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domenica 19 aprile 2015

Inaugurata installazione artistica di Martina Rocchi - Esposizione sede Aref Piazza Loggia

Efecto Mariposa

luce sul passato per illuminare il presente
- installazione di Martina Rocchi —

Efecto Mariposa in spagnolo vuol dire "effetto farfalla". L’uso di una lingua straniera
rimanda a una parola d'ordine, a un nome in codice. L'espressione "effetto farfalla”
esprime la teoria per cui anche piccole variazioni di un fenomeno possono
influenzare significativamente il succedersi degli eventi: se oggi festeggiamo il 70°
della Liberazione dal nazifascismo è anche grazie alle scelte, apparentemente
piccole, di chi nella società civile ha sperato, resistito e lottato per conquistare la
democrazia.

La bicicletta è stata per la Resistenza il mezzo più utilizzato per la comunicazione,
per i collegamenti, un mezzo invisibile, ma in continuo movimento. Per questo le
protagoniste dell‘installazione sono sei ruote di bicicletta, collegate tra loro in due
gruppi di tre. Ogni ruota è un ingranaggio e tutte e sei insieme rappresentano la
pluralità degli elementi che hanno caratterizzato la Resistenza: i partigiani, le
donne staffette, i ragazzini, gli operai, i contadini, le tipografie. Per differenziare
questa molteplicità, ogni ruota ha, all’interno di alcuni raggi, delle immagini
stampate su fogli di acetato trasparente, raffiguranti istanti di vita che rimandano
alla forma di Resistenza che la ruota rappresenta.

ll visitatore è invitato a mettere in movimento le ruote, che con il loro moto
portano all'accensione di sei fanali. Grazie all’interazione fra "passato" e "presente"
la luce prodotta dalle dinamo delle ruote illumina i visitatori, consentendo loro di
"vedersi", e così di tornare presenti, vigili e consapevoli.

L’elemento sonoro predominante dell’istallazione è il silenzio, per ricordare che le
azioni della Resistenza sono state molto spesso silenziose, perché il rumore o la
parola potevano mettere a rischio la vita. Questo silenzio è interrotto solo dal
rumore delle ruote delle biciclette, alternato a una serie di messaggi in codice
fischiettati miscelati ai rumori della notte.


www.martinarocchi .com www.aref—brescia.it


Al centro Martina Rocchi

sabato 18 aprile 2015

Medicina Democratica - Sezione di Brescia - Consultori familiari

MEDICINA DEMOCRATICA
SEZIONE DI BRESCIA

Dopo 40 anni
I CONSULTORI
FAMILIARI
da conoscere, salvare, ricostruire
Brescia il 9 maggio,
ore 14,30-19
Camera del lavoro
salone Buozzi
via Folonari, 22


giovedì 16 aprile 2015

Presidio antifascista - sabato 18 aprile 2015 - piazza Rovetta

Comitato Provinciale Brescia


L’A.N.P.I. provinciale promuove un





PRESIDIO ANTIFASCISTA

Per Piazze e Vie
Libere
da
Fascismi, Nazismi, Razzismi e Xenofobia

presso la
Stele ai Caduti della Strage
in Piazza della Loggia
a
Brescia
sabato 18 aprile 2015 ore 17,30 – 19







L'iniziativa - in presenza, anche in Città di sempre più frequenti manifestazioni apertamente razziste e di sempre più aggressive provocazioni neofasciste – ha lo scopo di sensibilizzare Cittadine, Cittadini e le Istituzioni circa la necessità del rispetto e dell'attuazione dei principi costituzionali democratici ed antifascisti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana.

A Settant’anni dalla Liberazione ed a una settimana dal 25 Aprile 2015 è sempre più necessario ribadire ancora una volta, anche a Brescia, il nostro diritto e il diritto di tutte e di tutti a vivere - in Italia, in Europa e nel mondo - in comunità e luoghi liberi da razzismo e xenofobia, liberi da fascismi, da nazismi comunque camuffati

L’A.N.P.I. invita le proprie sezioni della Città, le Organizzazioni e le Associazioni democratiche, gli antifascisti a partecipare al Presidio.



