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BRESCIA - 23 NOVEMBRE 2014
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IL PROGRAMMA DELLA FESTA DI RIFONDAZIONE 2014 A BOVEZZO

Da qui puoi scaricare e stampare il pieghevole col programma completo della festa in formato A4

RIFONDAZIONE COMUNISTA è a BRESCIA con due ingressi: in VIA CASSALA 34 (ingresso uffici) e in VIA ERITREA 20 (ingresso Sala incontri)

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CONTATTACI: rifondazionebrescia@gmail.com telefono-0302411021 fax-0303736420

ALTRI SITI. Da qui puoi raggiungere la pagina dei siti ufficiali dei circoli della federazione, ma anche di compagni singoli che si occupano della vita del partito. Tutti gli interessati sono invitati a segnalare il loro sito all'indirizzo e-mail rifondazionebrescia@gmail.com.

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sabato 20 dicembre 2014

Occupata dai dipendenti la sede della Provincia a Brescia - 19/12/2014

Come da noi preannunciato, l'operazione "tecnica" di estromettere gli elettori dalla determinazione degli amministratori provinciali era un espediente che avrebbe immediatamente portato ad una restrizione degli spazi di democrazia, secondo l'ispirazione fondamentalmente autoritaria che questo governo ha della gestione del potere. Per questo il governo vuol stringere i tempi per "perfezionare" la restrizione di democrazia e partecipazione con l'abolizione del senato e con l'imposizione di una nuova legge elettorale secondo il principio: "visto che la Corte Costituzionale ha bocciato il porcellum, facciamo una legge ancora più anticostituzionale".
Per intanto le prime mazzate sono arrivate sui dipendenti delle province italiane, costretti a ricorrere ad un gesto forte e forse mai accaduto in Italia: l'occupazione della sede della Provincia di Brescia.
In solidarietà a questi lavoratori il Partito della Rifondazione Comunista emette il seguente

COMUNICATO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA BRESCIA
SUL TEMA DEL RIORDINO delle PROVINCE
E A SOSTEGNO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI CHE RISCHIANO IL LICENZIAMENTO
DALLA PROPAGANDA AI FATTI ?
Il riordino degli Enti Locali e la loro razionalizzazione nei fatti si traduce in riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione. La riorganizzazione delle Provincie diventa per i cittadini e le cittadine l’ennesima restrizione di servizi strategici e tutto questo anche sulle spalle dei lavoratori e lavoratrici della Provincia.
Denunciamo, come da una parte si insinui in questo progetto, sotto la voce “ridistribuzione delle deleghe”, l’accentramento a livello regionale in quanto quelle deleghe (cultura, turismo, agricoltura) non vengono “redistribuite, ma avocate alla regione, realizzando il depauperando sul territorio di competenze, ignorando esperienze e pratiche sedimentate negli anni; dall’altra parte si dà concretezza alla logica di consegna al mercato del “bene comune”, realizzando la privatizzazione di servizi strategici tramite la loro annunciata assegnazione a “partecipate”.
L’esatto contrario di come si dovrebbe fare ora, in una situazione di crisi economica permanente, dove i servizi dovrebbero essere a disposizione e a sostegno dei cittadini in difficoltà: pensiamo alla riduzione di risorse per la scuola, per i centri di pubblico impiego, al tema del territorio e della viabilità.
In mezzo a questo “progetto coerente” allo smantellamento del servizio pubblico, ci sono le lavoratrici e i lavoratori della Provincia, che diventano laboratorio, sotto la regia del governo Renzi, di quel che vuole dire l’applicazione del Job Acts : massima flessibilità di ruolo e luogo di lavoro, de-mansionamento, ricollocazione arbitrarie e licenziamenti, per la prima volta nel pubblico impiego.
Nel rimpallo fra Provincia ( o Area Vasta) e Regione, nella riduzione di fondi, diventa sempre più difficile capire dove verrà concretizzata la ricollocazione di centinaia di dipendenti e valorizzata l’urgenza di efficientare servizi essenziali.Tutto questo diventa ancora di più paradossale in quanto si trovano montagne di soldi per opere inutili e devastanti per l’ambiente (autostrada BREBEMI e TAV).
Siamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, dei cittadini e cittadine, dei diritti e della tutela del territorio. Si dichiarano risparmi, ma si specula sulle nostre vite, si propaganda ascolto e si decide unilateralmente.
E questo è solo l’inizio, perché prossimamente toccherà in maniera ancora più pesante alla Sanità, alla Scuola, e ai loro dipendenti.
QUESTO E’ IL RIORDINO, SUBORDINATO E CONFACENTE ALLE POLITICHE LIBERISTE EUROPEE E, ATTUATE DAL GOVERNO RENZI!
Segreteria Federazione di Brescia del Partito della Rifondazione Comunista

martedì 16 dicembre 2014

Stop - TTIP - Incontro alla Camera del Lavoro di Brescia - Venerdì 19 dicembre 2014

Transatlantic Trade and Investment Partnership = cooperazione transatlantica nel commercio e negli investimenti è il trattato che nelle intenzioni dei promotori dovrebbe fare compiere il passo decisivo per il trionfo senza più limiti della legge del mercato su tutti gli aspetti della vita, assoggettando ai rapporti mercantili privati anche i residui poteri dei governi.

Il Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP) e il Trattato per i Servizi (TISA) sono pericolosissimi e, purtroppo, poco conosciuti pubblicamente.
Falliti i tentativi di regolamentare i comportamenti sui mercati mondiali a livello multilaterale, le maggiori potenze, in grande segretezza,  hanno avviato negoziati per la definizione di accordi bilaterali.

Se verrà firmato il TTIP fra USA e UE si  creerà la più grande area economica mondiale di libero scambio (il 45% dei flussi commerciali).
Secondo De Gucht, commissario per il commercio europeo, il Trattato permetterà un incremento del 28% delle vendite dei prodotti europei negli USA e dell'1% di PIL, nel giro di 10 anni.

In realtà, secondo Alex Zanotelli  "... il trattato è un vero e proprio golpe da parte dei poteri economico-finanziari che governano il pianeta".  Saremmo, infatti,  di fronte alla vittoria delle lobby rappresentate da multinazionali e banche che premono sulle istituzioni per condizionarne le scelte.
Il Trattato indebolisce il principio di precauzione vigente in Europa in relazione in relazione ai nuovi prodotti (OGM), elimina le sanzioni in caso di abusi relativi ai diritti sociali e ambientali, mira a una progressiva privatizzazione di tutti i servizi pubblici, a sottomettere gli Stai a una nuova legislzaione a misura di multinazionali ed infine investe della soluzione di controversie fra imprese e poteri pubblici, strutture di arbitrato privato (ISDS, Individual State Dispute Settlement). Il trattato in realtà potrà avere pesanti ricadute sul mondo del lavoro aggirando le norme del diritto e di protezione dei lavoraotori e delle lavoratrici, baipassando vincoli dell'ILO, Organizzazione internazionale del Lavoro e ridimensionando il diritto di contrattazione collettivo.


Su questo la Camera del lavoro di Brescia ha organizzato una importante iniziativa
Venerdì 19 dicembre 2014
alle ore 17.00
presso la
Camera del lavoro
Via Folonari 20 - Brescia
 

domenica 14 dicembre 2014

Ad un anno dal movimento dei forconi (#9dicembre 2013)

Sembrava la rivoluzione, invece non era neppure un calesse.

