il loro principale nemico. L’ironia mette a nudo le miserie delle ideologie, costruite su una falsa coscienza di sé, più di complicate confutazioni. L’attentato pare avere una matrice al qaedista o legato all’Is, al di là di chi siano le singole persone che hanno compiuto un così terribile crimine. Questo dimostra la necessità di combattere il fondamentalismo e il fanatismo di ogni tipo. Proprio per questo è inaccettabile l’ondata islamofoba che sta strumentalmente prendendo il via dalla strage di Parigi. Confondere l’Islam con il terrorismo è il migliore regalo si possa fare all’Is e alla sua propaganda. Ed è quello che stanno facendo le destre in tutta Europa. L’altra Europa con Tsipras aderirà quindi e parteciperà a tutte le manifestazioni indette dalle forze democratiche in condanna della strage.
L'altra Europa con Tsipras (COMUNICATO NAZIONALE)

Documento regionale:


QUESTA GUERRA NON È LA NOSTRA GUERRA

CONTRO OGNI TERRORISMO

Nel condividere e diffondere il comunicato nazionale di “L'altra Europa con Tsipras” insistiamo nel marcare la nostra distanza da chi, quasi per un riflesso condizionato, a destra e talvolta anche a sinistra, cade nella trappola di partecipare alla ondata di predicatori di guerra che impazza sui media e nei discorsi, con punte che direttamente ed esplicitamente incitano ad una guerra generale, spingendo per portare alla sua logica conclusione quanto il cosiddetto Occidente sta facendo da quando non trova più ostacoli né politici né ideali alla diffusione pratica e culturale del suo “pensiero unico”. La caduta del muro di Berlino - è ormai una tragica evidenza - non ha portato ad un mondo di pace. Al contrario sembra aver avviato una spirale in cui i focolai di guerra, accesi in Europa e nel Medio Oriente subito dopo quel grande evento, si sono diffusi in quantità sempre più estesa e sempre più vicina al nostro paese e fino dentro all'Europa.

Noi a questa spirale diciamo un fermo NO!

Noi vorremmo che lo stesso meritorio impegno, la stessa appassionata partecipazione, venisse espressa ogni volta che singoli ed entità di varia natura compiono atti efferati di puro terrorismo. Ma non sempre questo accade. Ad esempio Giuliano Ferrara ha esortato a partire in guerra, e ad impiccare i nostri nemici, come fecero i Bush, dimenticandosi di quando gli aerei americani centrarono il rifugio antiaereo n. 25 nel quartiere di Al-Amirya a Bagdad. Ma forse per lui, e per quelli come lui in questo caso si tratta di un gesto eroico. Nel rifugio vi erano circa 1000 persone, quasi tutte donne, bambini e vecchi. Almeno 408 di loro furono ridotti in cenere. Oppure, quando gli “islamisti” di Basayev catturarono e massacrarono centinaia di donne e bambini nella scuola di Beslan: allora si tendeva a mettere sotto accusa la Russia, più che i massacratori. Oppure quando quasi un anno fa i nazisti ucraini, con il pieno appoggio di americani e tedeschi, hanno compiuto la orrenda strage di Odessa, quanto flebile ed ambigua è stata la voce non solo dei “democratici”, ma della stessa sinistra più o meno “radicale”!
Non daremo il nostro sostegno a questa guerra verso la quale ci stanno sospingendo, a partire dal Medio Oriente e dall'Ucraina, per estenderla forse a tutto il mondo!
Noi rimaniamo convinti che il detto “socialismo o barbarie” non è uno slogan vuoto, ma una tragica realtà sia quando fu pronunciato, nel corso della prima guerra mondiale, sia ai nostri giorni.

Documento assunto dalla Presidenza della L’ASSEMBLEA REGIONALE DEL PRC
Con la presenza del compagno segretario nazionale PAOLO FERRERO il giorno 10 gennaio 2015 dalle ore 9,30 alle 14 Presso l’AUDITORIUM zona 3 di Via Valvassori Peroni n. 56 - Milano

venerdì 9 gennaio 2015

Si può ancora domandare, come si faceva una volta: a chi giova?

GUERRE

Giulietto Chiesa: “Charlie Hebdo, a Parigi attentato alla pace mondiale. Pensato per accendere la miccia”

Lucida, ruvida, scomoda e acuta la riflessione del giornalista Giulietto Chiesa sull’attentato alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo che ha fatto dodici morti. “Penso si sia trattato di un attentato alla pace mondiale, il tentativo di accendere la miccia e far entrare in guerra l’Europa” ha detto Chiesa.