25 aprile a Brescia


Con la Banda Bassotti pro Ucraina antifascista


Rifondazione Comunista Brescia condivide l'appoggio alla iniziativa della Banda Bassotti

sabato 28 marzo 2015

ATENE CHIAMA - BRESCIA RISPONDE - 31 marzo 2015 - Sala Piamarta


Riprendiamo da Controlacrisi un messaggio di Alexis Tsipras

LO SPAZIO DEI MOVIMENTI
Cari amici e com­pa­gni, quat­tor­dici anni fa, agli inizi del nuovo mil­len­nio, il World Social Forum è com­parso sulla scena come la rispo­sta dei popoli alla glo­ba­liz­za­zione dei mer­cati. Era stato espres­sa­mente pen­sato come un luogo di incon­tro ver­sa­tile per movi­menti, sin­da­cati, e asso­cia­zioni pro­ve­nienti da tutto il mondo e alla ricerca di solu­zioni pro­gres­sive ai pro­blemi glo­bali: povertà, disu­gua­glianze, assenza di demo­cra­zia, raz­zi­smo, deva­sta­zione ambien­tale, ingiu­sti­zia sociale ed eco­no­mica. Mediante il dia­logo tra pari, così come attra­verso dina­mi­che di rela­zione oriz­zon­tali, il Forum ha dimo­strato come forze sociali, pro­ve­nienti da diverse parti del mondo e alle prese con ver­tenze dif­fe­renti tra di loro, pos­sano con­ver­gere su cause comuni riu­scendo, in que­sto modo, a pro­porre una visione e un pro­getto diversi per il pianeta.
Con valori di que­sto tipo, con­den­sati in slo­gan come «le per­sone prima dei pro­fitti» o «un altro mondo è pos­si­bile», il World Social Forum è stato lo spa­zio in cui idee e modi di agire, in grado di met­tere in discus­sione la supre­ma­zia neo­li­be­ri­sta glo­bale, sono nati e cre­sciuti. La nostra comune respon­sa­bi­lità rispetto alla neces­sità di costruire una pro­spet­tiva diversa per il mondo è ancora più grande in que­sti giorni, in cui il fana­ti­smo ideo­lo­gico, la vio­lenza e la regres­sione sociale ven­gono pre­sen­tate come un’alternativa alla forza minac­ciosa dei mer­cati. Que­ste sono le ragioni che hanno spinto, solo pochi giorni fa, coloro che hanno sparso morte e ter­rore a Tunisi. La strada di que­sti ultimi, tut­ta­via, deve essere riso­lu­ta­mente sbar­rata dai movi­menti, mediante la con­qui­sta dei cuori e delle menti dei poveri e degli oppressi. Né la com­bi­na­zione di fana­ti­smo e intol­le­ranza né, tan­to­meno, quella di fasci­smo e raz­zi­smo pos­sono rap­pre­sen­tare nuove vie per il futuro. Il mondo potrà pro­gre­dire solo gra­zie alla demo­cra­zia, al rispetto dei diritti, alla soli­da­rietà e alle bat­ta­glie collettive.
Cari amici, come sapete, la Gre­cia è stata, nei tempi recenti, in costante rotta di col­li­sione con i prin­cipi car­dine del neo­li­be­ri­smo. Inve­stito dalle disa­strose poli­ti­che di auste­rità e vit­tima di una vera e pro­pria estor­sione da parte dei mer­cati, il nostro popolo è deter­mi­nato nel voler difen­dere la demo­cra­zia, lo stato sociale, i beni pub­blici e il diritto ad un lavoro ade­gua­ta­mente pagato. Noi pro­po­niamo di lot­tare per la vita, la dignità e la giu­sti­zia sociale, inclu­dendo tutto que­sto nell’ambito della bat­ta­glia per ripor­tare l’economia verso i biso­gni della società, inver­tendo l’attuale orien­ta­mento che vede la società al ser­vi­zio delle eco­no­mia e dei pro­fitti finanziari.
I nostri oriz­zonti non sono limi­tati dai con­fini del nostro paese. Essi si esten­dono all’Europa intera. Sap­piamo che sulle nostre orme altri stanno seguendo, deter­mi­nati ad usare la forza della demo­cra­zia per costruire un modo più giu­sto e un futuro lumi­noso. Il fronte che si scon­trerà con l’attuale equi­li­brio di poteri in Europa si è già for­mato e sta diven­tando ogni giorno più forte. Sap­piamo che que­sti avve­ni­menti ver­ranno discussi quest’anno durante il lavori del World Social Forum a Tunisi e che una discus­sione cru­ciale riguar­derà il sup­porto gene­ra­liz­zato alla Gre­cia, ma anche a tutti gli altri popoli che stanno lot­tando per un cam­bia­mento sto­rico in Europa e nel mondo. Que­sta è la ragione per cui la Gre­cia sta oggi inviando que­sto saluto colmo di otti­mi­smo, forza e deter­mi­na­zione ai par­te­ci­panti al Social forum. Usando la soli­da­rietà come arma i popoli vinceranno!