Tutti sembrano essersi dimenticati della agitazione di un anno fa. Meno questa compagna che, firmandosi, ha mandato in rete le sue riflessioni. Ma nessuno sembra essersi accorto neppure di questa puntualizzazione. Noi la pubblichiamo, ritenendo che questo contributo meriti di vivere un po' più a lungo del click che lo ha cancellato dalla "posta in arrivo"
SIAMO ITALIANI – un ricordo delle polemiche dell’anno scorso sui forconi
Ho custodito per un anno il volantino. Puoi anche non leggerlo e saltare al commento.
Si presenta così: sfondo bianco, quattro
fasce di colore rosso con scritte bianche, tutto il resto è scritto in nero.
Sulle fasce rosse possiamo leggere ”L’ITALIA SI FERMA”, “DAL 09 DICEMBRE 2013” (chissà perché hanno tenuto a quello zero davanti al nove!), “RIBELLARSI È UN DOVERE”, “COORDIAMENTO BRESCIA-MANTOVA. SEGUICI SU FACEBOOK: 9 dicembre coordinamento brescia mantova”;
in grande sul fondo, altezza tre centimetri: “SIAMO ITALIANI” e poi di seguito possiamo leggere ”CI HANNO ACCOMPAGNATI ALLA FAME; HANNO DISTRUTTO L’IDENTITA’DI UN PAESE; HANNO ANNIENTATO IL FUTURO DI INTERE GENERAZIONI, L’ITALIA CHE PRODUCE DI QUALSIASI SETTORE, L’ITALIA DEI DISOCCUPATI, DEI PRECARI, DEI GIOVANI, DEGLI STUDENTI, DEI PADRI, DELLE MADRI, DEI FIGLI E DI CHIUNQUE VOGLIA DIRE BASTA … QUESTA ITALIA SI RIBELLA E SCENDE NELLE STRADE E NELLE PIAZZE CONTRO IL FAR-WEST DELLA GLOBALIZZAZIONE CHE HA STERMINATO IL LAVORO DEGLI ITALIANI, CONTRO QUESTO MODELLO DI “EUROPA”, PER RIPRENDERCI LA SOVRANITA’ POPOLARE E MONETARIA, PER RIAPPROPRIARCI DELLA DEMOCRAZIA, PER IL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE, CONTRO UN GOVERNO DI NOMINATI, PER DIFENDERE LA NOSTRA DIGNITÀ”
e per finire: “ Tu che sei italiano, che paghi le tasse, che vieni insultato perché italiano, tu che sei senza lavoro, tu malato che chiedi aiuto, tu studente che lotti per la tua scuola, tu madre di famiglia che non arrivi alla fine del mese, tu che rovisti negli avanzi del mercato per trovare cibo, tu commerciante imprenditore che ti stanno facendo chiudere, tu genitore che le banche ti hanno portato via la casa. Sì dico a te, il 9 dicembre vieni al nostro presidio per dire basta allo stato, ai politici, ai sindacati, a questo governo che ci ha tolto la dignità e l’onore, siamo tutti italiani riprendiamoci la nostra Italia.”
Fine
della trascrizione.
Ne scrivo perché fu
proprio allora, nel dicembre del 2013, che si evidenziarono a proposito di questa protesta, detta anche dei forconi, delle analisi di metodo e contenuti diametralmente opposte nel nostro variegato mondo di antagonisti al sistema neoliberista e dalle onde d’urto della nostra radio si ascoltava la lettura integrale degli editoriali di Infoaut.
Davide Grasso, redattore di Infoaut, animatore del centro sociale Askatasuna e delle lotte in Val di Susa scrisse un articolo dal suggestivo titolo “Anche Marx bloccherebbe le strade” cioè si metterebbe con questo popolo a protestare: un popolo, lo cito, di individui socialmente oppressi che vivono fra stadio e periferie dove sopravvive però la veracità e la sincerità dei rapporti umani, improntati al bene come al male; quartieri come luoghi dove ancora si pensa di potersi fidare di qualcuno, dove gli spazi di condensazione sociale sono il piccolo commercio: bar, panetterie, centri commerciali, negozi. Mentre le sedi dei partiti democratici o micro comunisti, no. Sorry! NO … 
Davide, per par condicio, puntò il dito anche sui centri sociali: se non chiedono la tessera, operano sovente una silenziosa, e perciò ancora più odiosa, selezione all’ingresso sulla base di codici culturali e del look. Perciò è meritevole secondo lui lo scorrere per settimane, assieme alle merci, del passaparola sul movimento#9D fatto da commercianti e mercatari, mentre la sinistra organizzata e/o di movimento è moribonda d’invidia per l’estensione e l’efficacia dei blocchi e delle proteste. 
Anche sull’estensione del movimento del 9 dicembre non riuscimmo ad essere d’accordo, per molti  numericamente irrisorio: sono quattro gatti con un buon battage pubblicitario ed anche a Torino sono lontani dai numeri di un qualsiasi movimento anche parziale del passato. Molta meno gente in  piazza di un comune sciopero nazionale di categoria, o studentesco mal  riuscito. Altri ne sottolinearono l’originalità che vale più dei numeri: finalmente un movimento che nasce e resta in periferia. 
Ma tornando all’articolo, la filippica continuava e puntava il dito contro la nostra mancanza di umiltà, la nostra presunzione e le nostre certezze sulla strategia rivoluzionaria che, sempre secondo noi, si può trovare solo nei classici della teoria materialista. Che dio ci fulmini!
Ancora pochi giorni fa quelli di Infoaut scrivevano che la nostra idea di movimento è l’eco semantica di un’espressione che si è cristallizzata nei decenni, proprietà gergale del micro - ceto sfigato dell’antidiluviano lascito delle “sinistre extraparlamentari” (anche quando fa proprio il richiamo a forme apparentemente diverse).
Da notar bene che le espressioni utilizzate dai movimentisti: partiti micro comunisti, micro ceto politico e vedi sopra, micro - ceto sfigato … insomma tutto queste accuse di microscopicità sono servite sul piatto delle relazioni da compagni che lavorano in organizzazioni ancora più micro … praticamente il cieco ride dell’orbo che vede poco!
Dunque? Mobilitiamoci, ci dicono, perché il movimento è ciò che si muove, che noi lo vediamo o no, che noi ci siamo o no. La sua direzione è l’oceano travagliato di chi appartiene alla nostra classe, sua meta è la cessazione della sua esistenza storica e via di questo passo… Praticamente questi giovani intellettuali della sinistra antagonista e movimentista, allergici ad ogni tipo di organizzazione partitica, ma poi di fatto organizzati come micro partitini pure loro, traducono una possibilità di cambiamento reale del “ribellarsi è giusto” nell'assoluta certezza che ciò possa accadere, anzi che stia già accadendo e chi non ci crede è un marrano; forse perché l’accelerazione del tempo è divenuto tratto caratterizzante della modernità? E forse perché confondono il bisogno di violenza con la violenza del bisogno?
Davide se la prendeva anche con il quadro di Pellizza da Volpedo che definisce orribile perché i proletari sono letteralmente un esercito di piccoli Gesù Cristo che lavorano e abitano nello stesso luogo e per lo stesso padrone, accomunati, oltre che dalle condizioni sociali, da un unico, rassicurante, statuto giuridico. E noi non ci siamo nemmeno accorti che il proletariato non è più quello e ignoriamo la volontà di liberazione di chi non si veste più nello stesso modo, non fa più lo stesso lavoro, non ha più un solo padrone, ma spesso lavora come finta partita iva che ha ancora per nemici quelli di sinistra contrari ai blocchi stradali dei forconi …
Perciò ci invita ad essere materialisti davvero e ad abbandonare l’antico pregiudizio secondo cui il regno della libertà sarebbe un’ideologia alla quale il mondo dovrebbe conformarsi, anziché qualcosa che i movimenti reali potranno contribuire a configurare … dimentica Davide Grasso, che per altro ammiro tantissimo per la sua militanza attiva fatta di lotta dura e pura, che l’ideologia è soltanto il riflesso e non la forma dell’economia, dunque noi materialisti storici non abbiamo un’ideologia da calare dall’alto ma una conoscenza dei processi storici e delle ragioni del capitale che formano la nostra coscienza critica che, anche se non lo volessimo, ci serve come un metal detector per capire sia il movimento dei forconi che il Movimento 5 stelle per quel che sono. 
Tiro in ballo il partito di Grillo perché nel suo articolo ci accusa di reagire alla sua vittoria insultandolo. A dir la verità noi ci siamo attivati anche prima del suo successo elettorale avendo capito in anticipo ciò che sembra finalmente non sfuggire oggi ai più e cioè che il Movimento 5 stelle nonostante la nomina di centinaia di parlamentari non è riuscito a incidere in nulla sullo sfacelo del nostro paese e non essendo né di destra né di sinistra per noi è sicuramente di destra, tant'è che un bel po’ di sui voti andranno alle prossime elezioni nelle tasche di Salvini che come scusa per le stronzate che dice non tira fuori che scherza come fa, nei momenti di difficoltà mediatica, il comico prestato alla politica Grillo!!!
E qui secondo me casca l’asino … I movimenti reali, magari in opposizione al sistema in movimento di gramsciana memoria, possono spezzare i vincoli che la società nel suo sviluppo ha sacralizzato? Noi pensiamo davvero che i movimenti reali contengano già la loro trasformazione in un progetto di società alternativa all’esistente? Quanto le lotte modellano e trasformano il livello di coscienza di chi vi prende parte? Basta la protesta, la sollevazione, la rivolta, la sommossa a far sì che il popolo, termine che amano anche i nuovi antagonisti, mentre io lo aborro, riesca a spezzare le proprie catene?