di Redazione - 8 Gennaio 2015






Nell’intervento che potete ascoltare nel video in fondo all’articolo, Giulietto Chiesa parla chiaro, chiarissimo. «Hollande ha detto che il massacro di Parigi è stato un attentato alla nostra libertà, io penso si sia trattato di attentato alla pace mondiale. Io penso sia stato un attentato agli equilibri internazionali, a quel poco che resta dei precari equilibri che ancora esistono, a quel poco che resta della sovranità dell’Europa. Il massacro di Parigi è la strattonata, forse quella finale, che punta a trascinare l’Europa in guerra. L’Isis è una trappola ben congegnata, quasi perfetta, come altre già scattate in passato. Ma molti non hanno ancora capito la lezione. Lo stato islamico è creatura molto inquinata, molto dubbia; le frequentazioni di Al Baghdadi con i servizi segreti americani, con il senatore McCain si sposano con la domanda cui troppi nostri commentatori in questi mesi non hanno neanche nemmeno provato a dare risposta: chi paga? Chi paga un esercito di olte 50mila uomini, le armi, gli stipendi, le comunicazioni? Chi paga non è la Russia, non è l’Iran perché lo Stato islamico è nato proprio contro l’Iran. Allora restano pochi candidati al ruolo di mecenati del terrorismo cosiddetto islamico; e quindi tutto quello che viene da lì è da ritenere inquinato. Pochi capiscono che i servizi segreti innanzi tutto occidentali sono ormai diventati creature potentissime senza nessun controllo, il cui mestiere è quello di sfuggire al controllo persino degli stessi dirigenti politici. Molti dovrebbero riflettere su quali siano i gradi di libertà dei dirigenti politici europei, perennemente sotto controllo e minaccia se non ubbidiscono agli ordini. Ma la trappola è ben congegnata anche in un altro senso: voglio invitare a una reazione meditata nei confronti di quello che sta accadendo, di questo terribile fatto di sangue di Parigi. Voglio invitare al ragionamento. C’è un esercito di cani arrabbiati qui in Europa, qui in Italia, pronti a mordere dove ordina il padrone, tori schiumanti di furia che muovono le loro corna verso il nemico di turno messo in bella vista perché sia esecrato senza chiedersi neanche chi, perché e come. Piango i colleghi uccisi, ma c’è una muta di stupidi imbestialiti solo perché cerco di pormi la solita e unica domanda: a chi giova tutto questo? Chi è stato? Imbestialiti perchè cerco di capire e perché ho chiesto che si facesse luce sul colpo di stato di Kiev, su chi lo ha favorito, organizzato e finanziato e perché cerco di tirare fuori le vere responsabilità sull’abbattimento del boeing malesiano del luglio 2014. Io ho paura non solo degli attentatori che abbiamo potuto vedere in azione, professionisti, non kamikaze. Ho paura anche anche dell’esercito degli imbestialiti manipolati in Europa già pronti a entrare in guerra, non è ben chiaro contro chi. Più ci penso e più mi convinco che il massacro di Parigi è stato pensato proprio per accendere la miccia”.

domenica 4 gennaio 2015

I barbari all'attacco dei bambini e degli uccellini - La regione Lombardia regala la licenza ai cacciatori neofiti

Pubblichiamo il comunicato-stampa del Coordinamento delle associazioni ambientaliste ed animaliste bresciane contro il provvedimento della regione Lombardia che promuove la pratica della caccia con i soldi dei contribuenti in un momento in cui sono sotto attacco tutti i settori di sostegno ai bisogni essenziali primari della popolazione.
Prcbrescia

Coordinamento associazioni ambientaliste ed animaliste Brescia
Comunicato stampa
Un solo settore sopravvive ai tagli in Lombardia: non è la sanità né la scuola, non sono i servizi ai disabili o agli anziani, né l’ambiente, ma la caccia. Ancora una volta in Regione Lombardia hanno perso il contatto con la decenza, col senso della misura e soprattutto con l’intelligenza politica, e noi speriamo che siano in tanti gli elettori pronti a indignarsi contro amministratori che, con uno schieramento bipartisan dal quale si sono tirati fuori solo gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, sono stati capaci di destinare preziose risorse pubbliche non alla sanità o all'assistenza dei sempre più numerosi lombardi indigenti, ma a una minoranza che può permettersi non solo l’acquisto dei beni di prima necessità, ma anche quello di un fucile. Il regalo di Natale ai cacciatori è arrivato grazie al pressing rivendicato con orgoglio dal consigliere leghista bresciano Fabio Rolfi, già in prima fila nella difesa dell’illegalità venatoria e gastronomica con la sua battaglia a favore dello spiedo con gli uccelli, ed è stato rappresentato da un emendamento al bilancio di della Regione che ha permesso lo stanziamento di 65 mila euro per consentire agli esordienti della doppietta di sottoscrivere gratis la prima licenza di caccia. Sorvolando sulla tristezza di queste campagne di retroguardia, offensive per l’intelligenza e la sensibilità di un enorme numero di cittadini lombardi, le associazioni si rivolgono agli elettori di ogni schieramento chiedendo loro di riflettere sull'eticità dell’utilizzo che a Milano fanno delle loro tasse, e poi chiedono direttamente a tutti gli esponenti del consiglio regionale che hanno votato sì all'emendamento un atto di coraggio: se proprio vi piace la caccia pagatela voi con le vostre ricche indennità, non fatela finanziare a chi di doppiette adolescenti non ne vuole proprio sapere perché per la sua Regione preferisce una sanità e un’assistenza sociale efficienti.
________________________
 E.N.P.A. (Ente Nazionale Protezione Animali) Sezione Brescia, Legambiente Brescia, S.V.A. (Servizio di Vigilanza Ambientale) Legambiente Brescia, LAC (Lega Abolizione Caccia) sezione Brescia, LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) sezione Brescia, O.I.P.A. Brescia (Organizzazione internazionale Protezione animali), A.N.P.A.N.A onlus sede di Brescia, Comitato Contro Greenhill

sabato 20 dicembre 2014

Occupata dai dipendenti la sede della Provincia a Brescia - 19/12/2014

Come da noi preannunciato, l'operazione "tecnica" di estromettere gli elettori dalla determinazione degli amministratori provinciali era un espediente che avrebbe immediatamente portato ad una restrizione degli spazi di democrazia, secondo l'ispirazione fondamentalmente autoritaria che questo governo ha della gestione del potere. Per questo il governo vuol stringere i tempi per "perfezionare" la restrizione di democrazia e partecipazione con l'abolizione del senato e con l'imposizione di una nuova legge elettorale secondo il principio: "visto che la Corte Costituzionale ha bocciato il porcellum, facciamo una legge ancora più anticostituzionale".
Per intanto le prime mazzate sono arrivate sui dipendenti delle province italiane, costretti a ricorrere ad un gesto forte e forse mai accaduto in Italia: l'occupazione della sede della Provincia di Brescia.
In solidarietà a questi lavoratori il Partito della Rifondazione Comunista emette il seguente