mercoledì 25 marzo 2015

Comunicato stampa - Brescia blindata

COMUNICATO STAMPA

In questi giorni la nostra città è sotto assedio.
Il centro storico di Brescia ha visto tre giorni di presidio permanente da parte delle forze dell'ordine, con una giornata intera nella quale Piazza Loggia, quindi il centro, il cuore della città, il logos della polis, quel luogo dove di solito le persone socializzano, dove le persone portano le loro idee, dove portano tutti quei contributi che sono elementi di confronto, di crescita di una società, è stata vietata alle persone, ed è diventata un parcheggio per i mezzi delle forze dell'ordine.
Questo è un fatto assolutamente scandaloso, è una limitazione inaccettabile della agibilità politica in questa città.
In questa situazione colpisce il silenzio e l'assenza fisica della Amministrazione, che sembra aver abdicato al suo ruolo di governo della città, che implica una diretta compartecipazione alla responsabilità di gestione dell'ordine pubblico.
L'invito a rispettare le regole proferito, secondo la stampa, dal Sindaco Del Bono, vale per tutti o solo per alcuni?
Quando il Sindaco si è preoccupato per la scansione del tutto anomala con la quale le autorità di polizia di Brescia, a partire dall'ex prefetto, hanno proceduto ad attuare la sanatoria migranti 2012?
E quali sono le regole che impongono di bloccare militarmente il centro cittadino?
E quali quelle che impongono di attaccare pressoché a freddo, stando alle testimonianze, colpendo violentemente i manifestanti ancor prima che la manifestazione fosse iniziata.
Stando a fonti pubbliche di stampa, il “pugno duro”, con l'uso del tutto fuori luogo di cani poliziotto in servizio di ordine pubblico, corrisponderebbe ad una precisa “strategia della questura”. Scelta personale del questore, o linea decisa a livello più alto? E a che scopo?
Di fronte a questi comportamenti lanciamo un appello ad una azione comune, rispetto alla quale anche la sinistra che si trova in amministrazione, se c'è, è il caso che batta un colpo.
Quindi noi invitiamo tutti ad aderire e a partecipare alla manifestazione di sabato 28 marzo che si terrà a Brescia per ripristinare quelle condizioni minime di agibilità politica di cui c'è un estremo bisogno, soprattutto in questa situazione di crisi.


PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – FEDERAZIONE DI BRESCIA

Vendetta di stato? - L'incredibile stato d'assedio proclamato in Piazza Loggia non si sa da chi