Noi portiamo il nostro tempo appreso nel pensiero, possiamo allora balzare oltre il nostro tempo? Possiamo dunque distanziarci dall'universo concettuale della nostra epoca? Marx pensa di sì, scrisse nei Grundrisse “La società borghese, basata sullo scambio di valore, genera rapporti di produzione e circolazione che rappresentano altrettante mine per farla esplodere. Esse sono una massa di forme che si oppongono alla unità sociale, il cui carattere antagonistico non potrà mai essere eliminato attraverso una pacifica metamorfosi. D’altra parte, se noi non potessimo già scorgere nascoste in questa società – così come è – le condizioni materiali di produzione e di relazioni fra gli uomini, corrispondenti ad una società senza classi, ogni sforzo per farla saltare sarebbe donchisciottesco” - peccato che la società dello spettacolo sia riuscita a disinnescare alcune di queste mine.
Non possiamo però dimenticare anche un’altra famosissima frase di Marx “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è al contrario il loro essere sociale che determina la loro coscienza”. I proletari devono essere dunque rivelati a loro stessi, perché senza la coscienza non c’è il soggetto, senza il soggetto non è pensabile la prassi trasformatrice … naturalmente è Gramsci che ce lo spiega; e senza una cultura di classe non è possibile essere coscienti di sé e della realtà, quindi al forcone di turno è preclusa ogni azione efficace, in grado di trasformare la società. Critica vuol dire cultura, dunque non può esistere uno sviluppo spontaneo dell’autocoscienza. 
“Rivelare i proletari a loro stessi” ecco il compito dei rivoluzionari. Perciò la critica se critica ci deve essere è quella, e la sottoscrivo, di aver abbandonato il terreno degli umili, quel terreno che avrebbe bisogno di avanguardie pronte al lavoro culturale di base per spiegare allo sfruttato lo sfruttamento capitalista, pronte a lavorare per la classe; ed invece abbiamo tante intelligenze che se la menano sui blog per spiegare quanto Hegel c’è in Marx, tanti finti militanti che in realtà sono intellettuali snob che analizzano i fenomeni sociali alla ricerca di quelli che convalidano le loro prese di posizione all’interno di dibattiti sottili ed inutili fra cervelloni presuntuosi che non si impegnano mai per il raggiungimento di una consapevolezza, di una distinzione, di una individuazione del fine storico che deve informare l’azione degli oppressi, degli sfruttati: per la creazione della nostra storia, per l’edificazione della nostra città.
E a questo punto, per ritornare all’articolo di Davide Grasso, nessuna commozione per il quartierino di turno, il centro commerciale con le sue guardie giurate pronte per un piccolo furto a chiamare la polizia che ti appioppa una denuncia per furto aggravato, nessuna commozione per lo stadio dove la socialità passa attraverso la creazione del nemico da menare, uno che guarda caso ti assomiglia in tutto e per tutto.
Un operaio, ma a questo punto anche una partita iva o un precario di qualsiasi contratto è proletario quando “sa” di essere tale e opera e pensa secondo questo suo sapere. Perciò le parole d’ordine dei forconi non ci commuovono perché leggiamo senza fatica che non ci si solleva perché sfruttati, ma perché italiani impoveriti e le parole d’ordine sono l’appartenenza nazionale, l’umiliazione, l’onore, l’identità, e la dignità in quanto italiani. Questo ciarpame, questa accozzaglia di sentimenti nostalgici si definisce anche “qualunquismo interclassista e patriottardo”. Chi ha orecchie ed occhi per intendere intende!
Se a questo popolo italico in sofferenza autentica si offrisse l’uscita dalla crisi attraverso una guerra che si svolga lontana dai sacri confini, questi che ora protestano perché non arrivano alla fine del mese, troverebbero nella guerra la difesa della loro dignità, sta già accadendo con le missioni di “pace” nei territori più caldi del pianeta, missioni che assicurano affari d’oro al capitalismo nostrano.
Di quanto si accontenteranno loro, i forconi, per dir di star meglio e tornare alle loro tiepide case mentre altri al loro posto saranno costretti a subire maggiormente questo sistema ingiusto e crudele? Cosa me ne faccio io di una protesta che sposta solo più in là il problema dello sfruttamento? Perché dovrei sostenere l’egoismo proprietario del solo italiano quando per me è l’umanità tutta che deve uscire dal giogo del capitale?
Questo io lo chiamo il movimento del “fatti più in là, tu … tu … tu … Tu che la testa mi fai girar” che qui ci siamo noi italiani …
Se la legge dello sviluppo ineguale vale anche per sistemi diversi da quello capitalista a maggior ragione non è un cambiamento qualsiasi che ci potrà salvare dalla divisione fra sfruttati e sfruttatori, ma un certo tipo di cambiamento e cioè quello che vede abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione - non certo di un’auto o di un appartamento -, che caratterizza ormai da secoli lo sfruttamento capitalista e non penso sia nell'agenda del movimento dei forconi.
Per questo sono così amareggiata al ricordo dalle discussioni intercorse l’anno scorso, per questo scrivo: perché giovani militanti dei centri sociali sembrano nelle loro analisi  “irrequieti spiriti avidi di novità purchessia” definizione di Gramsci in “Lo sviluppo della rivoluzione” del 1919, questa irrequietezza viene anche più pesantemente definita da altri supponenza, autoreferenzialità, e saccente ignoranza.
Padroncini dei subappalti e loro operai, con proteste obbligatorie che poi son recuperate lavorando il sabato, evasori che chiedono meno tasse, autotrasportatori, artigiani, disoccupati, finte partite iva, tutti soggetti di classe subalterni: ceto medio impoverito, variamente strumentalizzati da destra, perché la sinistra e i sindacati li avrebbero sempre ignorati preferendogli i salariati, possono diventare un soggetto rivoluzionario? No, perché in effetti loro come ormai la stragrande maggioranza dei salariati italiani, senza coscienza di classe, desiderano ardentemente stare all'interno della macchina del consumo, vogliono un capitalismo come quello nel quale nuotavano fino ad ieri e che ora non c’è più. Vogliono essere padroni a casa loro e fuori il nemico interno: gli immigrati. Non per niente il Salvini prossimo venturo avrà un mare di voti che gli serviranno solo per togliere il poco che resta al concetto di eguaglianza fra gli esseri umani, attraverso il forcone della cittadinanza. Perciò per dissolvere questo prodromo di “rivoluzione” basterà un cambiamento di congiuntura, un po’ di Pil in più, forse un poco più degli ottanta euro di Renzi.
Li possiamo noi lasciare alla destra che raccoglie quello che la sinistra ha seminato, destra come ultimo contenitore dopo tutti i contenitori da cui sono transitati? Questo si chiedevano tanti opinionisti l’anno scorso … 
Rispondo con le parole di una mia mail di quei giorni se davvero vuoi sporcarti le mani nelle contraddizioni del presente devi mettere in campo il regno delle "possibilità", è un regno tutto in salita e quando si arriva in cima non si trova magari nulla di quello che si cercava, ma guardandosi indietro ci si scopre soli e affaticati, diceva Sartre che l'inferno sono gli altri, e gli altri che abbiamo più vicino non sono da disprezzare ma da comprendere. Ma come si può capire il mondo di quelli che come scrive Bertolt Brecht "non vogliono essere oppressi, vogliono opprimere. Non vogliono il progresso, vogliono il vantaggio e sono obbedienti a chiunque prometta loro il comando e son pronti magari a sacrificarsi affinché resti la pietra sacrificale" e  non mettersi in relazione stretta con i compagni, quelli a te più vicini? … Perciò penso che non sia poi male cercare di legare prima fra di noi e poi forti di questo “noi” andare insieme in salita…
Eugenia Foddai
Per finire, se qualcuno ha voglia, può leggere qui quanto scriveva Paolo Ferrero il 16 dicembre 2013, in "medias res" - nel mezzo degli eventi. Nel suo scritto si deve distinguere bene il tentativo di analisi (la prima parte dello scritto) e la proposta politica (seconda parte). È comunque impressionante, al di là delle analisi, l'analogia tra la situazione attuale e quella di inizio '900, con tanto di bottegai inferociti e di partiti di sinistra imbracati. Allora sappiamo come è andata a finire. Ovviamente le diversità sono enormi. Ma anche oggi, come allora, siamo alle prese con la "quarta sponda", la sempiterna Libia, alla quale Renzi mostra di guardare con occhi voraci.