COMUNICATO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA BRESCIA
SUL TEMA DEL RIORDINO delle PROVINCE
E A SOSTEGNO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI CHE RISCHIANO IL LICENZIAMENTO
DALLA PROPAGANDA AI FATTI ?
Il riordino degli Enti Locali e la loro razionalizzazione nei fatti si traduce in riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione. La riorganizzazione delle Provincie diventa per i cittadini e le cittadine l’ennesima restrizione di servizi strategici e tutto questo anche sulle spalle dei lavoratori e lavoratrici della Provincia.
Denunciamo, come da una parte si insinui in questo progetto, sotto la voce “ridistribuzione delle deleghe”, l’accentramento a livello regionale in quanto quelle deleghe (cultura, turismo, agricoltura) non vengono “redistribuite, ma avocate alla regione, realizzando il depauperando sul territorio di competenze, ignorando esperienze e pratiche sedimentate negli anni; dall’altra parte si dà concretezza alla logica di consegna al mercato del “bene comune”, realizzando la privatizzazione di servizi strategici tramite la loro annunciata assegnazione a “partecipate”.
L’esatto contrario di come si dovrebbe fare ora, in una situazione di crisi economica permanente, dove i servizi dovrebbero essere a disposizione e a sostegno dei cittadini in difficoltà: pensiamo alla riduzione di risorse per la scuola, per i centri di pubblico impiego, al tema del territorio e della viabilità.
In mezzo a questo “progetto coerente” allo smantellamento del servizio pubblico, ci sono le lavoratrici e i lavoratori della Provincia, che diventano laboratorio, sotto la regia del governo Renzi, di quel che vuole dire l’applicazione del Job Acts : massima flessibilità di ruolo e luogo di lavoro, de-mansionamento, ricollocazione arbitrarie e licenziamenti, per la prima volta nel pubblico impiego.
Nel rimpallo fra Provincia ( o Area Vasta) e Regione, nella riduzione di fondi, diventa sempre più difficile capire dove verrà concretizzata la ricollocazione di centinaia di dipendenti e valorizzata l’urgenza di efficientare servizi essenziali.Tutto questo diventa ancora di più paradossale in quanto si trovano montagne di soldi per opere inutili e devastanti per l’ambiente (autostrada BREBEMI e TAV).
Siamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, dei cittadini e cittadine, dei diritti e della tutela del territorio. Si dichiarano risparmi, ma si specula sulle nostre vite, si propaganda ascolto e si decide unilateralmente.
E questo è solo l’inizio, perché prossimamente toccherà in maniera ancora più pesante alla Sanità, alla Scuola, e ai loro dipendenti.
QUESTO E’ IL RIORDINO, SUBORDINATO E CONFACENTE ALLE POLITICHE LIBERISTE EUROPEE E, ATTUATE DAL GOVERNO RENZI!
Segreteria Federazione di Brescia del Partito della Rifondazione Comunista

martedì 16 dicembre 2014

Stop - TTIP - Incontro alla Camera del Lavoro di Brescia - Venerdì 19 dicembre 2014

Transatlantic Trade and Investment Partnership = cooperazione transatlantica nel commercio e negli investimenti è il trattato che nelle intenzioni dei promotori dovrebbe fare compiere il passo decisivo per il trionfo senza più limiti della legge del mercato su tutti gli aspetti della vita, assoggettando ai rapporti mercantili privati anche i residui poteri dei governi.

Il Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP) e il Trattato per i Servizi (TISA) sono pericolosissimi e, purtroppo, poco conosciuti pubblicamente.
Falliti i tentativi di regolamentare i comportamenti sui mercati mondiali a livello multilaterale, le maggiori potenze, in grande segretezza,  hanno avviato negoziati per la definizione di accordi bilaterali.

Se verrà firmato il TTIP fra USA e UE si  creerà la più grande area economica mondiale di libero scambio (il 45% dei flussi commerciali).
Secondo De Gucht, commissario per il commercio europeo, il Trattato permetterà un incremento del 28% delle vendite dei prodotti europei negli USA e dell'1% di PIL, nel giro di 10 anni.

In realtà, secondo Alex Zanotelli  "... il trattato è un vero e proprio golpe da parte dei poteri economico-finanziari che governano il pianeta".  Saremmo, infatti,  di fronte alla vittoria delle lobby rappresentate da multinazionali e banche che premono sulle istituzioni per condizionarne le scelte.
Il Trattato indebolisce il principio di precauzione vigente in Europa in relazione in relazione ai nuovi prodotti (OGM), elimina le sanzioni in caso di abusi relativi ai diritti sociali e ambientali, mira a una progressiva privatizzazione di tutti i servizi pubblici, a sottomettere gli Stai a una nuova legislzaione a misura di multinazionali ed infine investe della soluzione di controversie fra imprese e poteri pubblici, strutture di arbitrato privato (ISDS, Individual State Dispute Settlement). Il trattato in realtà potrà avere pesanti ricadute sul mondo del lavoro aggirando le norme del diritto e di protezione dei lavoraotori e delle lavoratrici, baipassando vincoli dell'ILO, Organizzazione internazionale del Lavoro e ridimensionando il diritto di contrattazione collettivo.