Mentre alcuni militanti di Rifondazione Comunista, di Sinistra Anticapitalista ed altri attivisti nel tardo pomeriggio di lunedì 23 marzo mettevano in atto il presidio di protesta contro la TAV, la corruzione ed il sistema di potere della Regione Lombardia davanti alla sede territoriale di Via Dalmazia, argutamente nota come "il Pirellino", in quanto figlio minore del Pirellone milanese, storica sede centrale della Regione, prima che Formigoni si facesse costruire a spese dei Lombardi la nuova sontuosa reggia denominata "Palazzo Lombardia", nel centro di Brescia la polizia sotto il comando di un funzionario con tanto di fascia tricolore ad armacollo, come prescrive il regolamento per identificare il comandante di piazza, replicava per il terzo giorno consecutivo le sue manovre militari di occupazione del cuore pulsante della città di Brescia.
A questo punto viene spontanea una domanda. Lo Stato intende forse vendicarsi, interpretando  come uno sfregio alla propria maestà "I diciassette giorni della gru", il nuovo episodio, dopo le dieci giornate del 1849 e i tre giorni della strage del 1978, in cui Brescia è assurta a simbolo non desiderato di storici fastigi. Si tratterebbe di un caso di patologia delle istituzioni, per analizzare la quale forse può venirci in soccorso la parola di due grandi menti che nei secoli hanno onorato l'umana progenie.
In ordine di tempo il primo pensatore che può venirci in soccorso è Baruch Spinoza. Nel suo capolavoro, in cui espone la scienza etica sviluppata con rigore geometrico, egli, forse primo nella storia, illustra il concetto di "corpo collettivo": egli parte dalla considerazione dell'unione di due individui:
se, per esempio, due individui di identica natura stringono l'un con l'altro un rapporto vitale, essi compongono un individuo di potenza doppia di quella d'un singolo
dopo di Spinoza avanza questa riflessione:
nulla, dico, gli umani possono desiderare di migliore e di più idoneo per la conservazione del loro essere che questo, che tutti si trovino d'accordo su tutto, così che le Menti e i Corpi di tutti compongano come un'unica Mente e un unico Corpo
sicché, conclude:
tutti insieme cerchino l'utile proprio nell'utile comune a tutti 
Con questo Spinoza sembra arrivato a concepire lo Stato come un essere individuale che provvede al bene universale.
Ma, come avverte Rousseau, il potere dei corpi collettivi che assumono quasi una propria individualità, può ad esiti terrificanti:
Gli individui singoli muoiono; ma i corpi collettivi non muoiono affatto. In essi si perpetuano le medesime passioni; e il loro odio ardente, immortale come il demone che li ispira, conserva sempre la medesima attività. Quando tutti i miei nemici particolari saranno morti, [i corpi collettivi che mi sono nemici: Rousseau cita medici e oratoriani, ma il discorso vale per i corpi collettivi in generale] essi vivranno ancora ... io sono sicuro che essi non lasceranno in pace la mia memoria dopo la mia morte più di quanto essi non lascino in pace la mia persona mentre sono ancora in vita
Ebbene, sembrerebbe proprio che il corpo collettivo dello Stato a Brescia l'abbia giurata contro i migranti e coloro che li hanno sostenuti al tempo della gru, prima interpretando in maniera punitiva le norme della sanatoria 2012, come non è avvenuto in nessuna altra questura d'Italia, raggiungendo il risultato di circa l'ottanta per cento di respingimenti, e creando circa quattromila clandestini in un colpo solo. E poi decretando di fatto lo stato d'assedio nel cuore già lacerato di Piazza Loggia, con tanto di cani al seguito in servizio di ordine pubblico, facendo girare all'indietro la lancetta della storia di Settanta anni buoni.
Qui sotto, volendo, si può ascoltare la voce di questi guardiani indesiderati. Proprio una giornata da lupi:

A cura di webmaster

martedì 24 marzo 2015

Il comitato operativo nazionale di "L'altra Europa con Tsipras" prende posizione sulla occupazione di Brescia "manu militari"

Contro lo "stato d'assedio" imposto a Brescia dalla questura, nella assenza (o nella connivenza?) della giunta di centro-sinistra+SEL ed altri pubblichiamo la presa di posizione di L'altra Europa con Tsipras
BRESCIA- Basta con la repressione, aprire un tavolo per discutere le regolarizzazioni 