sabato 13 dicembre 2014

Lo sbrocca Italia non sbrocca solo i lavoratori - A Bordolano corteo nel Parco dell'Oglio sabato 20 dicembre

COORDINAMENTO NO TRIV LOMBARDIA
COORDINAMENTO COMITATI AMBIENTALISTI LOMBARDIA

“SBLOCCA ITALIA” = PAESE A RISCHIO?

IL DECRETO 132/2014 “SBLOCCA ITALIA” E' PUBBLICATO COME LEGGE 164/2014           
SULLA GAZZETTA UFFICIALE DEL 11 NOVEMBRE 2014. 
SECONDO L' ART. 38 “…STOCCAGGI METANO, TRIVELLAZIONI, PROSPEZIONI, RICERCHE IDROCARBURI RIVESTONO CARATTERE DI INTERESSE STRATEGICO, INDIFFERIBILI, DI PUBBLICA UTILITA”: SERVONO DAVVERO? DOVE SONO I DATI?

MA NEL SOTTOSUOLO DELLA PIANURA PADANA (IN ITALIA PAESE AD ALTA SISMICITA' NATURALE...) VOGLIONO STOCCARE METANO IN ZONE SISMICHE, SOPRA LE SORGENTI SISMOGENICHE NATURALI ATTIVE CAPACI DI PROVOCARE SISMI DI MAGNITUDO 6.1 (ITCS002 E ITCS072) E DOVE GIA' SI SONO VERIFICATI TERREMOTI. CHI PAGA I DANNI? LE MULTINAZIONALI?

AUMENTA L'ENERGIA PRODOTTA DA FONTI RINNOVABILI NON INQUINANTI
I CONSUMI DI METANO SONO IN CONTINUO CALO AL DI SOTTO DEGLI ANNI 2000:  OGGI A 63 MILIARDI M3/ANNO INVECE DEI PREVISTI (NEL 2006) 130 MD M3/ANNO.
A CHE SERVONO NUOVI GIGANTESCHI STOCCAGGI DA 10 MILIARDI DI M3 DI METANO, METANODOTTI ENORMI DAL DIAMETRO DI 1.400mm, NUOVE CENTRALI A METANO DI STOCCAGGIO E POMPAGGIO METANO CON FUMI EMESSI A 520°-700°?

A CHE SERVONO NUOVE ATTIVITA' (STOCCAGGI METANO) A RISCHIO INCIDENTE RILEVANTE-DIRETTIVA SEVESO-DLGS 334/1999 SOTTO I PIEDI DI CITTADINI MAI INFORMATI DEI RISCHI (CONVENZIONE EUROPEA DI AARUHS 1998 MAI APPLICATA) E IN ATTIVITA' SENZA PIANI DI EMERGENZA ESTERNA?
LE NORME DI PROTEZIONE EUROPEE PREVEDONO ANCHE “PIANI DI PROTEZIONE PER LE ATTIVITA' SENSIBILI (RAFFINERIE, STOCCAGGI, CENTRALI, METANODOTTI, OLEODOTTI, RETI ENERGETICHE E DI TRASPORTO) DA ATTIVITA' INCONTROLLATE”.

LINEE GUIDA APPROVATE IL 24 NOVEMBRE 2014 DALLA COMMISSIONE “CIRM”:
“…SERVONO MONITORAGGI DELLA SISMICITA' ANTROPICA INDOTTA (DAGLI STOCCAGGI DI METANO) E ATTIVAZIONE DELLE PROCEDURE DI PROTEZIONE CIVILE PER LE CALAMITA' CONNESSE CON LE ATTIVITA' DELL'UOMO DA FRONTEGGIARE CON MEZZI E POTERI STRAORDINARI (ART 5 – LEGGE 222/92)...”