Su questo la Camera del lavoro di Brescia ha organizzato una importante iniziativa
Venerdì 19 dicembre 2014
alle ore 17.00
presso la
Camera del lavoro
Via Folonari 20 - Brescia
 

domenica 14 dicembre 2014

Ad un anno dal movimento dei forconi (#9dicembre 2013)

Sembrava la rivoluzione, invece non era neppure un calesse.

Tutti sembrano essersi dimenticati della agitazione di un anno fa. Meno questa compagna che, firmandosi, ha mandato in rete le sue riflessioni. Ma nessuno sembra essersi accorto neppure di questa puntualizzazione. Noi la pubblichiamo, ritenendo che questo contributo meriti di vivere un po' più a lungo del click che lo ha cancellato dalla "posta in arrivo"
SIAMO ITALIANI – un ricordo delle polemiche dell’anno scorso sui forconi
Ho custodito per un anno il volantino. Puoi anche non leggerlo e saltare al commento.
Si presenta così: sfondo bianco, quattro
fasce di colore rosso con scritte bianche, tutto il resto è scritto in nero.
Sulle fasce rosse possiamo leggere ”L’ITALIA SI FERMA”, “DAL 09 DICEMBRE 2013” (chissà perché hanno tenuto a quello zero davanti al nove!), “RIBELLARSI È UN DOVERE”, “COORDIAMENTO BRESCIA-MANTOVA. SEGUICI SU FACEBOOK: 9 dicembre coordinamento brescia mantova”;
in grande sul fondo, altezza tre centimetri: “SIAMO ITALIANI” e poi di seguito possiamo leggere ”CI HANNO ACCOMPAGNATI ALLA FAME; HANNO DISTRUTTO L’IDENTITA’DI UN PAESE; HANNO ANNIENTATO IL FUTURO DI INTERE GENERAZIONI, L’ITALIA CHE PRODUCE DI QUALSIASI SETTORE, L’ITALIA DEI DISOCCUPATI, DEI PRECARI, DEI GIOVANI, DEGLI STUDENTI, DEI PADRI, DELLE MADRI, DEI FIGLI E DI CHIUNQUE VOGLIA DIRE BASTA … QUESTA ITALIA SI RIBELLA E SCENDE NELLE STRADE E NELLE PIAZZE CONTRO IL FAR-WEST DELLA GLOBALIZZAZIONE CHE HA STERMINATO IL LAVORO DEGLI ITALIANI, CONTRO QUESTO MODELLO DI “EUROPA”, PER RIPRENDERCI LA SOVRANITA’ POPOLARE E MONETARIA, PER RIAPPROPRIARCI DELLA DEMOCRAZIA, PER IL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE, CONTRO UN GOVERNO DI NOMINATI, PER DIFENDERE LA NOSTRA DIGNITÀ”
e per finire: “ Tu che sei italiano, che paghi le tasse, che vieni insultato perché italiano, tu che sei senza lavoro, tu malato che chiedi aiuto, tu studente che lotti per la tua scuola, tu madre di famiglia che non arrivi alla fine del mese, tu che rovisti negli avanzi del mercato per trovare cibo, tu commerciante imprenditore che ti stanno facendo chiudere, tu genitore che le banche ti hanno portato via la casa. Sì dico a te, il 9 dicembre vieni al nostro presidio per dire basta allo stato, ai politici, ai sindacati, a questo governo che ci ha tolto la dignità e l’onore, siamo tutti italiani riprendiamoci la nostra Italia.”
Fine
della trascrizione.
Ne scrivo perché fu
proprio allora, nel dicembre del 2013, che si evidenziarono a proposito di questa protesta, detta anche dei forconi, delle analisi di metodo e contenuti diametralmente opposte nel nostro variegato mondo di antagonisti al sistema neoliberista e dalle onde d’urto della nostra radio si ascoltava la lettura integrale degli editoriali di Infoaut.
Davide Grasso, redattore di Infoaut, animatore del centro sociale Askatasuna e delle lotte in Val di Susa scrisse un articolo dal suggestivo titolo “Anche Marx bloccherebbe le strade” cioè si metterebbe con questo popolo a protestare: un popolo, lo cito, di individui socialmente oppressi che vivono fra stadio e periferie dove sopravvive però la veracità e la sincerità dei rapporti umani, improntati al bene come al male; quartieri come luoghi dove ancora si pensa di potersi fidare di qualcuno, dove gli spazi di condensazione sociale sono il piccolo commercio: bar, panetterie, centri commerciali, negozi. Mentre le sedi dei partiti democratici o micro comunisti, no. Sorry! NO … 
Davide, per par condicio, puntò il dito anche sui centri sociali: se non chiedono la tessera, operano sovente una silenziosa, e perciò ancora più odiosa, selezione all’ingresso sulla base di codici culturali e del look. Perciò è meritevole secondo lui lo scorrere per settimane, assieme alle merci, del passaparola sul movimento#9D fatto da commercianti e mercatari, mentre la sinistra organizzata e/o di movimento è moribonda d’invidia per l’estensione e l’efficacia dei blocchi e delle proteste. 
Anche sull’estensione del movimento del 9 dicembre non riuscimmo ad essere d’accordo, per molti  numericamente irrisorio: sono quattro gatti con un buon battage pubblicitario ed anche a Torino sono lontani dai numeri di un qualsiasi movimento anche parziale del passato. Molta meno gente in  piazza di un comune sciopero nazionale di categoria, o studentesco mal  riuscito. Altri ne sottolinearono l’originalità che vale più dei numeri: finalmente un movimento che nasce e resta in periferia. 
Ma tornando all’articolo, la filippica continuava e puntava il dito contro la nostra mancanza di umiltà, la nostra presunzione e le nostre certezze sulla strategia rivoluzionaria che, sempre secondo noi, si può trovare solo nei classici della teoria materialista. Che dio ci fulmini!
Ancora pochi giorni fa quelli di Infoaut scrivevano che la nostra idea di movimento è l’eco semantica di un’espressione che si è cristallizzata nei decenni, proprietà gergale del micro - ceto sfigato dell’antidiluviano lascito delle “sinistre extraparlamentari” (anche quando fa proprio il richiamo a forme apparentemente diverse).
Da notar bene che le espressioni utilizzate dai movimentisti: partiti micro comunisti, micro ceto politico e vedi sopra, micro - ceto sfigato … insomma tutto queste accuse di microscopicità sono servite sul piatto delle relazioni da compagni che lavorano in organizzazioni ancora più micro … praticamente il cieco ride dell’orbo che vede poco!