E inammissibile e inaccettabile che la questione dei migranti sia trattata alla stregua di una questione di ordine pubblico.
Eppure è quanto sta accadendo in questi giorni a Brescia, dove si ripetono le cariche della polizia, di stanza a Piazza della Loggia e nel centro della città, contro manifestazioni di protesta indette dai migranti, dall’Associazione Diritti per Tutti, da semplici cittadini.
Le autorità politiche che governano la città si dichiarano impotenti di fronte a questo comportamento puramente repressivo da parte della Questura e delle Forze dell’Ordine. Chiediamo allora un intervento immediato da parte del Ministero degli interni affinché non si trasformi la città in un terreno di scontro permanente. Ma questo non scarica le responsabilità di chi governa la città.
La protesta dei migranti è motivata dal rigetto di 4mila richieste di regolarizzazione su 5mila. A parte che per chi lavora la regolarizzazione dovrebbe essere un atto dovuto, anche per favorire l’emersione dal lavoro in nero, la richiesta – che l’Altra Europa con Tsipras sottolinea con forza – è che si apra un tavolo di discussione per il riesame dei rigetti, per sottrarre il tema ad una questione di ordine pubblico, gestita a colpi di divieti di manifestazioni e di cariche poliziesche, e torni ad essere quello che è: una grande questione umana, democratica e politica.
Le forze del centrosinistra che governano la città di Brescia non possono sottrarsi a questo compito, a meno che non vogliano inseguire i precedenti comportamenti della Lega e delle destre quando erano in Giunta.
L’altra Europa con Tsipras - Comitato Operativo Nazionale

domenica 22 marzo 2015

Piazza Loggia non è più del popolo - ma neppure del sindaco - è della polizia

Da un po' di tempo, con delibera comunale, Piazza Loggia era praticamente interdetta alle manifestazioni popolari. Per potervi accedere occorreva un permesso speciale del Sindaco. Ma dal 21 marzo 2015 Piazza Loggia è di proprietà della polizia, come si vede dalla foto qui sotto.
Infatti sabato pomeriggio si è assistito ad un fatto del tutto inedito: Piazza Loggia è stata circondata con una cintura continua di transenne, come una fortezza di nuovo tipo, difesa da Polizia, Carabinieri, Vigili.
Contro ogni tradizione consolidata, le parti si erano invertite: Polizia dentro, circondata dai manifestanti, invece che manifestanti dentro, circondati dalla polizia.
Un gruppo di migranti e di attivisti ha comunque deciso di perseverare nella protesta contro le prevaricazioni della Questura di Brescia, che ha respinto le domande di sanatoria in una proporzione del 70/80 per cento, mentre nel resto d'Italia le richieste sono state accolte in quella stessa proporzione, dando vita ad un corteo che si è concluso improvvisando una occupazione-pernottamento-presidio nel quadriportico di Piazza Vittoria, adiacente a Piazza Loggia.
Stamattina (domenica 22 marzo) il presidio è stato sgomberato, con il fermo di diciotto persone, fra cui dieci migranti.
Alle persone fermate va tutta la solidarietà di Rifondazione Comunista.


Perso il Lupi ma non i vizi - Presidio no-tav al Pirellino di Brescia

Secondo il programma reso pubblico dalla stampa nei giorni scorsi il ministro Lupi lunedì 23 avrebbe dovuto essere a Brescia per interloquire con gli amministratori locali su due tra i problemi più scottanti e con maggior impatto negativo del momento: la casa e la TAV.
Su entrambe le questioni Maurizio Lupi si è mostrato uno degli esponenti politici più oltranzisti, come padre riconosciuto del vergognoso decreto beffardamente intitolato “Piano casa”, e come sostenitore ad oltranza di quel progetto fallimentare, iperbolico per le risorse della comunità inutilmente dilapidate, la TAV.
Opera che oltretutto è servita ad introdurre una prassi che ha incrudelito il controllo sociale fino alle incriminazioni per terrorismo contro le popolazioni che vi si oppongono e contro gli attivisti che le sostengono.
Non sarà un caso che, per quanto al momento il ministro Lupi non risulti indagato, sia nondimeno operativamente coinvolto nell'ultimo scandalo che coinvolge settori sempre più elevati dell'amministrazione statale, che in questo caso lo riguardano in prima persona, almeno come responsabilità politica; tanto da indurlo a dare le dimissioni.
Come Federazione di Brescia del Prc avevamo deciso di convocare una bella "accoglienza" al ministro Lupi in occasione del suo incontro con i sindaci bresciani nella sede territoriale di Brescia della regione Lombardia, incontro che aveva all'ordine del giorno l'esame dei problemi insorti nel bresciano in merito alla realizzazione della TAV.
Ora il ministro Lupi si è dimesso, ma come ha osservato qualcuno (anche sui mass-media: ora che Lupi non è più ministro molti sono pronti a scagliare pietre su chi fino a poco tempo fa era riverito), si è perso il lupo, ma non vizio e neanche il pelo.
Per cui è confermato il presidio,
in Via Dalmazia 92/94 (Pirellino)
alle ore 17.30
Contro la TAV
Contro le politiche repressive dei movimenti sociali