CI VOGLIONO TERREMOTATI PER DECRETO DI STATO ???
NON SIAMO NEL TEXAS, NON SIAMO CAVIE!!!
NO AL TERRITORIO MILITARIZZATO!
DIFENDIAMO ILNOSTRO AMBIENTE, LE NOSTRE CASE, IL NOSTRO LAVORO!
NO ALLA SVALUTAZIONE DEL TERRITORIO! SI  ALTERNATIVE ENERGETICHE!
STOP AL CONSUMO DI RISORSE ENERGETICHE FOSSILI NON RINNOVABILI
STOP ALLA EMISSIONE DI GAS SERRA CLIMALTERANTI (TRA CUI IL METANO)
MANIFESTIAMO
LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI: CORTEO PACIFICO PER LE STRADE DI BORDOLANO E DEL PARCO OGLIO NORD
SABATO 20 DICEMBRE 2014 – DALLE ORE 14.30
CONCENTRAMENTO ZONA INDUSTRIALE DI BORDOLANO
SULLA EX S.S. QUINZANESE SP 86
CITTADINI INTERVENITE! COSTRUIAMO INSIEME IL NOSTRO FUTURO!!!
SONO APERTE LE ADESIONI

domenica 7 dicembre 2014

Comunicato di Medicina Democratica sul presidio di Gavardo in difesa della 194

MEDICINA DEMOCRATICA PRESIDIO  6 DICEMBRE  FUORI DALL’OSPEDALE DI GAVARDO
vedi http://rifondazionebrescia.blogspot.it/2014/12/elusione-legge-194-presidio-allospedale.html

    Medicina Democratica ha indetto il presidio fuori dall’Ospedale di Gavardo dove da troppo tempo le IVG si praticano solo una volta al mese, per l’ausilio di una ginecologa esterna, poichè i ginecologi  del reparto sono al 100% obiettori.
M.D. ha voluto richiamare all’attenzione dell’opinione pubblica che la mancata applicazione della legge 194 dipenda da più elementi quali:
- La presenza pervasiva dei ginecologi obbiettori di coscienza che nella ns. Regione ha raggiunto il 63,6 di      ginecologi nel 2011 e certo questo dato non è andato  migliorando!
- Nella nostra provincia nessuna delle cliniche private accreditate  pratica le IVG e questo elemento, comune a molte realtà, deve essere rivisto come criterio di accreditamento.
- La esponenziale presenza sul territorio di consultori privati, ricordiamo il dato che nel 2005 erano al 8,7 % rispetto ai pubblici, ora nel 2014 abbiamo raggiunto la percentuale del  51,4. Poiché molti di questi sono di matrice confessionale, va da sé che in questi  presidi non si rilasci la prescrizione necessaria per l’IVG, né tanto meno sia disponibile  la pillola del giorno dopo, l’impianto della spirale  o siano a garanzia di una corretta informazione per le donne sul tema della contraccezione. Oltre  all’elemento economico, in cui l’interesse privato sta mettendo sempre di più mano anche in ambito territoriale, dopo essere entrato pesantemente nell’utilizzo del denaro pubblico per le strutture ospedaliere.
- Denunciamo inoltre la ingiustificata presenza di obiettori nei consultori, perché la legge parla chiaro a questo riguardo, in quanto l’obiezione di coscienza riguarda solo le “procedure e attività” dirette all’intervento (art.9 legge 194), presenza che purtroppo dobbiamo segnalare anche in uno dei due soli, consultori pubblici rimasti a Brescia.
La logica della mercificazione della salute regna! L’ideologia e la politica del precedente governo retto da R. Formigoni (quindi da CL), non si sono modificate con la successiva e attuale Giunta Maroni. Al centro resta la famiglia e la sussidiarietà!
Intanto il fenomeno del ritorno agli aborti clandestini e ricorso a farmaci dannosi alla salute delle donne diventa sempre più attuale.
L’attenzione alle tematiche qui riassunte saranno oggetto delle prossime iniziative di mobilitazione.

Medicina Democratica sezione di Brescia
 https://www.facebook.com/MedicinaDemocraticaBrescia

Qui sotto alcune immagini del presidio. Per vedere tutta la galleria di immagini vai a batti qui




A Brescia - Via Carolina Bevilacqua - Con la lotta del Sulcis

I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DI
ALCOA
EURALLUMINA
EX ILA
ROCKWOOL
CARBOSULCIS
E DI TUTTE LE REALTA' PRODUTTIVE DEL 
SULCIS – IGLESIENTE

SONO IN LOTTA CONTRO LA CHIUSURA DELLE FABBRICHE, DELLE MINIERE E IN DIFESA DEI SALARI PER UNA VITA DIGNITOSA

per sostenerli ci troviamo con
ANTONELLO PIROTTO
e GIAN MARCO MOCCI
(operai dell’Eurallumina di Portovesme)
presso la sede della Confederazione Cobas

mercoledì 10 dicembre alle ore 20.30
in via Carolina Bevilacqua 9/11 a Brescia

Il dibattito sarà preceduto dalla visione del film documentario “LOST CITIZENS” sulla crisi del Sulcis - Iglesiente che li vede protagonisti.



La guerra fatta a pezzetti o guerra per farci a pezzetti?

È noto che papa Bergoglio, per il quale sono state messe in soffitta (quasi) definitivamente le accuse di collaborazionismo con la mostruosa giunta dei generali argentini Videla e soci, ha definito l'attuale congiuntura internazionale come quella della "terza guerra mondiale a pezzetti".
Qualcuno potrebbe fondatamente sostenere che questa "terza guerra mondiale a pezzetti", è cominciata il 2 agosto 1990, esattamente 265 giorni dopo la "vittoria della libertà" del 9 novembre 1989, raggiunta con la caduta del muro di Berlino; "vittoria della libertà" celebrata pomposamente nel mese scorso alla presenza anche dell'indubbio autore di quella "vittoria", l'allora presidente dell'URSS e segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, il quale ha lasciato volentieri l'impronta delle sue mani in un calco di plastilina (vedi qui e qui).
È una notizia quasi a livello di senso comune che l'invasione del Kwait da parte dell'Irak il 2 agosto del 1990 sia stata avvallata dalla ambasciatrice americana in Irak April Gaspie, anche se, ovviamente, la verità dei fatti è tutta affidata alla interpretazione (e agli interessi) dei protagonisti (vedi qui). Una interpretazione ormai legittimata dallo svolgersi degli eventi, è appunto quella per cui l'avvallo americano serviva a dare subito il via a questa forma di guerra mondiale.
Ora però questa "guerra mondiale a pezzetti" sta diventando sempre più, e sempre più vicino a noi, rischio di guerra mondiale integrale. In questo direzione un impulso costante proviene dalla incessante spinta americana verso la guerra guerreggiata, spinta proveniente da varie cause, fra le quali quella decisiva potrebbe essere costituita dai passi già compiuti, ed ancor più quelli che vari stati si accingono a compiere, verso l'abbandono del dollaro come moneta-base degli scambi internazionali. Sono sempre più frequenti le voci, anche di illustri economisti, che individuano in questo abbandono, per il momento solo agli stadi iniziali, un evento che sarebbe catastrofico per l'economia USA, in quanto esso toglierebbe loro il comodo pulsante sana-tutto della stampa di moneta dal nulla.
Un passo preparatorio forse irreversibile è certo quello compiuto dalla Camera dei Rappresentanti USA il 4 dicembre 2014 con una maggioranza bulgara (410 voti a favore e 10 contrari - oh, quanto piacerebbe a Renzi governare con il sistema elettorale americano, studiato apposta dai padri fondatori per garantire il monopolio del governo a lor signori!). La notizia è passata perfino sui televideo nostrani - naturalmente con linguaggio filo-americano. Se la notizia vi è sfuggita, o per valutarne meglio la portata, riportiamo qui sotto un articolo di Giulietto Chiesa. Qualcuno ci avrà molto da ridire, qualcuno anche molto da ridere, anche se una volta si diceva che il troppo ridere va a finire in piangere.
Il 4 dicembre 2014 potrà a buon diritto essere incluso nell'elenco delle date che avranno anticipato, o preparato, la terza guerra mondiale.
Luciano Canfora ha pubblicato un bel libretto, "1914" (Sellerio), a cento anni dall'inizio della prima, per ricordarci, saggiamente, che queste faccende non nascono all'improvviso, ma richiedono una lunga preparazione. E ne descrive il percorso. A posteriori. Forse noi stiamo vivendo il cammino, in medias res, della prossima.
Ne scrivo dopo avere letto le 16 pagine della risoluzione approvata il 4 dicembre dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d'America410 voti a favore e 10 contrari (quattro deputati repubblicani e 6 democratici). Il Congresso Usa invita il Presidente a "esaminare" la "prontezza" e la "responsabilità" delle forze armate degli Stati Uniti, ma anche degli alleati della Nato, per sapere se "siano sufficienti" al fine di "soddisfare gli obblighi della difesa collettiva ai sensi dell'articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico". E' una dichiarazione di guerra. Contro chi è evidente dal resto della risoluzione, interamente dedicata alla Russia.