Dunque? Mobilitiamoci, ci dicono, perché il movimento è ciò che si muove, che noi lo vediamo o no, che noi ci siamo o no. La sua direzione è l’oceano travagliato di chi appartiene alla nostra classe, sua meta è la cessazione della sua esistenza storica e via di questo passo… Praticamente questi giovani intellettuali della sinistra antagonista e movimentista, allergici ad ogni tipo di organizzazione partitica, ma poi di fatto organizzati come micro partitini pure loro, traducono una possibilità di cambiamento reale del “ribellarsi è giusto” nell'assoluta certezza che ciò possa accadere, anzi che stia già accadendo e chi non ci crede è un marrano; forse perché l’accelerazione del tempo è divenuto tratto caratterizzante della modernità? E forse perché confondono il bisogno di violenza con la violenza del bisogno?
Davide se la prendeva anche con il quadro di Pellizza da Volpedo che definisce orribile perché i proletari sono letteralmente un esercito di piccoli Gesù Cristo che lavorano e abitano nello stesso luogo e per lo stesso padrone, accomunati, oltre che dalle condizioni sociali, da un unico, rassicurante, statuto giuridico. E noi non ci siamo nemmeno accorti che il proletariato non è più quello e ignoriamo la volontà di liberazione di chi non si veste più nello stesso modo, non fa più lo stesso lavoro, non ha più un solo padrone, ma spesso lavora come finta partita iva che ha ancora per nemici quelli di sinistra contrari ai blocchi stradali dei forconi …
Perciò ci invita ad essere materialisti davvero e ad abbandonare l’antico pregiudizio secondo cui il regno della libertà sarebbe un’ideologia alla quale il mondo dovrebbe conformarsi, anziché qualcosa che i movimenti reali potranno contribuire a configurare … dimentica Davide Grasso, che per altro ammiro tantissimo per la sua militanza attiva fatta di lotta dura e pura, che l’ideologia è soltanto il riflesso e non la forma dell’economia, dunque noi materialisti storici non abbiamo un’ideologia da calare dall’alto ma una conoscenza dei processi storici e delle ragioni del capitale che formano la nostra coscienza critica che, anche se non lo volessimo, ci serve come un metal detector per capire sia il movimento dei forconi che il Movimento 5 stelle per quel che sono. 
Tiro in ballo il partito di Grillo perché nel suo articolo ci accusa di reagire alla sua vittoria insultandolo. A dir la verità noi ci siamo attivati anche prima del suo successo elettorale avendo capito in anticipo ciò che sembra finalmente non sfuggire oggi ai più e cioè che il Movimento 5 stelle nonostante la nomina di centinaia di parlamentari non è riuscito a incidere in nulla sullo sfacelo del nostro paese e non essendo né di destra né di sinistra per noi è sicuramente di destra, tant'è che un bel po’ di sui voti andranno alle prossime elezioni nelle tasche di Salvini che come scusa per le stronzate che dice non tira fuori che scherza come fa, nei momenti di difficoltà mediatica, il comico prestato alla politica Grillo!!!
E qui secondo me casca l’asino … I movimenti reali, magari in opposizione al sistema in movimento di gramsciana memoria, possono spezzare i vincoli che la società nel suo sviluppo ha sacralizzato? Noi pensiamo davvero che i movimenti reali contengano già la loro trasformazione in un progetto di società alternativa all’esistente? Quanto le lotte modellano e trasformano il livello di coscienza di chi vi prende parte? Basta la protesta, la sollevazione, la rivolta, la sommossa a far sì che il popolo, termine che amano anche i nuovi antagonisti, mentre io lo aborro, riesca a spezzare le proprie catene?
Noi portiamo il nostro tempo appreso nel pensiero, possiamo allora balzare oltre il nostro tempo? Possiamo dunque distanziarci dall'universo concettuale della nostra epoca? Marx pensa di sì, scrisse nei Grundrisse “La società borghese, basata sullo scambio di valore, genera rapporti di produzione e circolazione che rappresentano altrettante mine per farla esplodere. Esse sono una massa di forme che si oppongono alla unità sociale, il cui carattere antagonistico non potrà mai essere eliminato attraverso una pacifica metamorfosi. D’altra parte, se noi non potessimo già scorgere nascoste in questa società – così come è – le condizioni materiali di produzione e di relazioni fra gli uomini, corrispondenti ad una società senza classi, ogni sforzo per farla saltare sarebbe donchisciottesco” - peccato che la società dello spettacolo sia riuscita a disinnescare alcune di queste mine.
Non possiamo però dimenticare anche un’altra famosissima frase di Marx “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è al contrario il loro essere sociale che determina la loro coscienza”. I proletari devono essere dunque rivelati a loro stessi, perché senza la coscienza non c’è il soggetto, senza il soggetto non è pensabile la prassi trasformatrice … naturalmente è Gramsci che ce lo spiega; e senza una cultura di classe non è possibile essere coscienti di sé e della realtà, quindi al forcone di turno è preclusa ogni azione efficace, in grado di trasformare la società. Critica vuol dire cultura, dunque non può esistere uno sviluppo spontaneo dell’autocoscienza. 
“Rivelare i proletari a loro stessi” ecco il compito dei rivoluzionari. Perciò la critica se critica ci deve essere è quella, e la sottoscrivo, di aver abbandonato il terreno degli umili, quel terreno che avrebbe bisogno di avanguardie pronte al lavoro culturale di base per spiegare allo sfruttato lo sfruttamento capitalista, pronte a lavorare per la classe; ed invece abbiamo tante intelligenze che se la menano sui blog per spiegare quanto Hegel c’è in Marx, tanti finti militanti che in realtà sono intellettuali snob che analizzano i fenomeni sociali alla ricerca di quelli che convalidano le loro prese di posizione all’interno di dibattiti sottili ed inutili fra cervelloni presuntuosi che non si impegnano mai per il raggiungimento di una consapevolezza, di una distinzione, di una individuazione del fine storico che deve informare l’azione degli oppressi, degli sfruttati: per la creazione della nostra storia, per l’edificazione della nostra città.