Contro il centro di clientelismo e corruzione rappresentato anche dalla Regione Lombardia, da sempre pascolo di Comunione e Liberazione e dei suoi “derivati” innanzitutto la Compagnie delle Opere, che sono stati il terreno di coltura dei vari Formigoni e soci, ma anche dell'ultima stella Lupi, appunto.


Una foto del presidio davanti al Pirellino

venerdì 20 marzo 2015

Sempre più giù - La carità della CGIL contro la "coalizione sociale" di Landini?

Da "controlacrisi.org" copiamo e incolliamo questo report:
Si è riunita oggi (19 marzo) nella sede della Cgil nazionale l'Alleanza contro la povertà, composta da 33 associazioni e promotrice del Reis (Reddito di Inclusione Sociale), una proposta organica di Piano nazionale contro la povertà. Il Reis, che si configura come Livello Essenziale, ha come obiettivo il contrasto alla povertà assoluta ed è uno strumento di politica sociale fondato sulla necessità di integrare un intervento di sostegno al reddito con un'adeguata politica dei servizi (lavoro, istruzione, salute, integrazione, etc.). E' quanto si apprende da una nota della Cgil Nazionale. 

Nei giorni scorsi l'Alleanza ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Graziano Delrio per chiedere al governo di assumere come centrale il tema della povertà assoluta e di dedicare impegno e risorse su questo fronte. Nelle prossime settimane l'Alleanza promuoverà un'iniziativa di carattere nazionale a Roma e due iniziative territoriali, una a Bari e una a Milano, con l'obiettivo di mobilitare l'opinione pubblica e di creare le condizioni necessarie affinché su questo tema si passi dalla propaganda all'azione. 

Per informazioni: www.redditoinclusione.it 
SOGGETTI FONDATORI DELL’ALLEANZA CONTRO LA POVERTÀ IN ITALIA 
Acli, Action Aid, Anci, Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Cgil, Cisl, Uil, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Nazionale Italiano - ONLUS, Fio.PSD, Fondazione Banco Alimentare ONLUS, Forum Nazionale del Terzo Settore, Jesuit Social Network, Legautonomie, Save the Children, Umanità Nuova-Movimento dei Focolari 

SOGGETTI ADERENTI ALL’ALLEANZA CONTRO LA POVERTÀ IN ITALIA 

Adiconsum, Arci, Associazione Professione in Famiglia, ATD Quarto Mondo, Banco Farmaceutico, Cilap EAPN Italia, CSVnet – Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, Federazione SCS, Fondazione Banco delle Opere di Carità Onlus, Fondazione ÉBBENE, Piccola Opera della Divina Provvidenza del Don Orione, U.N.I.T.A.L.S.I. - Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali
Solo un miracolo ci può salvare
(a cura di webmaster)