Ma la gravità del documento balza agli occhi proprio nel punto citato, là dove richiama gli "obblighi" degli alleati in base all'articolo 5. Che impone a un qualsiasi membro della Nato di intervenire a difesa di un qualsiasi altro membro dell'Alleanza che si trovi sotto attacco. Si dà il caso, però, che l'Ucraina non è un membro della Nato (per lo meno non lo è ancora). Il che induce a pensare che, in questo modo, i deputati americani annuncino un suo immediato ingresso nell'Alleanza, ovvero che chiamino gli alleati a mettere in conto l'obbligo di intervenire comunque, se a questo li chiamerà il Grande Fratello d'oltre Atlantico. Si tenga presente inoltre che, in base alla legislazione americana, se una tale risoluzione diventasse legge, dopo l'approvazione del Senato, essa consentirà al Presidente degli Stati Uniti di dichiarare guerra alla Russia senza bisogno di chiedere ulteriori autorizzazioni del legislatore.
Le accuse alla Russia sono note e sono quelle che hanno condotto alle sanzioni economiche già varate dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea. Ma quello che sbalordisce è l'uso spregiudicato - in una risoluzione politica di tale importanza - delle falsificazioni che il mainstream televisivo e giornalistico ha utilizzato in questi mesi di esplosione della crisi ucraina per far crescere l'isteria anti-russa. I membri del Congresso hanno votato quasi all'unanimità una risoluzione che contiene una serie di invettive propagandistiche e di accuse palesemente infondate. Fino al punto dello scadimento nel ridicolo laddove, al paragrafo 34, ignorando patentemente le rivelazioni di Edward Snowden a proposito dello spionaggio americano verso il resto del mondo intero, il Congresso Usa accusa i russi di "raccogliere illegalmente informazioni sul Governo degli Stati Uniti". Il bue che dà del cornuto all'asino.
Da notare che la risoluzione è stata approvata negli stessi giorni in cui il Pentagono decideva l'invio di 100 carri armati americani verso destinazioni est-europee, per - ufficialmente - "fronteggiate l'aggressione russa". Ma di quale aggressione di tratta? Stando a quello che scrive Ron Paul (congressista fino al gennaio del 2013, repubblicano molto indipendente) "la risoluzione non fornisce alcuna prova". Parla ampiamente di una "violazione della sovranità dell'Ucraina", ma ignorando "la partecipazione degli Stati Uniti al rovesciamento di un governo eletto a Kiev". L'ex deputato del Texas ironizza pesantemente sulla richiesta del ritiro di forze russe dall'Ucraina. Il governo americano "non ha offerto alcuna prova che l'esercito russo sia entrato in Ucraina", sebbene "abbia tutti i mezzi per effettuare una simile verifica".
Altra accusa alla Russia di Putin non solo infondata ma falsa - lo rileva anche Ron Paul sul suo blog - è quella di avere invaso la Georgia nel 2008. Esistono le conclusioni dell'inchiesta che venne promossa dall'Unione Europea nel dicembre di quell'anno, dalle quali si evince che "fu la Georgia a cominciare una guerra ingiustificata". Ed è sempre Ron Paul a contestare l'affermazione, data con totale impudenza come vera, secondo cui il volo della Malaysia Airlinesfu abbattuto il 17 luglio scorso, nei cieli di Ucraina, da un missile dei ribelli. "Ciò - scrive Paul - è semplicemente scorretto perché il rapporto sull'inchiesta non sarà pubblicato fino al prossimo anno e nessuna informazione preliminare dichiara che l'aereo è stato abbattuto da un missile "(.) né vi è alcuna dichiarazione "che assegni una tale responsabilità a una delle parti".
A leggere la risoluzione si ha l'impressione che i suoi estensori (e i suoi votanti a favore) abbiano ricavato i loro giudizi dagli articoli di giornale e dai telegiornali americani, senza nemmeno curarsi di effettuare le verifiche. Con lo sconsolante risultato circolare che il cattivo giornalismo finisce per produrre pessime decisioni politiche.
Lo stesso Ron Paul si chiede, con sdegno, come sia possibile che il Congresso degli Stati Uniti, nel quale egli stesso ha seduto per molti anni, possa ora "procedere sulla base di falsificazioni così plateali". Oppure addebitando all'avversario atti che gli Stati Uniti compiono negli stessi frangenti. Come quando, nel paragrafo 17, la Russia viene incolpata di avere imposto sanzioni contro l'Ucrainaproprio mentre "gli Stati Uniti stanno colpendo la Russia con sanzioni economiche e ne annunciano altre".
Che un ex deputato americano si accorga e denunci queste aberrazioni non cambia la gravità del voto del Congresso su un documento che autorizza "l'invio di armi letali e non letali"all'Ucraina, con il contorno di istruttori militari americani. E' l'invito a un intervento militare a 10.000 chilometri di distanza, direttamente sulla soglia di casa della Russia.

martedì 2 dicembre 2014

Elusione legge 194 - presidio all'ospedale di Gavardo


L'ospedale di Gavardo non applica la legge 194
Da troppi anni nell'ospedale di Gavardo si effettuano interruzioni di gravidanza solo 1 volta al mese, perché c'è il 100% di obiettori.