E a questo punto, per ritornare all’articolo di Davide Grasso, nessuna commozione per il quartierino di turno, il centro commerciale con le sue guardie giurate pronte per un piccolo furto a chiamare la polizia che ti appioppa una denuncia per furto aggravato, nessuna commozione per lo stadio dove la socialità passa attraverso la creazione del nemico da menare, uno che guarda caso ti assomiglia in tutto e per tutto.
Un operaio, ma a questo punto anche una partita iva o un precario di qualsiasi contratto è proletario quando “sa” di essere tale e opera e pensa secondo questo suo sapere. Perciò le parole d’ordine dei forconi non ci commuovono perché leggiamo senza fatica che non ci si solleva perché sfruttati, ma perché italiani impoveriti e le parole d’ordine sono l’appartenenza nazionale, l’umiliazione, l’onore, l’identità, e la dignità in quanto italiani. Questo ciarpame, questa accozzaglia di sentimenti nostalgici si definisce anche “qualunquismo interclassista e patriottardo”. Chi ha orecchie ed occhi per intendere intende!
Se a questo popolo italico in sofferenza autentica si offrisse l’uscita dalla crisi attraverso una guerra che si svolga lontana dai sacri confini, questi che ora protestano perché non arrivano alla fine del mese, troverebbero nella guerra la difesa della loro dignità, sta già accadendo con le missioni di “pace” nei territori più caldi del pianeta, missioni che assicurano affari d’oro al capitalismo nostrano.
Di quanto si accontenteranno loro, i forconi, per dir di star meglio e tornare alle loro tiepide case mentre altri al loro posto saranno costretti a subire maggiormente questo sistema ingiusto e crudele? Cosa me ne faccio io di una protesta che sposta solo più in là il problema dello sfruttamento? Perché dovrei sostenere l’egoismo proprietario del solo italiano quando per me è l’umanità tutta che deve uscire dal giogo del capitale?
Questo io lo chiamo il movimento del “fatti più in là, tu … tu … tu … Tu che la testa mi fai girar” che qui ci siamo noi italiani …
Se la legge dello sviluppo ineguale vale anche per sistemi diversi da quello capitalista a maggior ragione non è un cambiamento qualsiasi che ci potrà salvare dalla divisione fra sfruttati e sfruttatori, ma un certo tipo di cambiamento e cioè quello che vede abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione - non certo di un’auto o di un appartamento -, che caratterizza ormai da secoli lo sfruttamento capitalista e non penso sia nell'agenda del movimento dei forconi.
Per questo sono così amareggiata al ricordo dalle discussioni intercorse l’anno scorso, per questo scrivo: perché giovani militanti dei centri sociali sembrano nelle loro analisi  “irrequieti spiriti avidi di novità purchessia” definizione di Gramsci in “Lo sviluppo della rivoluzione” del 1919, questa irrequietezza viene anche più pesantemente definita da altri supponenza, autoreferenzialità, e saccente ignoranza.
Padroncini dei subappalti e loro operai, con proteste obbligatorie che poi son recuperate lavorando il sabato, evasori che chiedono meno tasse, autotrasportatori, artigiani, disoccupati, finte partite iva, tutti soggetti di classe subalterni: ceto medio impoverito, variamente strumentalizzati da destra, perché la sinistra e i sindacati li avrebbero sempre ignorati preferendogli i salariati, possono diventare un soggetto rivoluzionario? No, perché in effetti loro come ormai la stragrande maggioranza dei salariati italiani, senza coscienza di classe, desiderano ardentemente stare all'interno della macchina del consumo, vogliono un capitalismo come quello nel quale nuotavano fino ad ieri e che ora non c’è più. Vogliono essere padroni a casa loro e fuori il nemico interno: gli immigrati. Non per niente il Salvini prossimo venturo avrà un mare di voti che gli serviranno solo per togliere il poco che resta al concetto di eguaglianza fra gli esseri umani, attraverso il forcone della cittadinanza. Perciò per dissolvere questo prodromo di “rivoluzione” basterà un cambiamento di congiuntura, un po’ di Pil in più, forse un poco più degli ottanta euro di Renzi.
Li possiamo noi lasciare alla destra che raccoglie quello che la sinistra ha seminato, destra come ultimo contenitore dopo tutti i contenitori da cui sono transitati? Questo si chiedevano tanti opinionisti l’anno scorso … 
Rispondo con le parole di una mia mail di quei giorni se davvero vuoi sporcarti le mani nelle contraddizioni del presente devi mettere in campo il regno delle "possibilità", è un regno tutto in salita e quando si arriva in cima non si trova magari nulla di quello che si cercava, ma guardandosi indietro ci si scopre soli e affaticati, diceva Sartre che l'inferno sono gli altri, e gli altri che abbiamo più vicino non sono da disprezzare ma da comprendere. Ma come si può capire il mondo di quelli che come scrive Bertolt Brecht "non vogliono essere oppressi, vogliono opprimere. Non vogliono il progresso, vogliono il vantaggio e sono obbedienti a chiunque prometta loro il comando e son pronti magari a sacrificarsi affinché resti la pietra sacrificale" e  non mettersi in relazione stretta con i compagni, quelli a te più vicini? … Perciò penso che non sia poi male cercare di legare prima fra di noi e poi forti di questo “noi” andare insieme in salita…
Eugenia Foddai
Per finire, se qualcuno ha voglia, può leggere qui quanto scriveva Paolo Ferrero il 16 dicembre 2013, in "medias res" - nel mezzo degli eventi. Nel suo scritto si deve distinguere bene il tentativo di analisi (la prima parte dello scritto) e la proposta politica (seconda parte). È comunque impressionante, al di là delle analisi, l'analogia tra la situazione attuale e quella di inizio '900, con tanto di bottegai inferociti e di partiti di sinistra imbracati. Allora sappiamo come è andata a finire. Ovviamente le diversità sono enormi. Ma anche oggi, come allora, siamo alle prese con la "quarta sponda", la sempiterna Libia, alla quale Renzi mostra di guardare con occhi voraci.