martedì 17 marzo 2015

I comuni devono dare la residenza anche a chi occupa una casa

[DallaRete] Ora chi occupa avrà una residenza
CasaLa circolare risale al 24 Febbraio, e adesso bisognerà vedere se tutti i Comuni eseguiranno.
Dopo un anno di polemiche e caroselli burocratici, il Ministero dell’interno specifica: chi occupa una cosa non può prendere la residenza presso l’indirizzo dell’occupazione, ma va comunque registrato come residente all’anagrafe“analogamente a quanto succede alle persone senza dimora che hanno la residenza in Via della Casa Comunale o in altre vie fittizie”.
Insomma, non si può negare l’esistenza di una persona in un Comune solo perché vive in una casa occupata.
L’inghippo era nato dopo l’approvazione del Piano Casa nel 2014 in cui, andando per le spicce, si stabiliva che chiunque occupa uno stabile abusivamente non può chiedervi la residenza.
Insomma, un classico italiano: il governo di turno fa una legge, presentandola come la soluzione a un certo problema, e per questo include regole severissime contro chiunque trasgredisca.
Poi, però, il problema – siccome  è complesso – non si risolve. Ma le nuove regole restano. E così è accaduto per il Piano Casa. Le persone in difficoltà economica continuano ad avere problemi seri e concreti all’accesso a una abitazione “regolare”, soprattutto nelle grandi città.
Le occupazioni, lungi dall’essere una devianza sociale, risolvono da anni il gravissimo problema del mercato immobiliare “impazzito”, una delle più evidenti sperequazioni italiane.
Il Piano Casa del governo doveva assicuraresostegno all’affitto, rimettere mano alle case popolari, sviluppare l’edilizia residenziale sociale.
Poi i soldi a disposizione erano pochissimi (solo200 milioni per il sostegno all’affitto, fondo che era comunque stato raddoppiato), qualche incentivo fiscale per i locatari: ma comunque il nulla rispetto alla gigantesca emergenza abitativa. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, in Italia tra il 2009 e il 2013 più di un inquilino su 10 ha subito uno sfratto per morosità incolpevole.
Il Piano Casa, piuttosto deboluccio, aveva però individuato nelle occupazioni il nemico da combattere. Tanto da negare la residenza a chiunque viva in uno stabile occupato. Negare la residenza è una cosa molto grave: sono moltissimi i documenti e i diritti a cui è impossibile accedere senza una residenza.
Ora con la circolare 633 del 24 Febbraio il Ministero dell’Interno prova a metterci una toppa, invitando i Comuni a iscrivere gli occupanti presso le vie “fittizie” a cui da sempre vengono iscritti i senza fissa dimora.
“Come avevamo più volte anticipato nei mesi scorsi, la mossa del Governo non ha consentito di liberare più facilmente gli stabili occupati, ma in compenso ha avuto conseguenze molto negative su decine di migliaia di famiglie che occupano immobili vuoti solo perché hanno perso il lavoro e altrimenti finirebbero in strada. Tante famiglie in queste condizioni in questi mesi si sono viste cancellare la residenza proprio per questa norma, e con la residenza hanno perso il diritto di curarsi, di votare, di iscrivere i figli a scuola o ad una associazione sportiva”, ha commentato l’avvocato Antonio Mumolo, presidente dell’Associazione Avvocato di Strada.
“Ci auguriamo che tutti i comuni italiani e le rispettive anagrafi recepiscano il più presto possibile queste indicazioni e che le famiglie che ora sono senza residenza possano riacquistarla al più presto. Non possiamo però che rammaricarci per quanto successo. Chi risarcirà le famiglie che in questo anno hanno subito fortissimi disagi? Quanti drammi silenziosi si sono consumati per queste incaute scelte? Il Governo – conclude Mumolo – doveva ascoltare prima il grido delle associazioni di volontariato come la nostra, che quotidianamente sono a contatto con le persone che vivono in difficoltà. Nell’approvare un Piano Casa che doveva combattere il disagio abitativo si sarebbe potuto evitare questo grave scivolone e sopratutto si sarebbe potuti intervenire prima, senza far passare inutilmente dodici mesi”.

lunedì 16 marzo 2015

Direzione PRC: “Nessun accordo con il PD alle elezioni regionali”