PRESIDIO 6 DICEMBRE FUORI DALL’OSPEDALE dalle h.10 alle h. 12
La legge 194 del 1978 è stata una grande conquista del movimento delle donne. Ha quasi del tutto cancellato l’aborto clandestino e ha promosso “la procreazione cosciente e responsabile”. La sua applicazione è stata progressivamente avversata utilizzando strumentalmente e ideologicamente il ricorso alla obiezione di coscienza.
Dal rapporto del Ministero della Salute che fotografa la situazione del 2012 risulta che sono stati obiettori più di 2 ginecologi su 3 (69,6%), la metà degli anestesisti (47,5%) e la metà del personale non medico.
Sappiamo quanto sia infida la scelta per molti medici e personale sanitario di ricorrere a questa prerogativa, ostacolando di fatto la piena attuazione di una legge che ha messo fine agli aborti clandestini nonché a pellegrinaggi all’estero. Tutti sanno che per molti di loro l’obiezione è motivo di convenienza professionale, anche solo per evitare i rischi e le implicazioni organizzative di un servizio in più da svolgere, magari ostativo alla carriera. Cosi i medici non obiettori si trovano soli a reggere un carico di lavoro e uno stress supplementare senza il minimo supporto da parte delle amministrazioni ospedaliere. Se l' obiezione di coscienza è aumentata negli anni significa che i medici non sono stati sufficientemente sostenuti e valorizzati. Anzi!
La Regione Lombardia e i suoi Direttori generali hanno spesso ignorato questi problemi.
Le donne con determinazione hanno anche combattuto per l’istituzione dei consultori: luoghi di confronto e spazio partecipato per trovare risposte sulle scelte di vita sessuale, sul sostegno alla maternità e genitorialità, sulla prevenzione.
Ora ci troviamo di fronte a tagli indiscriminati che ne hanno ridotto il numero, modificato la loro natura e dal 2001 la Regione Lombardia ha introdotto i ticket, prevedendo l'esenzione per gravidanza e per disoccupazione, ma non per la contraccezione, nonostante la legge istitutiva dei consultori prevedesse la gratuità di tutte le prestazioni. Dal 2013 è necessaria la prescrizione per accedere alle prestazioni sanitarie del consultorio e l'ASL di Brescia ha esteso il ticket a giovani e puerpere. (VERGOGNA!)
Il principio di autodeterminazione affermato dalle donne è più che mai attuale: riguarda la vita affettiva, sessuale ed economica.
Se siamo qui oggi è per affermare che indietro non si torna. Gli ospedali pubblici devono garantire la piena attuazione delle legge, i privati convenzionati non possono sottrarsi agli obblighi per cui percepiscono denaro pubblico, i consultori devono ritornare ad essere luoghi di partecipazione per le donne, gratuiti e capillari.

MEDICINA DEMOCRATICA Sezione di Brescia
Aderiscono: CGIL CAMERA DEL LAVORO- Brescia, F.P. CGIL -Brescia ,” Libertà e Giustizia” Brescia COBAS- Brescia, SNOQ- Brescia, “Noi Siamo Chiesa” Brescia . “Donnenellacrisi”-Brescia,
Gruppo Donne “La Falce e la Luna”, P.C.L-Brescia, Sinistra Anticapitalista-Brescia, P.R.C- Brescia,
PdCi-Brescia, SEL-Brescia, “ L’Altra Europa con Tsipras”-Brescia


Aggiornamento 6 dicembre

Il presidio si è svolto con una buona partecipazione da parte dei militanti, con una affluenza superiore al previsto, trattandosi di un semplice presidio.
Purtroppo da segnalare la latitanza della stampa, per la quale evidentemente la privazione dei diritti è una notizia trascurabile.
Alleghiamo un "foto di gruppo" scattata in chiusura di presidio, quando gran parte dei partecipanti si erano già congedati.

 

mercoledì 26 novembre 2014

Piazza Loggia - manifestazione migranti - sabato 29 novembre

PERMESSO PER TUTTI, NO AGLI SFRATTI, NO ALLA BOSSI-FINI
NO AL RAZZISMO E ALLE DISCRIMINAZIONI

MANIFESTAZIONE
SABATO 29 NOVEMBRE
ORE 15 PIAZZA LOGGIA  A  BRESCIA

PROMUOVONO: DIRITTI PER TUTTI
COORDINAMENTO IMMIGRATI CGIL
CROSS POINT
ASSOCIAZIONI MIGRANTI

per adesioni: 29novembrenorazzismo@gnumerica.org

facebook: https://www.facebook.com/events/418709884943631/?pnref=story


La situazione degli immigrati di Brescia oggi è peggiore di quella di altre città italiane. A causa della legge Bossi-Fini gli immigrati che perdono il lavoro per colpa della crisi perdono anche il permesso di soggiorno. Migliaia di immigrati rischiano di ridiventare clandestini perché la questura non concede il rinnovo. A Brescia su 5000 domande di sanatoria 2012 ci sono più di 4000 rigetti, dopo aver pagato migliaia di euro. In provincia di Brescia ci sono più di 2000 sfratti e alle famiglie di immigrati i comuni propongono di tornare nei paesi di origine anche se vivono qui da moltissimi anni. Per fare la residenza a
Brescia bisogna aspettare tanto e non si è trattati come i cittadini italiani; c'è poi il problema della idoneità d'alloggio. E' un'emergenza sociale gravissima . E' ora di dire basta e di lottare tutti uniti per ottenere i nostri diritti.
DIRITTI PER TUTTI
COORDINAMENTO IMMIGRATI CGIL
CROSS POINT
ASSOCIAZIONI MIGRANTI

PIATTAFORMA DELLA MANIFESTAZIONE DEL 29 NOVEMBRE

La Provincia di Brescia è tradizionalmente territorio ad alto tasso di immigrazione: su una popolazione di circa 1.250.000 abitanti, sono oltre 170.000 gli immigrati residenti, e circa 30.000 quelli presenti irregolarmente, o formalmente residenti in altre province.

Secondo i dati statistici forniti nel 2012 dalla provincia di Brescia, il 41,6% degli immigrati ha un’occupazione lavorativa a tempo indeterminato, il 9,3% a tempo determinato, mentre l’11,8% è senza lavoro; il 64% vive in affitto, il 15% in casa di proprietà, il 12% vive con ospite di altri cittadini stranieri e solo il 5% in sistemazioni precarie.

Ai dati statistici che forniscono l’immagine di un fenomeno sociale strutturale, fa da contraltare la grave inadeguatezza del sistema normativo e delle istituzioni locali (in primis Prefettura e Questura) alle quali sono attribuite competenze sull’immigrazione.

La materia è ancora disciplinata dalla legge Bossi-Fini, i cui aspetti negativi sono stati più volte evidenziati e criticati dai movimenti antirazzisti e dei migranti, senza peraltro che i diversi governi che si sono succeduti al centro-destra abbiano inteso modificarne l’impianto. E la sua abrogazione non compare certo nell’agenda del governo Renzi.

In primo luogo, È ASSOLUTAMENTE NECESSARIO RECIDERE LO STRETTO RAPPORTO TRA RINNOVO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO e disponibilità di un’attività lavorativa: oggi, nel pieno della recessione e della crisi economica, e con gli indicatori sulla disoccupazione che non accennano a migliorare, sono migliaia e migliaia in Provincia di Brescia (e decine di migliaia in Italia) gli immigrati che rischiano di essere restituiti alla “clandestinità”, dopo anni di presenza regolare, per la mancanza di una stabile occupazione. Il fenomeno rischia nei prossimi mesi di assumere caratteristiche emergenziali e richiede un intervento urgente del legislatore, per non far precipitare nella privazione di diritti persone ormai stabilmente inserite nel tessuto sociale.

L’ABROGAZIONE DELLA LEGGE BOSSI-FINI deve accompagnarsi alla CHIUSURA DEI C.I.E. (i Centri di identificazione ed espulsione), luoghi di detenzione amministrativa dove sono reclusi fino a sei mesi, in un regime di privazione di diritti e della dignità personale, donne e uomini che non si sono macchiati di alcun reato, ma che hanno l’unica “colpa” di essere privi del permesso di soggiorno.

E’ necessario, ancora, AGEVOLARE E SNELLIRE LE PRATICHE DI RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE, rendendo effettivo il diritto all’unità della famiglia, sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali, un diritto il cui esercizio è ostacolato da pastoie burocratiche e da prassi spesso poco trasparenti delle rappresentanza diplomatiche italiane all’estero.