sabato 13 dicembre 2014

Lo sbrocca Italia non sbrocca solo i lavoratori - A Bordolano corteo nel Parco dell'Oglio sabato 20 dicembre

COORDINAMENTO NO TRIV LOMBARDIA
COORDINAMENTO COMITATI AMBIENTALISTI LOMBARDIA

“SBLOCCA ITALIA” = PAESE A RISCHIO?

IL DECRETO 132/2014 “SBLOCCA ITALIA” E' PUBBLICATO COME LEGGE 164/2014           
SULLA GAZZETTA UFFICIALE DEL 11 NOVEMBRE 2014. 
SECONDO L' ART. 38 “…STOCCAGGI METANO, TRIVELLAZIONI, PROSPEZIONI, RICERCHE IDROCARBURI RIVESTONO CARATTERE DI INTERESSE STRATEGICO, INDIFFERIBILI, DI PUBBLICA UTILITA”: SERVONO DAVVERO? DOVE SONO I DATI?

MA NEL SOTTOSUOLO DELLA PIANURA PADANA (IN ITALIA PAESE AD ALTA SISMICITA' NATURALE...) VOGLIONO STOCCARE METANO IN ZONE SISMICHE, SOPRA LE SORGENTI SISMOGENICHE NATURALI ATTIVE CAPACI DI PROVOCARE SISMI DI MAGNITUDO 6.1 (ITCS002 E ITCS072) E DOVE GIA' SI SONO VERIFICATI TERREMOTI. CHI PAGA I DANNI? LE MULTINAZIONALI?

AUMENTA L'ENERGIA PRODOTTA DA FONTI RINNOVABILI NON INQUINANTI
I CONSUMI DI METANO SONO IN CONTINUO CALO AL DI SOTTO DEGLI ANNI 2000:  OGGI A 63 MILIARDI M3/ANNO INVECE DEI PREVISTI (NEL 2006) 130 MD M3/ANNO.
A CHE SERVONO NUOVI GIGANTESCHI STOCCAGGI DA 10 MILIARDI DI M3 DI METANO, METANODOTTI ENORMI DAL DIAMETRO DI 1.400mm, NUOVE CENTRALI A METANO DI STOCCAGGIO E POMPAGGIO METANO CON FUMI EMESSI A 520°-700°?

A CHE SERVONO NUOVE ATTIVITA' (STOCCAGGI METANO) A RISCHIO INCIDENTE RILEVANTE-DIRETTIVA SEVESO-DLGS 334/1999 SOTTO I PIEDI DI CITTADINI MAI INFORMATI DEI RISCHI (CONVENZIONE EUROPEA DI AARUHS 1998 MAI APPLICATA) E IN ATTIVITA' SENZA PIANI DI EMERGENZA ESTERNA?
LE NORME DI PROTEZIONE EUROPEE PREVEDONO ANCHE “PIANI DI PROTEZIONE PER LE ATTIVITA' SENSIBILI (RAFFINERIE, STOCCAGGI, CENTRALI, METANODOTTI, OLEODOTTI, RETI ENERGETICHE E DI TRASPORTO) DA ATTIVITA' INCONTROLLATE”.