La vittoria di Syriza in Grecia ha aperto una speranza di cambiamento non solo per il popolo greco ma per tutti i popoli europei. Il punto fondamentale su cui si basa la strategia del governo greco è quello di una contestazione attiva delle norme europee che a vario titolo vincolano l’azione politica dei diversi governi del continente. Tale contestazione rappresenta la concreta messa in pratica nella situazione specifica della linea della disobbedienza ai trattati, che è linea portante del Partito della Sinistra Europea, alla cui definizione abbiamo contribuito con la nostra elaborazione ed iniziativa.
La messa in discussione delle politiche di austerità deve essere il criterio cardine che determina il nostro profilo anche in relazione alle prossime scadenze elettorali per le elezioni regionali. Il Neoliberismo e le politiche di austerità non possono essere infatti rovesciate a partire da un punto solo o in un’ora x ma devono essere messe concretamente in discussione, forzate e modificate nella concreta azione politica sia a livello dei movimenti sociali che ad ogni livello istituzionale.
E’ del tutto evidente che i tagli e la complessiva azione legislativa degli ultimi governi italiani hanno determinato una fortissima compressione del welfare, dei diritti delle classi lavoratrici ed un progressivo restringimento dei margini di manovra degli enti locali e degli stessi enti regionali. In questo quadro noi dobbiamo candidarci al governo degli enti locali e delle regioni con una proposta politica chiaramente in contrasto con le norme stabilite dal governo nazionale e con l’esplicita volontà di cambiare queste norme e di forzare questi vincoli al fine di modificare radicalmente il quadro dato.
Nell’ambito della proposta di governi per la fuoriuscita dalle politiche di austerità Rifondazione Comunista si appresta ad affrontare le prossime elezioni regionali ed impegna tutto il partito a sviluppare positivamente quanto indicato dal documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del 20/21 dicembre 2014 e cioè “ lavorare, in relazione alle prossime elezioni regionali, alla costruzione di liste unitarie di alternativa a candidati, schieramenti e programmi – comunque collocati – di orientamento neoliberista e che si pongano in continuità con le politiche del governo Renzi. E’ infatti in atto una controriforma liberista delle regioni e degli enti locali, che attraverso i tagli dei trasferimenti ha ferocemente ridotto la possibilità di garantire i servizi costituzionalmente previsti e i diritti dei cittadini, compromettendo ogni possibile autonomia delle politiche e sociali locali rispetto a quelle nazionali. Pertanto alla luce di questa nuova situazione di controriforma liberista non esistono più discriminanti programmatiche locali sufficienti a giustificare alleanze se non si cambia l’impostazione delle forze politiche che sostengono il governo Renzi.
Concretamente questo significa oggi costruire liste alternative al centro sinistra in tutte le regioni che sono chiamate al voto in quanto nessuno dei candidati presidenti indicati dal centro sinistra si pone in discontinuità o in critica esplicita con le politiche proposte dal governo Renzi sul terreno dei programmi e del profilo degli stessi candidati alla presidenza delle regioni. Né sono riproponibili logiche di puro contrasto alla destra populista, nel momento in cui è evidente in Italia come in tutta Europa, che sono proprio le politiche neoliberiste e di austerità, che ovunque favoriscono la crescita delle formazioni di estrema destra.
Pur consapevoli della difficoltà della fase e della immaturità del processo di aggregazione di un nuovo soggetto antiliberista di sinistra, non possiamo infatti collaborare al successo di schieramenti politici che non abbiano l’obiettivo di rovesciare le politiche di austerità.
Come ci insegna la vicenda greca, la costruzione di un chiaro punto di riferimento antiliberista di sinistra, di una coalizione sociale e politica contro le politiche di austerità, è una condizione basilare al fine di costruire una alternativa alle politiche neoliberiste medesime. Quelle politiche che il governo Renzi sta praticando con particolare aggressività e con un evidente salto di qualità – sul terreno dello scardinamento del diritto del lavoro, del taglio del welfare e delle privatizzazioni, della mercificazioni dei beni comuni e della ristrutturazione neoautoritaria del sistema istituzionale – domandano la costruzione di un punto di vista chiaramente alternativo a livello regionale. Non sono dunque oggi riproponibili articolazioni che rappresenterebbero una grave lesione dell’immagine e del progetto politico del Partito.
La Direzione dà quindi mandato alla segreteria di seguire i diversi percorsi regionali con questa chiara indicazione politica.
Approvato a larga maggioranza dalla Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista dell’8/3/2015