Ed è necessario anche: INTRODURRE UN MECCANISMO DI REGOLARIZZAZIONE ORDINARIA PER OGNI CITTADINO STRANIERO GIÀ PRESENTE IN ITALIA che dimostri lo svolgimento di una attività lavorativa o importanti legami familiari o affettivi; abrogare l’accordo di integrazione, il contratto di soggiorno, la tassa sul permesso di soggiorno e ogni automatismo preclusivo al mantenimento del titolo di soggiorno; SOTTRARRE A PREFETTURE E QUESTURE, PER TRASFERIRLE AI COMUNI, LE COMPETENZE IN ORDINE AL RINNOVO DEI PERMESSO DI SOGGIORNO; intervenire finalmente per dotarsi di una LEGGE SULLA CITTADINANZA PIÙ CIVILE E INCLUSIVA.

Queste richieste sono da tempo patrimonio condiviso dei movimenti antirazzisti e delle associazioni e organizzazioni dei migranti, perché non si continui a trattare l’immigrazione come una minaccia alla sicurezza o, nella migliore delle ipotesi, come un fenomeno momentaneo da gestire con provvedimenti di tipo episodico o emergenziale, senza dar corso ad adeguate politiche di integrazione sociale dei cittadini stranieri, da riconoscere in primo luogo come soggetti portatori di diritti, oltre che di doveri.

La richiesta di un radicale intervento del legislatore richiama alle proprie responsabilità la politica nazionale, MA A BRESCIA NON È SOLO LA LEGGE BOSSI-FINI A COMPLICARE LE CONDIZIONI DI VITA DEI MIGRANTI: infatti Prefettura e Questura sembrano competere tra loro in un’intollerabile gara a chi impronta a maggior inefficienza e severità le propria attività in ordine al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno.

LA QUESTURA DI BRESCIA IMPIEGA ORDINARIAMENTE PIÙ DI UN ANNO PER RINNOVARE IL PERMESSO DI SOGGIORNO, ma sono numerosi i casi in cui l’attesa si prolunga fino a superare i due anni; si tratta di tempi inaccettabili: come reagirebbe un cittadino italiano, se dovesse aspettare due anni per il rilascio del passaporto? Di più, LA QUESTURA HA IMPRONTATO LA PROPRIA ATTIVITÀ A UN’APPLICAZIONE PARTICOLARMENTE SEVERA E PUNITIVA DELLA GIÀ PESSIMA NORMATIVA, eccedendo (col risultato di allungare inutilmente i tempi di attesa) in controlli che potrebbero essere effettuati anche a posteriori e negando il titolo di soggiorno per mancanza di reddito a persone presenti da anni e anni in Italia, magari col loro nucleo familiare.

E il modo in cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura ha affrontato le domande di emersione dal lavoro irregolare (la cosiddetta sanatoria) presentate nel 2012, è poi se possibile ancora peggiore: il S.U.I. della provincia di Brescia ha applicato e interpretato le norme che regolano il procedimento di emersione dal lavoro irregolare in modo assolutamente anomalo rispetto al panorama nazionale, con evidenti riflessi sia in ordine ai tempi di compimento del procedimento, sia in ordine ai risultati.

Gli ultimi dati statistici ad oggi forniti dal Ministero dell’Interno sono aggiornati al 28 agosto 2014 e segnalano inequivocabilmente l’anomalia bresciana nella gestione delle procedure di emersione: lo Sportello unico per l’immigrazione di Brescia risultava a quella data aver definito solo il 56,77% delle pratiche, a fronte di una media nazionale del 83,70%, stabilendo un poco invidiabile primato di inefficienza.

Ma il dato impressionante è quello della percentuale pratiche andate a buon fine sul totale di quelle presentate: il 17,61% a fronte di una media nazionale del 73,41%.

A Brescia le domande che hanno un esito positivo e si concludono con la stipula del contratto di soggiorno superano di poco il 30% (solo 920 contratti firmati su 2985 pratiche definite). Per prendere come termini di paragone province che hanno trattato un numero di pratiche vicino a quello di Brescia, a Bologna sono stati firmati 2462 contratti su 2913 pratiche; a Bergamo 2819 contratti su 3525 pratiche; a Caserta 2653 contratti su 3004 pratiche; a Modena 2134 contratti su 2796 pratiche; a Torino 2098 contratti su 2662 pratiche, e si potrebbe continuare così.

In definitiva, la percentuale di pratiche che si chiudono con un provvedimento negativo è a Brescia più che doppia rispetto a tutte le altre province.

C’è una sola possibile chiave di lettura di questi dati: LO SPORTELLO UNICO PER L’IMMIGRAZIONE DI BRESCIA HA SISTEMATICAMENTE IMPRONTATO LA PROPRIA ATTIVITÀ A UN RIGORE CHE SPESSO SFOCIA IN ARBITRIO E VIOLAZIONE DELLE NORME, con la conseguenza di vanificare una delle finalità della legge di emersione, che è quella di far emergere cittadini stranieri dalla condizione di irregolarità, lavorativa e di fronte alle norme che regolano il soggiorno nel territorio dello Stato.

A FRONTE DI QUESTA SITUAZIONE, DEL TUTTO INACCETTABILE, NON SI PUÒ CHE PRETENDERE UN RIESAME, A RICHIESTA DELL’INTERESSATO, DELLE PRATICHE RIGETTATE, e un esame di quelle ancora pendenti, sulla base di un’interpretazione e un’applicazione della legge, conformi a quella che sono state date in tutte le altre province; diversamente, sarà stata realizzata a scapito degli immigrati bresciani un’ingiustificata e iniqua disparità di trattamento.

Per finire, si chiede anche che il Comune di Brescia voglia modificare le disposizioni, introdotte nel 2009 dalla giunta Paroli-Rolfi, che stabiliscono un canale diverso per l’iscrizione anagrafica dei cittadini “extracomunitari”, che non possono prenotare direttamente l’appuntamento con gli uffici del Comune, ma devono farlo per il tramite di enti e associazioni convenzionati.

Si tratta di un inutile aggravamento della procedura di concessione della residenza anagrafica, il cui carattere discriminatorio ben si confaceva all’Amministrazione locale di destra, ma al quale la giunta Del Bono non ha ancora inteso porre rimedio.

Route 181 - il destino della Palestina - a Brescia in via Risorgimento



2014 anno internazionale di solidarietà con la Palestina

Sabato 29 Novembre 2014 ore 20.30
Casa del Popolo Euplo Natali
Via Risorgimento 18 - Brescia



nel 67° anniversario della risoluzione dell’ONU no. 181 che

sanciva la spartizione della Palestina storica


Presentazione di brani dal Film
ROUTE 181”

Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele
di

Michel Khleifi e Eyal Sivan


Per oltre un anno i due registi hanno portato avanti un progetto davvero unico e ambizioso, percorrendo il loro paese da sud a nord, lungo l’immaginaria Route 181, la linea che dal 1947 avrebbe dovuto suddividere il territorio palestinese secondo la risoluzione 181 delle Nazioni Unite. Route 181 è un saggio visivo straordinario che è stato in grado di cogliere nel pieno del suo significato la quotidianità dei territori attraverso le parole intense delle persone incontrate lungo la strada.
Ma oggi questa soluzione è ancora valida ?

Con la Palestina nel cuore
Associazione di Amicizia Italia-Palestina, Brescia