LINEE GUIDA APPROVATE IL 24 NOVEMBRE 2014 DALLA COMMISSIONE “CIRM”:
“…SERVONO MONITORAGGI DELLA SISMICITA' ANTROPICA INDOTTA (DAGLI STOCCAGGI DI METANO) E ATTIVAZIONE DELLE PROCEDURE DI PROTEZIONE CIVILE PER LE CALAMITA' CONNESSE CON LE ATTIVITA' DELL'UOMO DA FRONTEGGIARE CON MEZZI E POTERI STRAORDINARI (ART 5 – LEGGE 222/92)...”

CI VOGLIONO TERREMOTATI PER DECRETO DI STATO ???
NON SIAMO NEL TEXAS, NON SIAMO CAVIE!!!
NO AL TERRITORIO MILITARIZZATO!
DIFENDIAMO ILNOSTRO AMBIENTE, LE NOSTRE CASE, IL NOSTRO LAVORO!
NO ALLA SVALUTAZIONE DEL TERRITORIO! SI  ALTERNATIVE ENERGETICHE!
STOP AL CONSUMO DI RISORSE ENERGETICHE FOSSILI NON RINNOVABILI
STOP ALLA EMISSIONE DI GAS SERRA CLIMALTERANTI (TRA CUI IL METANO)
MANIFESTIAMO
LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI: CORTEO PACIFICO PER LE STRADE DI BORDOLANO E DEL PARCO OGLIO NORD
SABATO 20 DICEMBRE 2014 – DALLE ORE 14.30
CONCENTRAMENTO ZONA INDUSTRIALE DI BORDOLANO
SULLA EX S.S. QUINZANESE SP 86
CITTADINI INTERVENITE! COSTRUIAMO INSIEME IL NOSTRO FUTURO!!!
SONO APERTE LE ADESIONI

domenica 7 dicembre 2014

Comunicato di Medicina Democratica sul presidio di Gavardo in difesa della 194

MEDICINA DEMOCRATICA PRESIDIO  6 DICEMBRE  FUORI DALL’OSPEDALE DI GAVARDO
vedi http://rifondazionebrescia.blogspot.it/2014/12/elusione-legge-194-presidio-allospedale.html

    Medicina Democratica ha indetto il presidio fuori dall’Ospedale di Gavardo dove da troppo tempo le IVG si praticano solo una volta al mese, per l’ausilio di una ginecologa esterna, poichè i ginecologi  del reparto sono al 100% obiettori.
M.D. ha voluto richiamare all’attenzione dell’opinione pubblica che la mancata applicazione della legge 194 dipenda da più elementi quali:
- La presenza pervasiva dei ginecologi obbiettori di coscienza che nella ns. Regione ha raggiunto il 63,6 di      ginecologi nel 2011 e certo questo dato non è andato  migliorando!
- Nella nostra provincia nessuna delle cliniche private accreditate  pratica le IVG e questo elemento, comune a molte realtà, deve essere rivisto come criterio di accreditamento.
- La esponenziale presenza sul territorio di consultori privati, ricordiamo il dato che nel 2005 erano al 8,7 % rispetto ai pubblici, ora nel 2014 abbiamo raggiunto la percentuale del  51,4. Poiché molti di questi sono di matrice confessionale, va da sé che in questi  presidi non si rilasci la prescrizione necessaria per l’IVG, né tanto meno sia disponibile  la pillola del giorno dopo, l’impianto della spirale  o siano a garanzia di una corretta informazione per le donne sul tema della contraccezione. Oltre  all’elemento economico, in cui l’interesse privato sta mettendo sempre di più mano anche in ambito territoriale, dopo essere entrato pesantemente nell’utilizzo del denaro pubblico per le strutture ospedaliere.
- Denunciamo inoltre la ingiustificata presenza di obiettori nei consultori, perché la legge parla chiaro a questo riguardo, in quanto l’obiezione di coscienza riguarda solo le “procedure e attività” dirette all’intervento (art.9 legge 194), presenza che purtroppo dobbiamo segnalare anche in uno dei due soli, consultori pubblici rimasti a Brescia.
La logica della mercificazione della salute regna! L’ideologia e la politica del precedente governo retto da R. Formigoni (quindi da CL), non si sono modificate con la successiva e attuale Giunta Maroni. Al centro resta la famiglia e la sussidiarietà!
Intanto il fenomeno del ritorno agli aborti clandestini e ricorso a farmaci dannosi alla salute delle donne diventa sempre più attuale.
L’attenzione alle tematiche qui riassunte saranno oggetto delle prossime iniziative di mobilitazione.

Medicina Democratica sezione di Brescia
 https://www.facebook.com/MedicinaDemocraticaBrescia

Qui sotto alcune immagini del presidio. Per vedere tutta la galleria di immagini vai a batti qui




A Brescia - Via Carolina Bevilacqua - Con la lotta del Sulcis

I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DI
ALCOA
EURALLUMINA
EX ILA
ROCKWOOL
CARBOSULCIS
E DI TUTTE LE REALTA' PRODUTTIVE DEL 
SULCIS – IGLESIENTE

SONO IN LOTTA CONTRO LA CHIUSURA DELLE FABBRICHE, DELLE MINIERE E IN DIFESA DEI SALARI PER UNA VITA DIGNITOSA

per sostenerli ci troviamo con
ANTONELLO PIROTTO
e GIAN MARCO MOCCI
(operai dell’Eurallumina di Portovesme)
presso la sede della Confederazione Cobas

mercoledì 10 dicembre alle ore 20.30
in via Carolina Bevilacqua 9/11 a Brescia

Il dibattito sarà preceduto dalla visione del film documentario “LOST CITIZENS” sulla crisi del Sulcis - Iglesiente che li vede protagonisti.